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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-1-20

20/1/2004

Per interesse generale

(versione originale)

La gestione delle emergenze implica azioni veloci di riordinamento orientate da opinioni nette. Il formare e l’esprimere le seconde non è un’opzione, ma un dovere. Difficile e sgradevole da esercitare perché il “requisito dell’ascia” taglia la realtà in modi troppo semplificati che comportano la possibilità di fare dei torti a qualcuno. Tuttavia, tra semplificazione risolutiva e rischio di prolungare il disordine per cercare di essere bilanciati nei giudizi va scelta - sempre - la prima alternativa perché serve meglio l’interesse generale. Tale considerazione è alla base della richiesta esplicita ad Antonio Fazio di fare un passo indietro, che qui argomenterò.

Nel processo di riparazione del sistema finanziario una delle priorità è quella di ricostruire la credibilità, e quindi la “capacità di missione”, della Banca d’Italia. Questa è stata compromessa dall’evidenza, svelata dal carteggio tra Fazio e Tremonti, che le istituzioni non sono riuscite a collaborare pur in presenza di chiari segnali di grave pericolo imminente. In particolare, Tremonti sollecitava Fazio a chiarire il problema ed il secondo non ha voluto farlo. Le ragioni di tale comportamento non sono ancora note, ma solo questo fatto è sufficiente per gettare un’ombra sul Governatore: non è ammissibile che la Banca d’Italia, ai tempi depositaria di informazione privilegiata e poteri effettivi di controllo e di intervento, rifiuti di lavorare insieme al governo in materie del genere. Qualsiasi motivo di riservatezza o di difesa dell’indipendenza non può essere argomento valido in situazioni dove è in pericolo la stabilità del sistema. Questo è un argomento concreto e sufficiente, pur nell’incompletezza della valutazione, per sostenere che Fazio ha certamente sbagliato sul piano dell’interpretazione gestionale dei suoi doveri e prerogative. Ciò basterebbe per le dimissioni. Ma c’è un motivo in più che le rende urgenti. Il Governatore non riconosce il proprio errore e dichiara che non c’è nulla da cui difendersi. Di fatto, così facendo, ha annunciato che vuole continuare il conflitto con il governo. Ma non è di interesse generale assistere per mesi ad uno scambio di accuse reciproche tra Governatore e ministro dell’Economia. Dove è inevitabile che il primo cerchi amici politici politicizzando la questione e così aumentando il disordine invece che contribuire a ridurlo. Non è di interesse generale che il Governatore  mescoli la difesa del suo stile gestione con quella dell’indipendenza della Banca d’Italia creando una distorsione al riguardo del concetto di autonomia della seconda: indipendenza è una cosa, personalismo un’altra. Non è di interesse generale che il ministro dell’Economia venga ostacolato, per esempio trovandosi di traverso la Banca d’Italia, nel momento in cui è la figura chiave per il riordino complessivo del sistema attraverso cambio di regole ed interventi per bonificare il marcio (tanto). Quindi - requisito dell’ascia - anche se Fazio avesse più ragioni o attenuanti di quelle che al momento appaiono è interesse generale della nazione che, in ogni caso, si dimetta.

Poi c’è un delicatissimo problema di tutela e ricostruzione della credibilità della Banca d’Italia. Nella annunciata riforma delle istituzioni di controllo perderà alcuni poteri, ma le resterà il più importante: la vigilanza sulla solidità del sistema bancario. Tale missione deve essere svolta anche con mezzi informali e non solo formali. Quindi il Governatore deve possedere qualità rare sintetizzabili come buon bilanciamento tra tecnicità, etica e pragmatismo. Ma, soprattutto, non può essere discusso o impelagato in contenziosi politici perché ciò ridurrebbe la capacità di intervento ordinatore dell’istituto. Non posso dire nulla sulle qualità personali di Fazio. Ma gli è successo: (a) di essere discusso per una questione grave dove esistono motivi di imputabilità sostanziali pur non legali; (b) e di mettersi nella posizione di parte in un conflitto istituzionale invece che tentare di limitarlo. Per tale motivo la sua presenza comprometterebbe la missione della Banca centrale e annullerebbe la grande credibilità tecnica che è attribuita al personale che vi opera. Per essere chiari: non possiamo correre il rischio che una banca vigilata con necessità di un favore cerchi di scambiarlo con un Governatore bisognoso di sostegni perché impegnato in un braccio di ferro con il governo. Nello scrivere questi argomenti sono del tutto consapevole di come il “requisito dell’ascia” possa rischiare di essere ingiusto nei confronti di una persona. Ma proprio questo è il punto: quando c’è di mezzo l’interesse generale bisogna attuare le soluzioni che meglio lo soddisfino senza guardare in faccia ad alcuno, subottimali e troppo semplificatrici che siano. Scelga lei, Governatore, il modo per andarsene, ma lo faccia presto. Questo atto di responsabilità le farà meritare il rispetto che un caparbio personalismo, invece, le toglierebbe.   

(c) 2004 Carlo Pelanda
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