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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2001-7-13

13/7/2001

La verità non si concerta

 Chi è l’irresponsabile? Colui che promette di contenere il deficit pubblico entro lo 0,8%, obiettivo di eurostabilità definito per il 2001, e poi lo lascia con un andamento probabile verso l’1,9%, con un’ipotesi raccapricciante di caso peggiore attorno al 2,6%, (Giuliano Amato) oppure chi svela agli italiani, in modo semplice e diretto, quale sia situazione corrente, i suoi termini esatti nonché le soluzioni (Giulio Tremonti). La domanda ha una risposta ovvia. Ma ciò non spiega dove Amato abbia trovato i motivi per dare dell’irresponsabile – accusa personale e non solo politica - a Tremonti?

 Ha detto Tremonti una bugia? No, ha riportato dei dati, tra l’altro controllati con l’ufficio studi della Banca d’Italia, la fonte tecnica più autorevole di cui disponiamo. Ha Tremonti usato questi dati per mettere le mani avanti, cioè usare il buco lasciato dall’Ulivo per giustificare qualche modifica del programma promesso o scaricare ad altri eventuali fallimenti? No, ha preso piena responsabilità di tutta la situazione passata, presente e futura: nel 2003 vi sarà il pareggio di bilancio, come determinato dal Patto di stabilità,  o si dimetterà. La finanza pubblica verrà riequilibrata con il metodo promesso: niente tasse aggiuntive, gestione più efficiente della spesa pubblica, realizzazione più accelerata dell’immenso patrimonio pubblico (aziende, immobili e dintorni). E il programma strategico di riforma competitiva del paese continuerà. Un politico dell’opposizione può sostenere che non ci crede, che è contro, ma non può onestamente dire che il ministro non abbia chiaro in testa cosa vuole fare e, in particolare, che non abbia il coraggio di farsi carico del risultato. Ha Tremonti preso una posizione metodologicamnte scorretta? Direi di no: ha dato, in televisione ed in Parlamento, tre scenari; ha definito un termine (settembre-ottobre) per precisarli. Esattamente la realtà per quello che è. Potremmo andare avanti ancora, ma il risultato sarebbe il medesimo. Nei contenuti non c’è una grinza, nemmeno una sbavatura.

 Forse Amato ha trovato dell’irresponsabilità nel fatto che Tremonti abbia spiattellato in televisione la verità? Vediamo l’ipotesi di indebolimento dell’euro che è stat ventilata. Il giorno dopo non mi sembra che la moneta unica sia caduta per questo. Il mercato sa da mesi, e lo ha scontato, che Francia, Germania ed Italia avranno grossi problemi nel rispettare gli obiettivi di progressivo raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2001. E la sa da quando, agli inizi dell’anno, i governi di centrosinistra di questi tre Paesi hanno mantenuto delle previsioni di crescita irrealistiche attorno al 3%. E sono stati colpevolmente imprecisi: era ovvio che la caduta del ciclo globale dovuto al rallentamento della locomotiva americana avrebbe avuto un impatto sulla crescita europea. E che sarebbe stato prudente dimezzare le attese: tra l’1,5 ed il 2% medio nell’eurozona, come si sta confermando. Ovviamente, con il 3% o quasi al denominatore hanno mantenuto troppo elevata la spesa pubblica e sottostimato il deficit che si stava producendo. Probabilmente lo hanno fatto apposta per la difficoltà politica della sinistra di tagliare o fare riforme di minima efficienza. Già verso febbraio il governo tedesco ha cominciato a pensare – forse a negoziare riservatamente – ad una flessibilizzazione del Patto di stabilità che ammettesse uno sfondamento del tetto di deficit ammesso. Di fatto, i governi detti sono stati “imprecisi” per convenienza. Francesi e tedeschi, da un mese, stanno abituando le opinioni pubbliche alla dura verità, che in Germania potrebbe significare stagnazione e forse peggio. Meglio tardi che mai. Il governo Amato e Visco non hanno avuto il problema. Sapevano che avrebbero perso e dopo di loro il diluvio. In sintesi, a parte la figuraccia del “responsabilissimo” governo Amato, nella situazione detta pensate che un Tremonti che svela la verità per quello che è abbia messo a rischio l’euro? Ma va. Più importante,  il mercato certamente non lo pensa. Anzi, ritiene credibile che l’Italia riesca a contenere la contrazione del Pil meglio degli altri ed entrare nel 2002 in forte accelerazione proprio grazie al coraggio di Tremonti di spingere la leva stimolativa nonostante le mille difficoltà.

 Resta solo l’appunto allo stile: andare in televisione senza avvertire nessuno. I sindacati se ne sono lamentati. Tremonti si è scusato sul piano personale – era in corso una riunione – ma non su quello istituzionale. Ha avuto ragione: quei dati non erano oggetto di concertazione né di pre-annuncio a mercati aperti. Divertente è pensare all’alternativa: cosa sarebbe successo se Tremonti avesse avvertito i sindacati che avrebbe detto agli italiani come stavano le cose, in TV? Avrebbero questi concertato la verità? Suvvia. Ma, alla fine, cosa ha fatto Tremonti per suscitare tanta ira da parte di Amato e dintorni? Resta una sola spiegazione. Ha detto che la sua conduzione dell’economia riuscirà a far pareggiare i conti nel 2003 mentre quella dell’Ulivo non ci sarebbe mai riuscita. Secondo me è  per il terrore di questo eventuale successo che Amato e ulivisti varii, umiliati, abbiano cercato di sabotare preventivamente la credibilità della persona. La verità brucia. Per farla bruciare ancora di più, sappia Amato che ammiriamo il coraggio politico e la lucidità intellettuale di Tremonti. 

(c) 2001 Carlo Pelanda
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