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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2005-4-6

6/4/2005

Riorganizzazione e mobilitazione

 Il problema non è una battaglia persa, ma la velocità con cui si riorganizzano strategia e truppe per vincere la prossima. La brutta notizia è che la sconfitta elettorale è stata pesantissima. La buona è che i potenziali di consenso della Casa della libertà restano intatti. Se si correggeranno rapidamente gli errori possiamo ancora vincere, e bene, lo scontro finale contro la sinistra, nel 2006. In particolare, devono cambiare tre cose: (a) più coesione (b) scelte riformatrici più forti ed allo stesso tempo più capaci di rassicurare chi è in ansia; (c) allargamento politico della coalizione dotandola di un codice mobilitante fortissimo.

  Dal gennaio 2003 la Casa ha perso coesione. La crisi globale 2001-2003 creò una situazione molto difficile sul piano dell’economia e delle scelte di politica estera. Tale clima fece percepire ad alcuni partiti della Casa uno scenario dove il programma originario di governo avrebbe avuto più ostacoli realizzativi di quanto inizialmente pensato. Invece di compattarsi per superare meglio le difficoltà, i singoli leader, pressati dalle basi, si misero a perseguire l’obiettivo di tenuta elettorale del loro partito specifico – con l’eccezione di Forza Italia vincolata ad essere pilastro della coalizione intera e del suo programma –  per non fargli pagare il brutto momento sul piano del consenso. Per tale motivo molti politici della Casa ridussero l’azione di composizione interna degli interessi ed aumentarono la frammentazione o particolarizzazione degli stessi. Ciò indebolì, come noto, la riforma fiscale e ne ritardò o complicò altre erodendo la credibilità realizzativa di Berlusconi. Ma, soprattutto, diede alla sinistra ed ai poteri forti collegati il segnale che si sarebbe potuto attuare una strategia più raffinata di sabotaggio simbolico: non colpire direttamente il nemico, ma il suo piano, come scrisse Sun Tsu duemila anni fa nel suo famoso trattato “Arte della guerra”. In sintesi c’è una correlazione stretta tra perdita di coesione della Casa e successo della strategia comunicativa finalizzata ad imporre una profezia pessimistica contro l’ottimismo riformatore. E la seconda ha generato una percezione popolare della realtà economica molto più negativa di quello che è. Ha annullato la comunicazione delle ottime cose fatte dal governo. Potrei approfondire di più, ma penso sia chiaro l’errore da correggere rapidamente: la perdita di coesione della Casa apre il fronte al sabotaggio del nemico. Quindi la priorità è quella di compattarsi sulla sostanza, evitare qualsiasi litigio, formare un fronte unico, credibile. Ed attaccare, non difendersi.

 Il secondo errore da correggere, e può aiutare la riparazione del primo, è più tecnico che politico, ma con enormi effetti elettorali. Quando si cambia un modello di società, dallo Stato assistenziale a quello competitivo, bisogna generare con molta attenzione, e capacità scientifica, una politica di “garanzie di transizione”. La ricerca in materia mostra che ogni cambiamento genera ansia che a sua volta favorisce il consenso a chi non vuole cambiare, la sinistra in questo caso. Tale incertezza non viene ridotta dalla semplice promessa che nel futuro le cose andranno meglio, ma dalla fiducia di ogni cittadino che nel mutamento non ci perderà. Per tale motivo è necessario aggiungere al programma di riforma competitiva l’assicurazione che nessun individuo verrà lasciato solo o a terra. E bisogna combinare tale garanzia di transizione con riforme più incisive e veloci per dar loro effetto di stimolazione economica reale. Il tutto costa un plus temporaneo di denaro pubblico che va pagato trovando una formula di deficit, per qualche anno, bilanciata da consolidamenti del quadro generale di finanza pubblica, per esempio una più veloce riduzione del debito e della spesa corrente. Non riesco a capire come mai tale formula tecnica non sia stata elaborata con precisione e comunicata propriamente. So solo che non è impossibile costruirla, metterla al servizio dell’impulso riformatore di Belrusconi. Ne invoco l’assoluta urgenza, anche perché metterebbe meglio d’accordo le correnti sociali e liberalizzanti entro la Casa.

 Il terzo errore è stato quello più commentato: restringere la propria coalizione mentre quella avversaria si allarga, in un sistema bipolare, è una fesseria suicida. Infatti. Ed è ovvia la soluzione. Meno ovvio è il codice fondativo di una coalizione più allargata. Questo deve essere l’unirsi contro un vero pericolo neocomunista. Perché non è per nulla un vecchio arnese. La sinistra è vistosamente condizionata dall’ala estrema neocomunista che ha come programma ideale esplicito l’abolizione della proprietà privata e che pretenderà la tassa patrimoniale come uno dei passi intermedi in questa tendenza in cambio del suo voto, essenziale per Prodi. La sinistra nasconderà il più possibile il fatto di essere diventata il cavallo di Troia dei neocomunisti. Questi sono abili rivoluzionari istruiti sul come manipolare maggioranze da una posizione di ricatto e metteranno la sordina al loro intento condizionante durante la campagna elettorale. Come con bravura ha fatto Vendola travestendo da “democrazia partecipativa” un progetto neocollettivista. Bertinotti sarà perfino più bravo. In sintesi, questa volta il pericolo neocomunista è più forte che mai. E chiama la mobilitazione della più ampia coalizione possibile per difendere libertà, patrimonio e casa propria.

(c) 2005 Carlo Pelanda
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