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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2002-8-11

11/8/2002

L’aquila a tre teste
(Pagina Commenti)

Tanti eventi indicano l’avvio di un nuovo movimento della storia. In direzione innovativa: l’inclusione della Russia nell’Occidente, accelerata dal nostro governo; la recente approvazione da parte del parlamento turco di leggi che tolgono molti ostacoli all’associazione di Ankara alla UE. Con un titolo sui loro quotidiani che qualche secolo fa ci avrebbe fatto tremare: “Europa, arriviamo”. Ma che in questo inizio di millennio ci deve far riflettere: quali sono i confini dell’Europa? In direzione conservatrice va segnalato il rifiuto netto di Prodi, qualche settimana fa, di considerare l’associazione della Russia all’Unione. Grandi questioni che chiamano un dibattito sulle visioni e non solo analisi.

 Karol Woytila, negli anni ’70 poco prima di diventare Papa, scrisse sulla rivista “Vita e pensiero” che i confini europei erano sugli Urali. Cioè che la Russia era parte integrante della nostra civiltà. E fece intendere con questo che la missione  geopolitica del Suo pontificato sarebbe stata quella di integrare la Terza Roma (Mosca, ortodossa) con la Prima. E con tutte le varianti dottrinarie del cristianesimo. Che io chiamo, modificandone il significato usuale riferito al rito di Costantinopoli, Seconda Roma che designa il mondo protestante, Washington sua capitale simbolica. Perché? La strategia di riunificazione del cristianesimo coincide di fatto con quella di rafforzare l’Occidente. L’Aquila a tre teste (Washington, Unione Europea e Mosca) corrisponde alle tre Rome simboliche, un’unica civiltà. Devo confessare che Jas Gawronski, intervistatore del Papa su questi temi, mi ha spesso avvertito di non semplificare la complessità spirituale dell’azione del Vaticano e di non, soprattutto, piegarla impropriamente alla mia ossessione di propugnare il modello dell’Aquila tricipite. Ma tale ossessione la provo. Da ricercatore la vedo motivata nei dati: il mondo si ingrandisce e la coperta occidentale per ripararlo da malanni si rimpicciolisce. Per adeguare la seconda alla scala del primo va integrato tutto l’Occidente. Per dargli massa critica utile sia a ridurre la propria vulnerabilità di fronte al mondo emergente – di cui l’attacco dei terroristi islamici è solo un sintomo iniziale – sia ad ordinare un mercato globale che senza un forte centro di stabilizzazione non potrebbe svilupparsi. Molti ritengono che tale obiettivo, eventualmente, dipenderà dal realismo di “negoziati freddi”. Vero, ma lo è anche che cose del genere nella storia hanno bisogno  di un impulso “caldo”. E penso che questo abbia in qualche modo a che fare con la mobilitazione spirituale dell’Occidente giudaico-cristiano per lo scopo della “Riunificazione”. Con un’aggiunta fondamentale che proprio le cronache di questi giorni rendono scenario praticabile e mi hanno spinto a scrivere in questo modo: l’inclusione, pur difficilissima, dell’Islam moderato, la Turchia. La via politica (fredda) può unire culture e religioni diverse così come  quella religiosa o simbolica (calda) può integrare nazioni che trovano difficile il farlo.

Con questo quadro in mente dobbiamo rispondere alla domanda: Europa per che cosa? Negli anni ’50 la risposta era: per non fare più guerre devastanti tra noi. Fatto. Dopo è stata: per diventare più ricchi creando più mercato integrato. Lo stiamo facendo, con qualche difficoltà. E la prossima? Prodi rappresenta l’idea di un’Europa che prima deve consolidarsi internamente e poi, eventualmente, espandersi. Non è insensata sul piano pragmatico, ma è di vista corta. Come se la storia aspettasse i nostri comodi. Evidentemente non lo fa. Quindi dobbiamo dare un significato all’Europa più adatto ai nuovi tempi. Io risponderei così: lo scopo dell’Europa è quello di facilitare l’integrazione delle altre due aquile ed aprire un legame sperimentale con il ramo islamico (riformato) della discendenza di Abramo. Rafforzandosi internamente fino al punto da poter essere interlocutore forte con gli altri. Ma non al punto di ostacolare ulteriori fusioni più ampie. Il secondo requisito insegue la visione di un mercato unico tra America, Europa e Russia – ed una moneta convergente e poi comune tra dollaro ed euro -  con scala tale da costringere di fatto tutti gli altri nel mondo ad associarsi, gradualmente, prima o poi. Il primo è una necessità realistica: solo una UE internamente ben strutturata può convincere l’America ad accettare integrazioni future. Ma, appunto, comunicando l’idea di un’Europa che non vuole essere blocco imperiale chiuso, ma area che si integra per poi favorire ulteriori integrazioni, con Mosca e Washington come primo passo. Europa per che cosa? Strumento intermedio per la formazione di una più vasta architettura politica dell’Occidente. Nello scriverlo sento che è la giusta via, la direzione che ha più senso. Ne parleranno Berlusconi, che vuole la Russia gradualmente associata all’Unione, e Putin, che è ben disponibile, ma ancora con un’idea che ciò serva più per un rafforzamento nazionale di Mosca che per più ampie integrazioni? Perdonate la pretesa e non pensiate che sia un mitomane, ma quanto vorrei che questo appello in italiano fosse tradotto in russo ed inglese.

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