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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-6-10

10/6/2004

Accusa indecente

La propaganda della sinistra, diventate insostenibili dopo i recenti successi della coalizione sia la posizione “ritirista” sia l’accusa di incapacità ed illegittimità dell’azione in Irak, ha dovuto cercare un tema di ripiego per la polemica elettorale. Lo ha trovato  attaccando la credibilità e la socialità della politica economica del governo. In realtà la sinistra ha ben pochi appigli concreti per farlo, ma sta concentrando il fuoco proprio su questo bersaglio perché il governo non è finora riuscito a comunicare quanto bene, e in quali condizioni di crisi globale e di disastro ereditato dall’Ulivo, abbia fatto in materia. Quindi la sinistra si è buttata su una vulnerabilità comunicativa, anche se non reale, dell’avversario. Ma con una violenza e terrorismo comunicativi tali da violare il riferimento alla verità oltre i limiti che sono ammessi anche nei più duri confronti elettorali. Per questo va data, pur in modo posato, una risposta secca che riporti costoro entro i confini, almeno, della decenza.   

Forse il modo più semplice per segnalare il rispetto di cui gode la conduzione economica dell’Italia nella comunità internazionale dei tecnici è quello di  riportare la battuta scherzosa di un collega francese, in un recente convegno, che aveva appena finito di dire come altri europei stavano studiando, per imitarle, le tante misure di finanza pubblica innovativa applicate dal nostro ministero dell’Economia: “Berlusconi ha detto che Gianni Letta è stato un dono di Dio, ma avrebbe dovuto aggiungere che Tremonti glielo ha mandato la Madonna”. Non ripeterò qui le cose già più volte scritte, e da tanti, per descrivere la situazione di emergenza in cui si è trovato il governo nel biennio 2001-2003. Ma, per provarne la credibilità, va sottolineata una comparazione. Tutti i principali Paesi dell’eurozona hanno reagito alla triplice crisi – sfiducia finanziaria, incertezza geopolitica, perdita di competitività nel mercato globale per il cambio troppo elevato dell’euro combinato con la rigidità dei sistemi economici interni –  aumentando la spesa pubblica ed il relativo deficit. Infatti hanno sfondato il Patto di stabilità. L’Italia ha mantenuto i conti a posto, è stata l’unica euronazione ad aumentare l’occupazione ed ha mantenuto una crescita del Pil bassa, ma non negativa. Mentre la tanto decantata Germania, nel 2003, è finita in recessione. Come hanno fatto Tremonti e collaboratori, quali il viceministro Baldassarri e il Direttore generale Siniscalco, ad ottenere questo miracolo? Con l’uso dell’intelligenza. Attraverso il condono fiscale ed il recupero alla trasparenza dei capitali volati all’estero nei decenni passati  hanno reperito la cassa che serviva sia per bilanciare i conti pubblici nel momento di emergenza sia per avviare i primi “moduli” della detassazione. Sono stati accusati di aver fatto manovre “una tantum” e disordinate. Gli osservatori tecnici, invece, hanno applaudito perché vi hanno visto una teoria molto innovativa nell’ambiente europeo: colmare il gap di risorse contingente prelevandole dal passato e non dal futuro, così non pregiudicando il secondo. Per ulteriore comparazione, i governi di centrosinistra italiani alle prese con la crisi degli anni ’70 e quella (1996-1999) di riordinamento del bilancio per entrare nell’euro affrontarono l’emergenza sia creando debito sia alzando la tasse, cioè rovinando il futuro di tutti per sfangarla nel presente. L’aver saputo combinare gestione dell’emergenza e requisito di sviluppo futuro, in una situazione paurosa per vincoli e problemi, ha creato nel curriculum di Tremonti e suo staff un precedente di credibilità  tecnica, oltre che di capacità innovativa,  per cui tutti nel mondo – se non vincolati alla sinistra o ad interessi nazionali ostili - credono quando dice che saprà continuare la detassazione nel momento in cui il ciclo globale andrà meglio, cioè nei prossimi mesi. L’altro punto, il più caldo nella polemica, riguarda la credibilità di Tremonti e collaboratori quando promettono la riduzione delle tasse senza togliere garanzie sociali. Qui le prove a favore abbondano: questo governo si è dimostrato molto più “sociale” di quelli di sinistra pur entro una missione liberalizzante. Adeguamento delle pensioni minime ai costi reali di vita, eliminazione delle tasse per i redditi più bassi, mantenimento della spesa sanitaria, aumentata (mentre l’Ulivo, tra il 1996 ed il 2001, la tagliò riducendo i servizi medici) pur nella contrazione delle risorse statali dovute alla bassa crescita, ecc. Perché una maggiore solidarietà per i più bisognosi combinata con più efficienza competitiva del sistema economico è la “cifra”, il fondamento, della missione di questo governo. Che, tecnicamente, sa di poterlo fare perché c’è una parte del bilancio statale che finanzia privilegi assistenziali il cui taglio non colpirebbe le garanzie essenziali. Lì Tremonti sforbicerà reperendo, oltre che dall’aumento del Pil stimolato dalle aspettative di detassazione, le risorse per far quadrare il calo delle tasse e l’equilibrio finanziario. La sinistra non ha mai voluto riordinare la spesa pubblica in tale modo perché da sempre finanzia con gli sprechi il proprio consenso. Basta eliminarli per conciliare, appunto, solidarietà ed efficienza. In sintesi, l’azione è fattibile, chi la prepara e promette credibile. Se la sinistra vuole attaccare lo faccia pure, ma cerchi altri temi e rispetti una minima decenza civica.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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