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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2003-8-12

12/8/2003

La centralità della Turchia

Prego l’ambasciatore della Turchia di riferire al proprio governo che la maggioranza degli italiani non condivide la battuta del Prof. Romano Prodi: "Mamma li Turchi!". Tali scuse appaiono su un giornale italiano perché l’insulto, immotivato e di pessima qualità, è stato proferito in lingua e con riferimenti italiani. Ma vorrei cogliere, Ambasciatore, tale occasione di dialogo per invitare - Suo cortese tramite – i ricercatori che assistono il governo di Ankara nella formulazione della politica estera a condividere con i nostri l’analisi dei possibili benefici di una convergenza italo-turca per la pacificazione e stabilizzazione del Mediterraneo. Tenterò nel seguito di proporre uno scenario come base di discussione comune.

Ma prima mi lasci trattare brevemente una faccenda casalinga. Se Berlusconi avesse fatto una battuta equivalente a quella di Prodi sarebbe stato lapidato. Il secondo, invece, non è stato redarguito da alcuno, anzi. L’antagonismo di tanta stampa, poi, è arrivato al punto di banalizzare la recente visita di Berlusconi in Turchia sia enfatizzandone aspetti irrilevanti sia irridendo tra le righe il nostro primo ministro perché ha fatto il testimone di nozze al figlio del premier Erdogan. Contro-irrisione: come se commentatori di sinistra e dintorni avessero scritto di Kissinger, quando instaurò la diplomazia del "ping pong" con la Cina: fa sport invece che politica estera. Infatti il punto è la correttezza dell’informazione: è evidente che sia stato un segnale che l’Italia desidera instaurare con la Turchia un rapporto ben più forte della semplice alleanza. Poiché la relazione tra Ue e Turchia è ancora controversa, il nostro primo ministro, anche presidente di turno dell’Unione, ha scelto un modo informale per anticipare una linea geopolitica che vorrebbe diventasse scelta dell’Europa intera nel futuro. Questa è la notizia corretta: si tratta di politica estera fatta in modo molto serio e innovativo.

Passiamo allo scenario dal quale far partire un dibattito italo-turco, aperto a tutti gli interessati. L’interesse nazionale italiano appare evidente se si apre una carta geografica. Siamo collocati nella cerniera geopolitica e geoeconomica tra sistema europeo continentale e quello mediterraneo. Il fatto che il secondo non funzioni come area di mercato e sia fonte di conflitti danneggia doppiamente il nostro Paese: ci rende periferia del sistema europeo e ci crea notevoli costi di sicurezza. Per esempio, la soluzione al problema del sottosviluppo endemico del nostro Meridione non dipende tanto dalle politiche interne, ma dalla possibilità che quell’area ridiventi il centro di un sistema economico mediterraneo. Si consideri poi, che Roma ha la priorità di assicurarsi i rifornimenti di energia al minor costo possibile, in particolare di gas e petrolio. La nostra politica di amicizia con la Russia e con i Paesi islamici della costa sud del Mediterraneo ha anche questo scopo. In tale ottica la Turchia viene vista dagli analisti italiani come un partner privilegiato per due motivi: (a) è un luogo critico di passaggio di gasodotti e oleodotti che partono da est per arrivare ad ovest; (b) può essere un alleato credibile nel mondo islamico per aiutare nella pacificazione dell’area. Ma ce ne è un terzo, nuovo: (c) la Turchia è il Paese chiave sia per aiutare la pacificazione tra Israele e paesi islamici sia per diventare l’ispiratore di una nuova architettura politica del Mediterraneo. Questo sarebbe l’oggetto di confronto che vorrei proporre ai pensatoi (think tank) turchi per vedere se è possibile condividere la seguente visione, articolata in due possibili progetti.

Primo, l’evento principale per la stabilizzazione del Medio-oriente è la pace tra Siria ed Israele. La prima controlla il Libano. In caso di pacificazione si creerebbe un sistema geoeconomico composto da: Turchia (che ha ottimi rapporti con Gerusalemme) – Siria - Libano – nuovo Irak – Giordania – Egitto ed Israele. La modernità di quest’ultima e della Turchia connessa con il sottosviluppo degli altri creerebbe un’area economica con un potenziale di crescita come in nessuna altra parte del mondo. In tale prospettiva Israele vedrebbe un enorme vantaggio – è un dato e non un’ipotesi - e diventerebbe più morbida nei negoziati con i palestinesi. Nella nostra analisi la Turchia sarebbe il motore principale per dare il via a tale visione. E metà del Mediterraneo sarebbe a posto.

Secondo, per stabilizzare anche l’altra metà ci vuole un’architettura areale che non può essere l’inclusione complessiva nell’Unione europea. Per questo si pensa di favorire un’unione mediterranea nella particolare configurazione di "Ekumene" (come nel periodo ellenistico) basata sulla condivisione di standard comuni (commerciali e di sicurezza) tra nazioni non pronte alle convergenza politica. Che veda la partecipazione dei Paesi sia della costa nord sia di quella sud. Turchia, Egitto e Marocco i leader della seconda, Italia e Spagna (sperabilmente anche la Francia, ma ha interessi diversi) della prima. In tale visione la Turchia dovrebbe entrare a pieno titolo nell’Unione come Paese di garanzia e cerniera tra Ekumene ed Unione europea stessa. L’Italia otterrebbe enormi vantaggi ed ha l’interesse di favorire questa nuova centralità di Ankara.

Sono visioni ancora da ricercatori, ma sarebbe importante capire cosa ne pensano i colleghi turchi per valutarne la fattibilità.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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