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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-7-14

14/7/2004

La coesione conviene

Datevi  e diamoci, tutti nella Casa, una calmata in nome dell’interesse nazionale. Che richiede di non lasciare alle sinistre il potere perché queste, comunque, governerebbero peggio del peggiore centrodestra, compromettendo l’economia (più tasse), la sicurezza (cedimento al terrorismo) e la sovranità residua (riportandoci sotto l’impero franco-tedesco invece che alla pari) dell’Italia. Per riuscirci, la Casa della libertà deve trovare una coesione che la mantenga maggioranza oggi e nelle elezioni politiche del 2006. Tale priorità è oscurata dalla delusione di chi ha visto sabotare l’ottimo programma del 2001 e dall’eccitazione di coloro che puntano a comprimere o a sostituire il potere di Berlusconi. I primi – tra cui chi scrive – ingoino l’amaro boccone, i secondi rimandino le loro ambizioni e le mettano al servizio della nazione e non solo delle loro pulsioni. E per rinforzare questa raccomandazione vorrei sia dimostrare perché conviene agli uni e agli altri sia suggerire nuove soluzioni di coesione. 

Convenienze. Prima, non ci sono i voti in Parlamento per cambiare la legge elettorale in senso proporzionale anche perché la maggioranza degli italiani non vuole tornare al disordine del partitismo. Pertanto è più probabile che nel 2006 si vada al confronto tra coalizioni. Quindi i partiti del centrodestra dovranno stare insieme per forza e con un ottimismo progettuale che entusiasmi tutte le diverse sensibilità utili a vincere. Per tale motivo è suicida che l’Udc prenda una strada di rottura, che An esageri nell’umiliare i liberalizzanti, che ambedue comprimano oltre misura la Lega e che Fi non tenga conto degli interessi rappresentati dai primi due e delle ambizioni personali dei rispettivi leader. In sintesi, è conveniente che tutti i condomini difendano gli interessi rappresentati fino al punto in cui non danneggino troppo quelli dei o di un partner. Se non si rispetta tale criterio di bilanciamento la coalizione perderà le elezioni. Non credo che i singoli leader e partiti vogliano tale esito e quindi li invito a valutare questo punto essenziale. Seconda, la leadership di Berlusconi non è sostituibile né nei prossimi due anni né nei cinque successivi. Quindi il dopo-Berlusconi – quando avrà 75 anni – va concordato con Berlusconi stesso. Perché non è sostituibile? Fini e Casini-Follini (prego studiare i dati) rappresentano partiti ed identità che non riuscirebbero ad assorbire quella parte di elettorato liberalizzante e modernizzante di Fi che ne costituisce il nucleo maggioritario. Stimo, consultati gli specialisti, che si tratti di uno zoccolo duro attorno al 20% dell’elettorato totale italiano che nel malaugurato caso Berlusconi cadesse o si stufasse ne chiederebbe un altro simile, ma diverso da Fini o Casini-Follini. Scenario che rende Udc ed An partiti comprimari, pur importanti. E che rende loro conveniente sostenere Berlusconi piuttosto che tentare di sostituirlo.

Soluzioni di coesione. Prima, è tecnicamente sbagliata  la sensazione che non sia possibile comporre i modelli liberalizzanti e sociali, cioè la riduzione delle tasse con il mantenimento delle garanzie. E’ possibilissimo farlo separando la fase di transizione da quella di costruzione del modello finale di uno Stato più liberalizzato. Nella prima, tra i cinque e dieci anni, si creano “garanzie di transizione” intese come mantenimento di quelle essenziali più altre temporanee finalizzate ad attutire l’impatto sociale delle liberalizzazioni, attuate in modo graduale. Poi, abituata la popolazione ad un sistema con meno protezioni e più mercato, si disegnerà e stabilizzerà il nuovo modello. Tale concetto bilanciato di riforma non è stato studiato abbastanza perché chi se ne è occupato nel 2001 non conosceva le nuove analisi in materia emerse dalla metà degli anni ’90 nell’ambito delle ricerche sul come trovare il “giusto mix” tra sicurezza sociale e competitività economica nei modelli di welfare di tipo europeo. Il punto: buona parte del conflitto tra liberisti e sociali è superabile studiando di più le nuove idee, che ci sono. Quando ci sarà spazio mi permetterò di darvi la bibliografia aggiornata. Seconda, sarà utile dare alla Coalizione un modello futuro di integrazione più forte con delle tappe intermedie. Il punto di arrivo dovrebbe essere la formazione di un Partito popolare, con tale nome perché sezione italiana di quello europeo, che integri gli attuali Fi, An, Udc, altri centristi, ed associ la Lega come formazione regionale, tipo la Csu bavarese. Una tale azione è stata realizzata con successo dal Pardido Popular in Spagna, composto da sensibilità simili a quelle della nostra Casa. Questo potrebbe essere il dopo-Berlusconi, in termini positivi, nel 2011: chiudere la transizione politica italiana creando un solidissimo “partito di governo” per l’interesse nazionale e capace di influenzare l’ambiente europeo, la novità storica con cui dovremo anche fare i conti futuri. Penso che Berlusconi sarebbe felice di lasciare alla storia un’Italia riformata con successo ed un sistema politico finalmente ordinato. Per questo è un partner e leader affidabile che sarebbe stupido mettere alle corde da parte degli alleati. Anche perché questi avrebbero entro il nuovo Partito popolare più chance per emergere in quanto l’ambiente della nuova formazione comporrebbe meglio le divisioni ed identità che ora impediscono loro tali ambizioni. Sono giovani, aspettino il 2011.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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