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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-3-28

28/3/2004

Il mito elettorale dell’Onu

Nessun tecnico riesce a capire cosa intendano i leader della sinistra quando invocano il trasferimento della gestione dell’Irak all’Onu e sostengono che questo sia assente dall’attuale missione. E’ perfino più oscura la condizione posta da Zapatero, importata in Italia come linea guida da costoro: se entro il 30 giugno l’Onu non prende il comando la Spagna ritirerà le sue truppe. Sono tutte parole che non trovano corrispondenza nella realtà e pertanto sospettabili di essere solo uno strumento truffaldino per eccitare antagonismi utili in campagna elettorale. Accusa gravissima di disonestà intellettuale che va argomentata puntualmente. 

Primo punto, non è vero che la missione alleata di riordinamento e sviluppo in Irak ora  in corso sia senza legittimazione Onu. Ma il popolo della sinistra ci crede  perché in Tv e sui giornali solo pochissimi commentatori tirano fuori – sembra assurdo - il testo della risoluzione 1511 dell’Onu, approvata nel 2003: autorizza la coalizione multinazionale sotto comando statunitense e di cui l’Italia, come altre decine di nazioni, è parte attiva a restare in Irak con compiti di sicurezza e stabilizzazione fino alla formazione di un governo iracheno. Sul piano del diritto internazionale ciò vuol dire che quella alleata è una missione sotto pieno e diretto mandato Onu. Provino i leader della sinistra a dire il contrario di fronte a dei tecnici e verranno ridicolizzati. Li scelgano pure tra quelli che assistono i governi francese, tedesco e russo – le nazioni che si sono opposte duramente all’iniziativa statunitense in Irak – e saranno ridicolizzati in francese, tedesco e russo. Appunto, anche Parigi e Mosca, membri permanenti del Consiglio di sicurezza con diritto di veto – Berlino senza - hanno votato la 1511. Non con lo spirito, ovviamente, di approvare l’azione americana, ma con uno di compromesso dove era interesse di tutti – il fatto “politico” - che questa rientrasse in un quadro di legittimità formale internazionale. In sintesi, l’Onu in Irak c’è già.   

 Secondo punto: la 1511 ha definito un’agenda di trasferimento dei poteri di governo dall’autorità provvisoria alleata ad un governo iracheno sovrano. E la documentazione che i conduttori televisivi dovrebbero tenere pronta quando uno di sinistra parla di assenza Onu dall’Irak riguarda tre eventi. L’incontro del 19 gennaio 2004 tra il “proconsole” americano Bremer insieme ai partiti del pre-parlamento iracheno con Kofi Annan per definire in sede Onu il calendario delle elezioni. La dichiarazione di Annan del 19 febbraio che ne raccomanda l’esecuzione tra la fine del 2004 e quella del 2005. Il comunicato della Casa bianca del 16 marzo che invoca un’ulteriore risoluzione dell’Onu, infatti ora in preparazione, per dettagliare ed “onuizzare” più in dettaglio la transizione. Che sarà attuata nel prossimo luglio quando il governo alleato provvisorio si scioglierà, come da mandato, e trasferirà i poteri esecutivi ad uno irakeno, già vincolato da una costituzione che dovrà essere confermata da referendum dopo le prime elezioni politiche, quindi attorno alla metà del 2005. In questa prospettiva cosa vuol dire “passare il potere dagli americani all’Onu entro il 30 giugno”? Non può essere la gestione amministrativa diretta perché questa sarà nelle mani di un’autorità sovrana locale. Quindi tutta la questione riguarda chi comanderà il contingente militare che dovrà aiutare gli iracheni a mantenere la sicurezza interna ed esterna. Zapatero e la sinistra italiana invocano un passaggio di tale comando dagli americani all’Onu.

Terzo punto, l’Onu non ha truppe né strutture di comando e controllo e può operare solo attraverso mandati a coalizioni di nazioni. Ce ne è una, compatibile con la situazione interna irachena, che abbia il potenziale militare ed economico per esportare sicurezza all’Irak? Non c’è. Per esempio, una missione solo europea più la Russia non avrebbe mezzi militari sufficienti ed addestrati per operare in azioni congiunte. Solo i paesi Nato, ed associati asiatici, hanno tali capacità. Pertanto se l’Onu deve organizzare una missione seria e pericolosa non può far altro che delegarla alla Nato – come fatto per l’Afghanistan -  o a suoi Paesi che ne usino le strutture predisposte. Che, per altro, coincidono con quelli ricchi abbastanza per finanziare lo sviluppo civile dell’Irak. Quindi non può esistere una missione di vera sicurezza in Irak senza il potenziale americano. Pretendere che gli Usa lo conferiscano ad un comando non statunitense è impossibile per ovvie ragioni, tra cui la legislazione interna. Infatti Francia e Germania non chiedono questo, ma solo un bilanciamento della leadership americana o con una delega Onu alla Nato o con altra formula. Che è in corso di negoziato. Quale nazione, allora, proporrà all’Onu una missione senza americani? Nessuna, nemmeno la Spagna. Infatti Zapatero sta già chiedendo a “porte chiuse” solo una cosmesi Onu che gli permetta di mantenere l’impegno elettorale senza attuare veramente il ritiro. E – notizia che verrà probabilmente confermata tra qualche settimana – gli verrà data.

L’accusa alla sinistra mi sembra argomentata in modi verificabili. Decidete voi se la sanzione debba essere il ridicolo o il disprezzo.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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