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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2001-1-27

27/1/2001

Ma dietro l’angolo c’è l’ossigeno

Lo scenario economico per il 2001 è grigio. La locomotiva americana si è pressoché fermata e importerà meno dal resto del mondo, gettandolo in crisi (parziale) per un certo periodo. Alcuni sostengono che quest’anno l’Europa supererà l’America sul piano della crescita. Purtroppo è una previsione infondata. Il Pil dell’eurozona, nel 2000, è cresciuto mediamente attorno al 3% (quello italiano poco più del 2,5) solo grazie alle esportazioni e non per virtù di un incremento dei consumi ed investimenti interni. Questi sono soffocati dallo statalismo vigente nei paesi che costituiscono oltre il 70% dell’intera euroeconomia. Poiché tale situazione non è modificabile in tempi brevi  e dato che le esportazioni dell’eurozona verso l’America ed il mercato globale saranno minori, nei prossimi due o tre trimestri, francamente non si vede come ci potrà essere un euroboom nell’anno in corso. E’ più probabile una stagnazione fino al rimbalzo americano, che si spera avvenga nel secondo semestre. Controprova: da almeno due mesi, negli incontri internazionali, tutto il mondo chiede con crescente irritazione ed insistenza agli europei di darsi una mossa e di scongelare i loro potenziali di crescita interna proprio per cercare di compensare con una seconda locomotiva globale il periodo di stasi e riparazione di quella statunitense. Francia e Germania, governate dalle sinistre, sono impotenti di fronte questo appello. Poiché formano  la metà del Pil dell’intera eurozona, questa è un brutta notizia per noi e per tutti gli altri. Ma forse ce ne è una buona: nel prossimo maggio, al più tardi, avremo in Italia elezioni politiche. Al momento è probabile, anche se non certo,  che il centrodestra possa vincerle. Con un programma estremamente carico di volontà stimolativa e con persone che appaiono capaci di attuarlo, Berlusconi in primis. Ciò significa che dal prossimo giugno il 20% italiano dell’economia europea potrebbe rimettersi in moto. Esaminiamo questa prospettiva sia sul piano nazionale che su quello dell’eurozona.

 Ci potrà essere un boom italiano grazie all’eventuale cambiamento di modello politico? I dati strutturali non sono buoni. Da anni l’Italia cresce quasi l’1% in meno della media europea e fa quasi il doppio di inflazione.  Poi è in atto una lenta deindustrializzazione, aggravatasi dal 1996 in poi. Sono sintomi di una malattia profonda. Inoltre le sorti economiche di un paese dipendono molto dal ciclo internazionale corrente, appunto grigio per buona parte del 2001. Per superare questi limiti di fondo e contingenti ci dovrebbe essere un’enorme ondata di ottimismo a sua volta portatrice di una valanga di investimenti (a cui seguirà un rialzo dei consumi). Qui – ed è il punto principale dello scenario – i dati di sensazione sono ottimi. Perfino si respira nell’aria l’attesa da parte di centinaia di migliaia di piccoli e medi imprenditori di una legge “Tremonti 2” che defiscalizzi gli utili reinvestiti (e altre). Al punto che attualmente pochi investono proprio per l’aspettativa che tale prospettiva si confermi e realizzi. E’ come una molla che si sta caricando. Si sta cumulando una quantità potenziale di capitale di investimento e di ottimismo con una massa critica tale da effettivamente poter creare un boom anticlico (o pre-ciclico). In questi giorni ho notato che il denaro  depositato all’estero da molti italiani, per lo più imprenditori, è stato ri-mobilizzato per predisporsi a tornare in forma di investimento a casa, a giugno. Da anni non vedevo una cosa del genere ed in tale massa.  Al punto che le leggi di defiscalizzazione e stimolazione di grandi progetti infrastrutturali proposte dal centrodestra dovrebbero essere accompagnate, secondo me, da misure preventive contro l’inflazione. Questa volta a causa di un eccesso di crescita in poco tempo e non per gli aumenti tariffari ed altri costi fiscali indiretti come successo negli anni scorsi. E’ uno scenario troppo ottimistico? Chi da molto peso agli aspetti psicologici per analizzare gli andamenti economici, come me, lo vede già nei dati: la parte più attiva del mercato italiano sta cominciando a scontare, in forma di “caricamento della molla”, un effetto Berlusconi nella seconda metà del 2001.

 Se questo si realizzerà, che conseguenze avrà sull’eurozona? Certamente, nel 2002, il boom italiano potrà da solo portare ad un incremento non irrilevante del Pil complessivo dell’area. Ma l’impatto più importante sarà simbolico. Francia e Germania – e altri – avranno elezioni subito dopo. Un successo economico italiano sarebbe un segnale di svolta politica nel continente. Quello spagnolo già avvenuto, dove il centrodestra ha scatenato una crescita senza precedenti, riguarda un’area economica troppo piccola per generare conseguenze diffuse. Ma l’Italia è un potenza europea primaria di fatto, anche se noi ci sottovalutiamo. E in caso di nostro successo l’intero mercato globale sconterebbe in anticipo un disgelo di tutta l’Europa, facendo piovere investimenti che ora neanche pensa di indirizzare da queste parti. In sintesi, c’è una buona probabilità che un boom italiano provochi una catena di eventi tali da crearne uno europeo.

 Ripeto, non è una profezia perché troppe cose potrebbero andare storte da noi e fuori. Quindi non scontatela troppo anticipatamente in Borsa. Ma tenete conto di questa possibilità e del fatto che ha una buona probabilità, trasformandola in un moltiplicatore dell’ottimismo che si comincia a respirare nel paese. Ossigeno, finalmente.

(c) 2001 Carlo Pelanda
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