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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2001-9-18

18/9/2001

Recessione transitoria

Evoluzione dello scenario. I punti critici, concatenati,  sono quattro:  tenuta dei mercati azionari e del ciclo economico; determinazione degli obiettivi politici dell’offensiva antiterroristica; definizione delle opzioni militari; coesione dell’Alleanza. 

 I comportamenti delle Borse appaiono ordinati e razionali nelle circostanze. La recessione, o quasi, in America è inevitabile perché era già in atto e quanto è successo ha impedito un rimbalzo che era in vista (ottobre). Ciò ridurrà la crescita europea e mondiale di un po’ per i prossimi sei mesi. Il mercato azionario dovrà per forza scontare al ribasso questi dati, ma senza crolli fino a che percepirà che il sistema è “governato”. Il momento critico non è questo, ma verrà più avanti quando  vi saranno i primi dati per valutare i rischi bellici e la coesione internazionale.

L’ Amministrazione Bush ha lanciato un linguaggio di mobilitazione generale contro il terrorismo che terminerà solo con il suo credibile sradicamento, ovunque nel pianeta. Tale definizione del “punto di vittoria” è molto impegnativa. Da una parte, è necessaria a tale scala perché l’economia globale non può svilupparsi in sicurezza se vi sarà una sensazione endemica di vulnerabilità o indecisione del pilastro statunitense. Comporterebbe - in base a simulazioni provvisorie, ma non irrealistiche -  una crisi strisciante di fiducia, un aumento del rischio sugli investimenti di lungo periodo, una stagnazione generale. D’altra parte tale specificazione dell’obiettivo potrà essere chiarita solo alla luce delle opzioni concrete.

La definizione del nemico, da parte americana, è stata precisa: contro il terrorismo e non solo i terroristi. Non poteva essere diversamente. Solo i poco informati ritengono che vi siano terroristi scollegati da Stati. Piccole operazioni possono essere gestite da individui folli (una bomba), quelle grandi no. Implicano azioni professionali di servizi segreti. Che non agiscono direttamente, ma affittano reti già predisposte. Ciò è utile ad uno Stato perché può usare uno strumento di guerra piuttosto efficace, ma potendo dire che non c’entrava niente. Ma si sa che dietro ci sono “Stati”. E, probabilmente nel caso appena successo, gruppi politici di minoranza o maggioranza in molti Stati dell’Islam. Con l’obiettivo di costringere l’America a sedersi su un tavolo negoziale segreto perché vulnerabile. Probabilmente per rilassare la pressione sull’Iraq o mollare Israele o altro del genere. Vedremo. Ma certamente la politica professionale di un potenza globale non può accettare tale invito ricattatorio e deve subito segnalarlo. Per questo le parole, in tale circostanza, hanno dovuto necessariamente anticipare di molto i fatti. I secondi tarderanno a venire o non saranno subito leggibili. La prima opzione, infatti, è quella di vedere quanti Stati sospetti prenderanno paura e si arrenderanno al requisito di bonificare i loro regimi dagli estremisti. I primi segnali sono buoni: Pakistan, Iran, Olp, anche se certamente non sinceri, ma – ed è quello che conta – certamente impauriti dall’idea di essere annichiliti, i leader terminati singolarmente. Se tale azione di dissuasione avrà successo, l’intensità militare sarà leggera o solo puntuativa. E si dirà che il punto di vittoria è stato raggiunto ottenendo una nuova architettura politica internazionale più ordinata e collaborativa, con la cattura di centinaia di terroristi permessa, appunto, dalla resa degli Stati che li manovrano. Scenario ottimo, anche per il mercato. Ma ha dei limiti. Per esempio, Arafat non comanda più nulla (cassa a parte, cosa che ancora lo salva) e sono gli estremisti che guidano le vere strategie dell’Olp. Difficilmente Saddam ed i talebani si arrenderanno al livello richiesto. E gli arabi moderati restano al potere solo perché hanno fatto dei compromessi con gli estremisti islamici. Quindi non è escludibile che si aprano opzioni militari pesanti e prolungate, ma ora non si può dire ora quale scenario si realizzerà e come calcolare i rischi. Quindi per qualche mese la difesa della fiducia nella tenuta del sistema avrà bisogno di una leva diversa.

Questa riguarderà la dimostrazione di una eccezionale coesione dell’Alleanza e della sua volontà di andare fino in fondo, a tutti i costi. Se così avverrà, il mercato lo valuterà come un fattore di fondo che minimizza qualsiasi rischio, anche quello di eventi bellici aperti e di altri atti terroristici.

(c) 2001 Carlo Pelanda
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