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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2002-7-20

20/7/2002

Più che di crisi si tratta di pulizia

I lettori vogliono sapere se vi sarà una catastrofe finanziaria o se si tratta solo di una tempesta passeggera dopo la quale tornerà il sereno. Le cronache fanno temere l’avverarsi del primo caso. Ma nelle mie carte vedo più probabile la seconda. Lasciatemi argomentare, pur in modo schematico, il perché. E anche per quali motivi non è male che vi sia una fase di pulizia generale nel mondo finanziario.

 In America, epicentro del terremoto, è vistosa la divergenza tra andamenti delle Borse e quelli dell’economia reale. I secondi sono ottimi: crescita del Pil proiettata annualmente per il 2002 attorno al 3,5%; contenimento della disoccupazione sotto il 6%; produttività (valore di un’ora di lavoro) crescente; inflazione, al momento, bassa. I primi sono pessimi: caduta a picco con tentativi di rimbalzo incerti. Come si spiega? Finalmente si sta sgonfiando la bolla 1996-2000. Il modo è violento  perché il mercato è rimasto troppo tempo in una situazione illusoria di sopravalutazione e si è risvegliato di colpo, cioè ha capito che per rialzare le Borse queste dovevano prima scendere, di molto. Sta facendo, quindi, in poche settimane la strada di riadeguamento dei valori azionari ai profitti realistici che avrebbe dovuto percorrere già da quasi due anni. Tale ritardo tra evidenza della futura contrazione dei profitti (estate del 2000) e decisione di aggiustarsi, soprattutto per l’indice Dow Jones che misura i valori del Nyse, la più grande Borsa del mondo e per questo pilota delle altre, è un mezzo mistero. Da indagare perché svela la preponderanza degli aspetti simbolici e comunicativi su quelli razionali nell’orientare i mercati, ma dobbiamo rimandare questo approfondimento. Perché ora è prioritario capire dove e, soprattutto, quando le Borse fermeranno la loro caduta per poi rimbalzare. 

Non è questo il luogo per una scommessa tecnica, ma si possono inquadrare i termini generali dello scenario. Che le Borse si riaggiustino non è un grave problema per l’economia reale, anzi. Ma se la caduta durasse troppo o il rimbalzo tardasse, allora aumenterebbe il rischio che si deprimano i nuovi investimenti. E da qui potrebbe nascere una spirale, in effetti, catastrofica. Probabilità? Non possiamo escluderlo perché la crisi di fiducia intervenuta sulla tendenza ribassista detta sopra è in effetti una complicazione notevole. Senza di questa, probabilmente il mercato, una volta ritrovati valori azionari più realistici, avrebbe già cominciato a scontare velocemente le buone notizie dell’economia reale. Ma non lo ha fatto. Lo farà? Le sensazioni sono più positive che negative. Ci si aspetta ancora l’esplosione di qualche caso di malagestione, ma non di tanti perché il sistema americano è molto più sano di quanto si pensi. Inoltre, oltre alle nuove leggi che dovrebbero impedire i trucchi contabili, le imprese si stanno mettendo contabilmente a posto da sole, con molta velocità. Ed è il dato concreto più importante. Che prelude ad una riduzione degli scandali nel prossimo futuro o ad una loro trasformazione in risanamenti, in ogni caso in “pulizia”. Ciò rende probabile che tra qualche settimana l’umore degli investitori migliorerà.  E se non ci saranno attentati (siamo nel momento economicamente-psicologicamnte più vulnerabile di fronte a questi ed è inutile nasconderlo) a settembre-ottobre il mercato finanziario dovrebbe recuperare fiducia e trovare una solida ripresa “reale” già in atto, in America. In Europa ce ne è di meno, ma c’è. Considero questa ipotesi ottimistica la più probabile e quindi consiglio serenità pur senza sottostimare la delicatezza del momento.

Vedo anche come motivo di ottimismo i fallimenti degli ormai tanti grandi gruppi europei, scusandomi sinceramente – uso criteri macro -   con gli innocenti che ci vanno di mezzo. Un mercato, infatti, non funziona quando vengono violati tre principi: consistenza, trasparenza ed efficienza. Il primo è saltato nella bolla 1996-2000. La botta, dura, presa nello sgonfiamento dovrebbe educare sia gli operatori sia i risparmiatori ad evitare esagerazioni rialziste nel futuro. La violazione della trasparenza in America (ma anche in Europa, in altri modi) alla fine non ha premiato. E  il secondo principio è in fase di ripristino grazie all’evidenza devastante della lezione. Ma la sorpresa è che il terzo sta cominciando a far capolino in Europa dove era assente da decenni, causa prima di un disordine di fondo che ha minato la nostra crescita alla radice. Finalmente si lasciano fallire, o cambiare proprietà, i gruppi inefficienti finora difesi ad oltranza o per consociativismo o per protezionismo (sociale e nazionale). In Germania è stato un massacro (Kirch, Holzmann, Borsig, ecc.), in Italia comincia la pressione, che in Francia ha già portato a dei primi grandi cambiamenti. Il punto è che il mercato, se lasciato libero di autoregolarsi, riesce a pulirsi da solo. Dove l’igiene principale è quella di lasciare che una gestione inefficiente di un’azienda sia sostituita da una più capace di creare valore. Se fai scendere le tue azioni per incompetenza allora ti compro, ti caccio e faccio meglio. L’America è forte per questo. Noi siamo deboli per l’esatto contrario. Il vedere che stiamo riordinandoci almeno un pochino anche sul piano dell’efficienza e dell’autoregolazione rende questa crisi più una necessaria pulizia utile ad una sana crescita nel futuro che non un precursore di disastri.     

(c) 2002 Carlo Pelanda
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