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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-9-3

3/9/2004

L’identità repubblicana
(Il partito dell’ottimismo)

In generale, le cose che succedono in America sono importanti e portatrici di conseguenze estese perché, piaccia o non piaccia, è il pilastro che regge l’economia e la sicurezza mondiali. In particolare, le cose emerse nella Convention repubblicana, a New York –  sotto la superficie spettacolare tipica di una campagna elettorale -  indicano una novità di rilievo. Che la gran parte della stampa europea ed italiana non sta né rilevando né commentando adeguatamente, forse perché orientata da pregiudizi negativi oppure incapace di uscire da analisi stereotipate. Per questo è sfuggito alle cronache  che il partito repubblicano si è dato un’identità più precisa e forte, anzi fortissima: il partito dell’ottimismo. E che tale novità potrebbe produrre nuove conseguenze sia per l’America sia per noi.

 Gli osservatori hanno banalizzato la nuova identità repubblicana riportandola ad una strategia comunicativa elettorale. Ma, in realtà, è emersa da una domanda spontanea e profonda della base del partito che voleva una reazione più attiva al clima pessimistico instauratosi dopo le tre grandi crisi degli ultimi tre anni: recessione, scandali finanziari, la minaccia terroristica e lo stato di guerra con i suoi costi paurosi. In sintesi, ad un certo punto questa gente si è detta: ma andiamo, l’America è più forte e più grande di questi problemi pur gravi. Ed ha chiesto che qualcuno glielo dicesse e confermasse come linea guida della futura leadership. A tale chiamata c’è stata una risposta fortissima: tutto può essere superato con l’ottimismo della volontà. In sintesi, il  partito repubblicano ha riconnesso l’America, per un certo periodo sbandata, con se stessa, candidandosi credibilmente a rappresentarne la maggioranza. Piace dirlo con le parole di Arnold Schwarzenegger: America is back, l’America è tornata, è di nuovo “America”, il luogo dove i sogni si realizzano, la nazione che aiuterà le altre a fare lo stesso. Con una punta affilata e nuova: l’irrisione dei cacadubbi, per esempio la sinistra che si spaventa per qualche difficoltà economica contingente e propone politiche sempre calibrate sul caso peggiore, cioè il modello di “società di difesa, passiva”. Nelle emozioni della base repubblicana è emersa con una chiarezza mai vista negli ultimi decenni la determinazione nel costruire un modello di “società all’attacco, attiva”. Immaginatevi le reazioni delle sinistre, lì e qui: pazzi, destri, irresponsabili, ignoranti. La risposta preventiva è stata: e voi siete femminucce. Può sembrare politicamente scorretto ed irrazionale, ma in realtà tale linguaggio fa riferimento razionale al punto più critico della teoria economica e sociale: senza profezia ottimistica non c’è ricchezza. Ora la profezia è stata ripristinata da uno dei due grandi partiti americani, mentre l’altro ha sbagliato messaggio perché troppo lamentoso, con una forza che probabilmente darà una svolta all’America intera. Tale clima ha permesso alla leadership repubblicana, nei mesi scorsi, di puntare più decisamente al riformismo innovativo. La profezia condivisa che il domani sarà migliore del presente e l’obbligo morale all’attivismo –  contrapposto al diritto alla pigrizia promosso dalla sinistra -   permettono di tentare riforme basate su individui forti: dalla società degli affittuari  a quella dei proprietari. E quindi ad un modello di solidarietà non assistenziale, ma finalizzato ad usare le risorse pubbliche – comunque derivate da meno tasse – per aiutare ciascuno a diventare padrone dei propri destini. Il partito repubblicano da tempo cerca di combinare modello efficiente e solidale via prove ed errori. Ma tale formula ha risentito di ambiguità dovute all’incertezza sul fatto che la maggioranza sociale possa condividere la profezia ottimistica del “pensiero forte”. In qualche modo il riemergere di questa ha dato impulso ad un riformismo più coraggioso, precisato e sperimentale. Se vincerà, sarà più chiaro in tutte le società occidentali che il centro-destra (liberismo sociale) ha preso dalle mani ormai molli della sinistra la responsabilità di produrre progresso e la sua teoria. Questo fenomeno della destra che si fa futurizzante e della sinistra che si ripiega nel conservatorismo pessimista caratterizza anche il sistema politico europeo e, in particolare, italiano. E’ un fenomeno globale, nell’ambito delle società occidentali, e ciò dovrebbe renderci più determinati e fiduciosi nel perseguire la nuova missione “progressista” del centrodestra: rendere forti i deboli e non lasciarli tali, configurando una società delle opportunità con nuove garanzie di accesso di massa a queste. Ma c’è un’altra lezione che possiamo derivare dall’analisi dell’evoluzione del partito repubblicano negli Usa. Questo è in realtà una coalizione tra rappresentanze di diversi interessi, piuttosto simile a quella del centrodestra italiano. Quest’anno è stato codificato un metodo che permette di integrare meglio tali diversità affinché non divengano controproducenti. E’ stato chiamato “disaccordo amichevole”, dove “amichevole” vuol dire che i litigi trovano un limite in una chiara condivisione di valori e programmi fondamentali. Tale metodo ha portato ad un partito capace di  formidabile unità sugli aspetti portanti del programma di governo e di bilanciare le diversità. Gli amici della Casa vi trovino ispirazione.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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