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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2003-10-26

26/10/2003

La cena delle Libertà
(Il secondo tempo)

Buone notizie. Le condizioni esterne che hanno finora ostacolato l’azione riformatrice e di stimolazione economica del governo stanno cambiando. Le tre grandi crisi che hanno scosso dal 2001 il mercato globale – terrorismo, sfiducia finanziaria ed incertezza bellica – sono in via di riassorbimento. Ciò significa che nel secondo tempo della legislatura, convenzionalmente a partire dal gennaio 2004, la Casa delle libertà potrà segnare quei goal mancati nel primo non per incapacità, ma per impraticabilità del campo. Non si crei un mito della cuccagna perché in Europa la ripresa sarà più lenta che altrove. Ma, realisticamente, sarà sufficientemente robusta per dare risorse adeguate alla realizzazione del programma di governo. Il punto: mi chiedo se tale dato di scenario, con alta probabilità di essere confermato, possa ridurre le tensioni entro la coalizione. Perché ho la convinzione che buona parte del nervosismo corrente sia dovuto alle restrizioni di bilancio causate da una stagnazione biennale. I pochi soldi, tipicamente, fanno litigare. Il pessimismo sulla possibilità di realizzare quanto promesso alimenta in alcuni, specialmente nei politici di professione, la tentazione di privilegiare opzioni di abbandono della nave su quelle del suo rafforzamento per farla navigare nella tempesta. E’ un normale istinto politichese, da non criticare oltre misura. Tuttavia, a questi va detto che il movimento di uomini ed idee inventato da Berlusconi ha portato una nuova e diversa professionalità nella politica italiana: lo spirito imprenditoriale. La cui caratteristica principale è quella di perseguire l’obiettivo nonostante le avversità, senza deflettere. Si chiama “politica di missione” contrapposta a quella “di mestiere”. Non pretendo di convertire i politici della seconda, per altro benvenuti nel necessariamente variegato condominio delle libertà,  allo spirito della prima. Ma proprio per questo enfatizzo un dato concreto che si adatta al loro modo di valutare vantaggi e svantaggi: il vento economico sta cambiando e sarà favorevole nel 2004, ancor di più nel 2005. Quindi ci saranno le condizioni esterne per poter realizzare il programma. Non tutto come vorremmo, ma comunque in quantità e con qualità tali da poter mostrare all’elettorato italiano nel 2006 un successo che giustificherà nei fatti la richiesta di un altro mandato di governo per completare il progetto. Fiduciosi che in tal modo l’Italia rispetterà nel 2010 l’obiettivo generato dall’Unione Europea nel vertice di Lisbona del 2000: raggiungere gli standard di competitività e modernità americani, spero qualcosa in più e inventato da noi più che copiato. In sintesi, può tornare l’ottimismo sulla possibilità di raggiungere tale meta. Di conseguenza è vantaggioso anche per i politici professionisti ripristinare la coesione entro la coalizione e, soprattutto, la priorità della politica delle cose sulle cose della politica.       

Tale ottimismo, poi, è corroborato dal fatto che  il  governo e la maggioranza hanno fatto nella prima parte della legislatura un ottimo lavoro di preparazione per la seconda nonostante le enormi difficoltà. Le recenti riforme del mercato del lavoro e delle pensioni sono un passo coraggioso, e stimolativo, nella giusta direzione pur non soddisfacendo i gusti liberisti di chi scrive. La legge Bossi-Fini ha realmente inciso sulla realtà dell’immigrazione riorganizzandola per un migliore utilizzo economico futuro. In politica estera l’azione del governo è stata strepitosa per iniziativa e per risultato, precondizione per futuri vantaggi geoeconomici. Poi vi sono state due azioni non spettacolari, ma eccezionali per rilevanza tecnica. Nella più brutta crisi globale dopo quella del 1929 il governo è riuscito a tenere i bilanci quasi in pareggio senza alzare le tasse. Si possono criticare quanto si vuole le acrobazie fatte per riuscirci, ma queste dimostrano abilità e determinazione nel mantenere l’Italia sulla giusta rotta nonostante le tempeste. Un altro atto realizzato con successo è stato quello di predisporre una finanza pubblica più avanzata nel dare supporto ai progetti di investimento infrastrutturale. Che infatti stanno partendo. Le citazioni potrebbero essere decine, ma quelle dette bastano per segnalare che il governo ha già arato e seminato il terreno nel primo tempo per ottenere un buon raccolto nel secondo. Le vele sono state alzate e tra poco il vento, assente dal 2001, le gonfierà. 

Per questo vorrei invitare chi nella coalizione si prepara polemicamente alla verifica di gennaio a riflettere su due punti. Primo: non abbiamo mai visto questo governo con il vento in poppa, non ha agito male quando lo ha avuto contro, sarebbe ingiusto e controproducente non dare una chance ai ministri attuali di mostrare cosa sanno fare in condizioni migliori. Secondo: la gente tollera sempre di meno i riti politichesi, e penso di rappresentarne l’opinione, in particolare quando questi ostacolano l’esecuzione della missione. Tale è la chiave del consenso e se non la avete capita chiedete a Berlusconi. Che, in effetti, alle cene del lunedì con Bossi dovrebbe aggiungere quelle del martedì con Fini e democristiani. E il mercoledì tutti insieme? Forse sarebbe meglio semplificare, anche per la dieta degli amici detti, e farne una sola con tutti il lunedì. Tale variazione nella squadra, per darle impulso, sarebbe sensata. Altre no.  

(c) 2003 Carlo Pelanda
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