Sta montando in tutto l’Occidente un’inusuale convergenza di sensazioni tra gli uomini e donne che hanno responsabilità di governo o comunque ricoprono ruoli guida nella politica e nell’economia: il 2003 sarà un anno critico per la stabilità politica e la crescita economica del pianeta. Le cose potranno andare molto bene o molto male, al momento le probabilità percepite si dividono egualmente tra le due direzioni. Lo scenario è aperto. Ciò significa che nel 2003 le cose dovranno essere fatte con una determinazione, precisione, chiarezza, saggezza e realismo come non mai allo scopo di dare la giusta direzione ad una storia che sta sbandando. Ho rilevato sia la sensazione sia la consapevolezza dette in una serie di seminari dedicati alla valutazione dei fenomeni geopolitici ed economici in atto, tenutisi tra fine novembre e la scorsa settimana in America, Europa e Giappone. Da circa venti anni faccio il mestiere di scenarista e frequento i think tank internazionali o di altri Paesi: mai vista una sensazione così forte di "criticità" e tanto condivisa e diffusa. Desidero trasferirla con i miei poveri mezzi di commentatore ai lettori. Perché la vedo ben chiara nella testa e nelle espressioni del governo, ma non nel "corpo grosso" della nostra comunità. Ciò mi fa temere che in Italia il governo – anche perché le nostre istituzioni non sono disegnate per favorire decisioni forti di gestione e cambiamento quando serve - trovi ostacoli formidabili per applicare le scelte necessarie per vincere la sfida del 2003. Ho paura, per questo, che l’Italia non riesca a dare il proprio doveroso - perché nazione nel gruppo delle più importanti - contributo all’ordine mondiale né a mettersi a posto economicamente per diventare parte della soluzione e non del problema. Interpreto tale preoccupazione come motivo per passare a linguaggi più forti di critica e proposta, di "mobilitazione morale".

Invoco, come premessa essenziale a tutto il resto, più chiarezza. Domenica mattina, appena atterrato, ho trovato sulle prime pagine le foto dei magistrati con la copia della Costituzione in mano. Il punto: se c’è una violazione reale della Carta lo si dica con chiarezza, con le procedure dovute; se la violazione non è precisabile, allora l’alludervi senza basi concrete è una messaggio di destabilizzazione delle istituzioni. Del tipo usato dai poteri oscuri. Spero che sia solo disordine di una corporazione e non eversione. Per capirlo e per risolvere l’eventuale problema bisogna imporre il requisito della chiarezza. E per cominciare sfido la magistratura ad iniziare una procedura di imputazione di violazione della Costituzione. Se argomentata e verosimile, allora il potere giudiziario dimostrerà di essere consistente e coraggioso difensore della nostra democrazia. Se non provata oppure neanche iniziata, allora i magistrati che hanno così ambiguamente manifestato si dimettano. Queste le condizioni chiare e precise, non si può più scherzare: o provate – o date indizi talmente forti che sostengano una procedura di verifica - che il governo e la maggioranza parlamentare sono ispirate da un disegno oligarchico ed autoritario oppure ve ne andate. Tale è il criterio che propongo alla mobilitazione morale della società civile che sostiene il governo. Lo abbiamo eletto per cambiare il Paese e nel 2003 dovrà gestire una situazione critica risolvibile solo con scelte determinate. Se il potere giudiziario continua a delegittimarlo in questo modo non ci riuscirà o farà una fatica enorme, alla fine a nostro danno. Quindi si chiarisca una volta per tutte chi deve dimettersi.

Vorrei invocare qui molte altre cose: realismo in economia, darci istituzioni che possano timonare la nave in mari tempestosi, contributo più forte all’ordine mondiale lungo una linea di coesione e rafforzamento dell’Occidente, e tanto altro. Ma tutto comincia dalla soluzione di un punto: il govern

" /> Sta montando in tutto l’Occidente un’inusuale convergenza di sensazioni tra gli uomini e donne che hanno responsabilità di governo o comunque ricoprono ruoli guida nella politica e nell’economia: il 2003 sarà un anno critico per la stabilità politica e la crescita economica del pianeta. Le cose potranno andare molto bene o molto male, al momento le probabilità percepite si dividono egualmente tra le due direzioni. Lo scenario è aperto. Ciò significa che nel 2003 le cose dovranno essere fatte con una determinazione, precisione, chiarezza, saggezza e realismo come non mai allo scopo di dare la giusta direzione ad una storia che sta sbandando. Ho rilevato sia la sensazione sia la consapevolezza dette in una serie di seminari dedicati alla valutazione dei fenomeni geopolitici ed economici in atto, tenutisi tra fine novembre e la scorsa settimana in America, Europa e Giappone. Da circa venti anni faccio il mestiere di scenarista e frequento i think tank internazionali o di altri Paesi: mai vista una sensazione così forte di "criticità" e tanto condivisa e diffusa. Desidero trasferirla con i miei poveri mezzi di commentatore ai lettori. Perché la vedo ben chiara nella testa e nelle espressioni del governo, ma non nel "corpo grosso" della nostra comunità. Ciò mi fa temere che in Italia il governo – anche perché le nostre istituzioni non sono disegnate per favorire decisioni forti di gestione e cambiamento quando serve - trovi ostacoli formidabili per applicare le scelte necessarie per vincere la sfida del 2003. Ho paura, per questo, che l’Italia non riesca a dare il proprio doveroso - perché nazione nel gruppo delle più importanti - contributo all’ordine mondiale né a mettersi a posto economicamente per diventare parte della soluzione e non del problema. Interpreto tale preoccupazione come motivo per passare a linguaggi più forti di critica e proposta, di "mobilitazione morale".

Invoco, come premessa essenziale a tutto il resto, più chiarezza. Domenica mattina, appena atterrato, ho trovato sulle prime pagine le foto dei magistrati con la copia della Costituzione in mano. Il punto: se c’è una violazione reale della Carta lo si dica con chiarezza, con le procedure dovute; se la violazione non è precisabile, allora l’alludervi senza basi concrete è una messaggio di destabilizzazione delle istituzioni. Del tipo usato dai poteri oscuri. Spero che sia solo disordine di una corporazione e non eversione. Per capirlo e per risolvere l’eventuale problema bisogna imporre il requisito della chiarezza. E per cominciare sfido la magistratura ad iniziare una procedura di imputazione di violazione della Costituzione. Se argomentata e verosimile, allora il potere giudiziario dimostrerà di essere consistente e coraggioso difensore della nostra democrazia. Se non provata oppure neanche iniziata, allora i magistrati che hanno così ambiguamente manifestato si dimettano. Queste le condizioni chiare e precise, non si può più scherzare: o provate – o date indizi talmente forti che sostengano una procedura di verifica - che il governo e la maggioranza parlamentare sono ispirate da un disegno oligarchico ed autoritario oppure ve ne andate. Tale è il criterio che propongo alla mobilitazione morale della società civile che sostiene il governo. Lo abbiamo eletto per cambiare il Paese e nel 2003 dovrà gestire una situazione critica risolvibile solo con scelte determinate. Se il potere giudiziario continua a delegittimarlo in questo modo non ci riuscirà o farà una fatica enorme, alla fine a nostro danno. Quindi si chiarisca una volta per tutte chi deve dimettersi.

Vorrei invocare qui molte altre cose: realismo in economia, darci istituzioni che possano timonare la nave in mari tempestosi, contributo più forte all’ordine mondiale lungo una linea di coesione e rafforzamento dell’Occidente, e tanto altro. Ma tutto comincia dalla soluzione di un punto: il govern

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Invoco, come premessa essenziale a tutto il resto, più chiarezza. Domenica mattina, appena atterrato, ho trovato sulle prime pagine le foto dei magistrati con la copia della Costituzione in mano. Il punto: se c’è una violazione reale della Carta lo si dica con chiarezza, con le procedure dovute; se la violazione non è precisabile, allora l’alludervi senza basi concrete è una messaggio di destabilizzazione delle istituzioni. Del tipo usato dai poteri oscuri. Spero che sia solo disordine di una corporazione e non eversione. Per capirlo e per risolvere l’eventuale problema bisogna imporre il requisito della chiarezza. E per cominciare sfido la magistratura ad iniziare una procedura di imputazione di violazione della Costituzione. Se argomentata e verosimile, allora il potere giudiziario dimostrerà di essere consistente e coraggioso difensore della nostra democrazia. Se non provata oppure neanche iniziata, allora i magistrati che hanno così ambiguamente manifestato si dimettano. Queste le condizioni chiare e precise, non si può più scherzare: o provate – o date indizi talmente forti che sostengano una procedura di verifica - che il governo e la maggioranza parlamentare sono ispirate da un disegno oligarchico ed autoritario oppure ve ne andate. Tale è il criterio che propongo alla mobilitazione morale della società civile che sostiene il governo. Lo abbiamo eletto per cambiare il Paese e nel 2003 dovrà gestire una situazione critica risolvibile solo con scelte determinate. Se il potere giudiziario continua a delegittimarlo in questo modo non ci riuscirà o farà una fatica enorme, alla fine a nostro danno. Quindi si chiarisca una volta per tutte chi deve dimettersi.

Vorrei invocare qui molte altre cose: realismo in economia, darci istituzioni che possano timonare la nave in mari tempestosi, contributo più forte all’ordine mondiale lungo una linea di coesione e rafforzamento dell’Occidente, e tanto altro. Ma tutto comincia dalla soluzione di un punto: il govern

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2003-1-20

20/1/2003

Chiarezza e nodi criptici

Sta montando in tutto l’Occidente un’inusuale convergenza di sensazioni tra gli uomini e donne che hanno responsabilità di governo o comunque ricoprono ruoli guida nella politica e nell’economia: il 2003 sarà un anno critico per la stabilità politica e la crescita economica del pianeta. Le cose potranno andare molto bene o molto male, al momento le probabilità percepite si dividono egualmente tra le due direzioni. Lo scenario è aperto. Ciò significa che nel 2003 le cose dovranno essere fatte con una determinazione, precisione, chiarezza, saggezza e realismo come non mai allo scopo di dare la giusta direzione ad una storia che sta sbandando. Ho rilevato sia la sensazione sia la consapevolezza dette in una serie di seminari dedicati alla valutazione dei fenomeni geopolitici ed economici in atto, tenutisi tra fine novembre e la scorsa settimana in America, Europa e Giappone. Da circa venti anni faccio il mestiere di scenarista e frequento i think tank internazionali o di altri Paesi: mai vista una sensazione così forte di "criticità" e tanto condivisa e diffusa. Desidero trasferirla con i miei poveri mezzi di commentatore ai lettori. Perché la vedo ben chiara nella testa e nelle espressioni del governo, ma non nel "corpo grosso" della nostra comunità. Ciò mi fa temere che in Italia il governo – anche perché le nostre istituzioni non sono disegnate per favorire decisioni forti di gestione e cambiamento quando serve - trovi ostacoli formidabili per applicare le scelte necessarie per vincere la sfida del 2003. Ho paura, per questo, che l’Italia non riesca a dare il proprio doveroso - perché nazione nel gruppo delle più importanti - contributo all’ordine mondiale né a mettersi a posto economicamente per diventare parte della soluzione e non del problema. Interpreto tale preoccupazione come motivo per passare a linguaggi più forti di critica e proposta, di "mobilitazione morale".

Invoco, come premessa essenziale a tutto il resto, più chiarezza. Domenica mattina, appena atterrato, ho trovato sulle prime pagine le foto dei magistrati con la copia della Costituzione in mano. Il punto: se c’è una violazione reale della Carta lo si dica con chiarezza, con le procedure dovute; se la violazione non è precisabile, allora l’alludervi senza basi concrete è una messaggio di destabilizzazione delle istituzioni. Del tipo usato dai poteri oscuri. Spero che sia solo disordine di una corporazione e non eversione. Per capirlo e per risolvere l’eventuale problema bisogna imporre il requisito della chiarezza. E per cominciare sfido la magistratura ad iniziare una procedura di imputazione di violazione della Costituzione. Se argomentata e verosimile, allora il potere giudiziario dimostrerà di essere consistente e coraggioso difensore della nostra democrazia. Se non provata oppure neanche iniziata, allora i magistrati che hanno così ambiguamente manifestato si dimettano. Queste le condizioni chiare e precise, non si può più scherzare: o provate – o date indizi talmente forti che sostengano una procedura di verifica - che il governo e la maggioranza parlamentare sono ispirate da un disegno oligarchico ed autoritario oppure ve ne andate. Tale è il criterio che propongo alla mobilitazione morale della società civile che sostiene il governo. Lo abbiamo eletto per cambiare il Paese e nel 2003 dovrà gestire una situazione critica risolvibile solo con scelte determinate. Se il potere giudiziario continua a delegittimarlo in questo modo non ci riuscirà o farà una fatica enorme, alla fine a nostro danno. Quindi si chiarisca una volta per tutte chi deve dimettersi.

Vorrei invocare qui molte altre cose: realismo in economia, darci istituzioni che possano timonare la nave in mari tempestosi, contributo più forte all’ordine mondiale lungo una linea di coesione e rafforzamento dell’Occidente, e tanto altro. Ma tutto comincia dalla soluzione di un punto: il govern

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