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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2003-1-7

7/1/2003

PERCHE’ NON MI PENTO DELLA RISSA IN DIRETTA CON L’INTEGRALISTA ISLAMICO ADEL SMITH

Non sono fiero di aver alzato le mani per primo contro il fondamentalista islamico Adel Smith e prego di non seguire l’esempio che ho dato. Ma non me ne pento. Il candidato Imam ha violato con le parole ogni confine di civiltà. Mentre sentivo gli insulti a me stesso e a tutto il mondo in cui credo mi sono chiesto: ma devo proprio comportarmi da bravo ragazzo di fronte a tutto questo? No, ho oltrepassato anch’io i confini. E, credetemi, ho sentito un enorme senso di liberazione dopo averlo fatto. I motivi.Proprio andando verso la sede della televisione padovana, sabato scorso, dove è avvenuto lo scontro ho ricevuto una lunga telefonata da amici in Israele. La moglie, una mia ex-studentessa piangeva e voleva portare via i suoi figli per salvarli dal terrorismo. E chiamava il vecchio docente per un aiuto, un luogo dove rifugiarsi. Il marito, piangendo, anche lui- lo sentivo al telefono – la implorava di aver coraggio, di resistere: noi non abbiamo altra patria, non fuggiremo mai più. Dopo un po’ ho sentito un candidato Imam negare il diritto di esistenza ad Israele. Nel settembre 2001 volai da Atlanta a New York ai funerali di amici persi nell’attentato delle torri, accompagnai i genitori. Per il candidato Imam si era trattato di un complotto di Bush.

Un mese fa vidi un sacerdote, in un ospedale, mettere nelle mani di un morente una croce. Restai a bocca aperta nel vedere come il vecchio si illuminò e la strinse: immensità. Per il candidato Imam quella croce con appeso un cadaverino – testuale – sarebbe da rimuover dalle scuole perché impressiona i bambini. Circa un anno fa aiutai un sacerdote a ripristinare un oratorio. Mi lamentai di tutti i soldi che mi prendeva e questo mo portò davanti ai ragazzi, poveri, con famiglie scassate: lì vanno i tuoi soldi. Mi inchinai, io non credente, alla grandezza umanistica della Chiesa. Che il candidato Imam ha definito come associazione – testuale – a delinquere. Qui stavo già montando su tutte le furie. Ma la voglia di rompere gli schemi me la messa addosso il direttore del Gazzettino – bravissima persona, intendiamoci – presente al dibattito: sì, forse, ma, discutiamone pacatamente, potrebbe aver ragione, la verità ha due lati. Senza offesa per l’interessato, sono rimasto sconvolto da questo pensiero debole, dal neutralismo scambiato per forma di espressione civile mentre è solo mollezza. Poi sono arrivati gli insulti personali e non ci ho visto più. Così è andata, giudicatemi voi lettori.

Non so se posso annoiarvi con le mie emozioni personali, ma una richiede una citazione. Il professor Lincetto, direttore del periodico cattolico Il Carroccio mi conosce e sa che non sono credente. Per telefono, dopo aver visto le scene dette sopra, mi ha ringraziato perché un non credente aveva sentito l’indignazione dell’offesa contro il cristianesimo ed aveva reagito. Ha percepito quello che provavo: non credo, ma combatterei fino alla morte per difendere la civiltà cristiana. Proprio chi non crede resta perennemente stupito dalla sua potenza morale: l’individuo occidentale, libertà e dignità dell’Uomo, è un prodotto del cristianesimo. Nessuna altra forma di civiltà ha una forma di umanesimo così forte. Così mi sono sentito forse ingenuamente, crociato onorario e mi sono comportato come tale. Prendetemi in giro, se volete, ma così ho sentito. Un dato tecnico. La forma della comunicazione del candidato Imam era quella di una campagna elettorale. C’è una competizione tra diversi leader musulmani per reclutare ed organizzare gli islamici immigrati. Nel Nord Est ce ne sono tanti ancora di inquadrare. Chi pensa che dovremmo dialogare pacatamente con le élite islamiche sul nostro territorio, tipo Smith, lo sappia. Questi non aveva alcuna intenzione di dialogare e spiegare, ma usava il mezzo televisivo per mandare messaggi.

Il pubblico non è molto informato su quanto avviene tra le centinaia di migliaia di islamici in Italia – nemmeno io lo ero, ma ho avuto motivo per cominciare a interessarmi – e pr questo non sa distinguere tra quelli buoni e quelli cattivi. I primi sono pacifici e dialoganti, rispettosi della cultura altrui e meritano altrettanto rispetto. Ma i secondi non li conosciamo ancora bene e non sappiamo come trattarli. Infatti si invitano in televisione a esprimersi senza sapere che stanno reclutando gruppi di azione o politica o per fini ben peggiori. Spero solo che l’incidente capitato a me, nel turbinio di emozioni che vi ho detto, serva a chiarire con chi abbiamo e avremo a che fare. E spero anche che qualche credente senta il bisogno di difendere la civiltà cristiana come, da non credente, l’ho sentito io.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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