Sento il dovere di dare una testimonianza a favore della natura pacifica e non eversiva dei "Serenissimi". E spero che ciò divenga una delle prove che eviti il carcere a tre di loro a cui é stato appena comminato e agli altri in attesa di giudizio. Non esiti il magistrato inquirente a chiamarmi per eventualmente confermare con maggiori dettagli quanto segue.

Novembre 1998. Appena rientrato a Verona dopo il mio periodo di insegnamento negli Stati Uniti trovo una chiamata di Fausto Faccia, il più giovane dei due fratelli che hanno coordinato l'occupazione simbolica del campanile di Piazza San Marco e che sono i leader del movimento che vuole far rinascere la Repubblica veneta. Rispondo alla chiamata e Faccia chiede un incontro tra me ed il Serenissimo veneto governo. Chiarisco per telefono che sono assolutamente contrario ad ogni azione indipendentista e del tutto ostile se questa si avvalesse anche solo lontanamente dei simboli dell'azione violenta. Faccia mi garantisce sul suo onore che il Serenissimo governo vuole cercare la più ampia autonomia possibile, ma senza accendere alcun conflitto violento e senza forzare una strategia secessionista. Aggiunge: "proprio per questo le chiediamo una consulenza". Arrivano in cinque a casa mia. Chiariscono che la loro mobilitazione ideale mira sì alla ricostruzione della Repubblica veneta, ma che questa azione non é per niente nostalgica. Vorrebbero che l'antico spirito delle istituzioni veneziane si rinnovasse per diventare un esperimento di avanguardia in relazione ai tempi attuali. In particolare, più che liberare il popolo veneto dall'Italia vorrebbero dare priorità ad azioni che lo affranchino dalle tasse e dalle leggi economiche italiane che ne deprimono l'enorme potenziale. In sintesi, il loro programma é quello di combinare la rinascita dell'identità veneta con la creazione di un sistema di autogoverno a regime economico speciale. Messa così, la questione mi appare del tutto normale e non molto diversa dall'esperienza catalana, basca e dalla vocazione autonomista scozzese che ha dignità di dibattito nel Parlamento inglese. Mi resta il dubbio dell'assalto al campanile, caricato di simbolismi violenti quali il "tanko" ed i mitra. "Quelli manco funzionavano" mi dicono. Faccia puntualizza: "ci voleva un'azione forte per dare il segnale ai veneti e al mondo che il Leone era vivo, ma non c'era alcuna intenzione veramente violenta". Le loro espressioni mi convincono.

Consulenza su che cosa? Sui contenuti della carta costitutiva dell'autogoverno veneto, in particolare quelli economici. Vi risparmio i dettagli, comunque liberisti, perché qui é importante testimoniare che nella discussione era evidente che i Serenissimi stavano mirando più alla costruzione di una "regione autonoma" che non ad uno Stato indipendente. Che, poi, sognassero il secondo era probabile ed umanamente comprensibile. Ma si erano resi conto che non era possibile ottenerlo e certamente non con azioni clandestine o secessioniste. Negli incontri successivi (tre o quattro se ricordo bene, con il solo Faccia) i temi in discussione sono stati molto tecnici. Per esempio, come risolvere il problema di un regime speciale fiscale in Veneto mentre nei contigui Friuli e Lombardia restava un sistema più gravoso? Come ottenere un off-shore a tasse zero per la città di Venezia (unico modo per salvarla veramente) in un'Europa statalista che non vuole neanche sentirne parlare? Faccia prendeva appunti perché desiderava proporre un piano di autogoverno veneto concreto, non irrealistico, pur nella prevalenza del fortissimo sentimento di restaurazione della Repubblica veneta. E penso che questi appunti servissero alle discussioni nel suo gruppo. Visti i contenuti, dubito che questo - i "Serenissimi" - abbia una qualche minima pericolosità eversiva.

Giancarlo Galan, Presidente della Giunta regionale del Veneto, ha fatto approvare un documento sull'autonomia veneta che non é poi tanto diverso, nello spirito, da quello che ho visto elaborare dai Serenissimi. Fabrizio Comencini, leader della Liga veneta repubblica - separatasi dalla Lega di Bossi in nome del venetismo - propugna un'idea di autogoverno altrettanto forte. Qual é la differenza con i Serenissimi? Non molta, a parte l'amore incredibile da parte di questi per l'idea di Venezia e della sua rinascita. Infatti lo stesso Faccia mi ha confessato la sua difficoltà nel distinguersi dalle altre offerte politiche citate, nonché l'irritazione contro i politici detti sopra, ritenuti persone che usano il venetismo solo per strumentalità politica e non perché ci credano veramente. E a tale difficoltà corrisponde il piccolo numero di persone che aderiscono al movimento del Serenissimo governo. Chiedo, dove stanno i motivi per mettere in carcere i suoi rappresentanti? Io non li vedo, signor magistrato, e sono un Italiano orgogliosissimo di esserlo. Tanto italiano da sperare che il Paese ritrovi la dinamicità mercantile delle sue antiche repubbliche, il buon senso di dare loro autonomia e la libertà di creare, nel mondo, per gli oceani. A sua disposizione.

" /> Sento il dovere di dare una testimonianza a favore della natura pacifica e non eversiva dei "Serenissimi". E spero che ciò divenga una delle prove che eviti il carcere a tre di loro a cui é stato appena comminato e agli altri in attesa di giudizio. Non esiti il magistrato inquirente a chiamarmi per eventualmente confermare con maggiori dettagli quanto segue.

Novembre 1998. Appena rientrato a Verona dopo il mio periodo di insegnamento negli Stati Uniti trovo una chiamata di Fausto Faccia, il più giovane dei due fratelli che hanno coordinato l'occupazione simbolica del campanile di Piazza San Marco e che sono i leader del movimento che vuole far rinascere la Repubblica veneta. Rispondo alla chiamata e Faccia chiede un incontro tra me ed il Serenissimo veneto governo. Chiarisco per telefono che sono assolutamente contrario ad ogni azione indipendentista e del tutto ostile se questa si avvalesse anche solo lontanamente dei simboli dell'azione violenta. Faccia mi garantisce sul suo onore che il Serenissimo governo vuole cercare la più ampia autonomia possibile, ma senza accendere alcun conflitto violento e senza forzare una strategia secessionista. Aggiunge: "proprio per questo le chiediamo una consulenza". Arrivano in cinque a casa mia. Chiariscono che la loro mobilitazione ideale mira sì alla ricostruzione della Repubblica veneta, ma che questa azione non é per niente nostalgica. Vorrebbero che l'antico spirito delle istituzioni veneziane si rinnovasse per diventare un esperimento di avanguardia in relazione ai tempi attuali. In particolare, più che liberare il popolo veneto dall'Italia vorrebbero dare priorità ad azioni che lo affranchino dalle tasse e dalle leggi economiche italiane che ne deprimono l'enorme potenziale. In sintesi, il loro programma é quello di combinare la rinascita dell'identità veneta con la creazione di un sistema di autogoverno a regime economico speciale. Messa così, la questione mi appare del tutto normale e non molto diversa dall'esperienza catalana, basca e dalla vocazione autonomista scozzese che ha dignità di dibattito nel Parlamento inglese. Mi resta il dubbio dell'assalto al campanile, caricato di simbolismi violenti quali il "tanko" ed i mitra. "Quelli manco funzionavano" mi dicono. Faccia puntualizza: "ci voleva un'azione forte per dare il segnale ai veneti e al mondo che il Leone era vivo, ma non c'era alcuna intenzione veramente violenta". Le loro espressioni mi convincono.

Consulenza su che cosa? Sui contenuti della carta costitutiva dell'autogoverno veneto, in particolare quelli economici. Vi risparmio i dettagli, comunque liberisti, perché qui é importante testimoniare che nella discussione era evidente che i Serenissimi stavano mirando più alla costruzione di una "regione autonoma" che non ad uno Stato indipendente. Che, poi, sognassero il secondo era probabile ed umanamente comprensibile. Ma si erano resi conto che non era possibile ottenerlo e certamente non con azioni clandestine o secessioniste. Negli incontri successivi (tre o quattro se ricordo bene, con il solo Faccia) i temi in discussione sono stati molto tecnici. Per esempio, come risolvere il problema di un regime speciale fiscale in Veneto mentre nei contigui Friuli e Lombardia restava un sistema più gravoso? Come ottenere un off-shore a tasse zero per la città di Venezia (unico modo per salvarla veramente) in un'Europa statalista che non vuole neanche sentirne parlare? Faccia prendeva appunti perché desiderava proporre un piano di autogoverno veneto concreto, non irrealistico, pur nella prevalenza del fortissimo sentimento di restaurazione della Repubblica veneta. E penso che questi appunti servissero alle discussioni nel suo gruppo. Visti i contenuti, dubito che questo - i "Serenissimi" - abbia una qualche minima pericolosità eversiva.

Giancarlo Galan, Presidente della Giunta regionale del Veneto, ha fatto approvare un documento sull'autonomia veneta che non é poi tanto diverso, nello spirito, da quello che ho visto elaborare dai Serenissimi. Fabrizio Comencini, leader della Liga veneta repubblica - separatasi dalla Lega di Bossi in nome del venetismo - propugna un'idea di autogoverno altrettanto forte. Qual é la differenza con i Serenissimi? Non molta, a parte l'amore incredibile da parte di questi per l'idea di Venezia e della sua rinascita. Infatti lo stesso Faccia mi ha confessato la sua difficoltà nel distinguersi dalle altre offerte politiche citate, nonché l'irritazione contro i politici detti sopra, ritenuti persone che usano il venetismo solo per strumentalità politica e non perché ci credano veramente. E a tale difficoltà corrisponde il piccolo numero di persone che aderiscono al movimento del Serenissimo governo. Chiedo, dove stanno i motivi per mettere in carcere i suoi rappresentanti? Io non li vedo, signor magistrato, e sono un Italiano orgogliosissimo di esserlo. Tanto italiano da sperare che il Paese ritrovi la dinamicità mercantile delle sue antiche repubbliche, il buon senso di dare loro autonomia e la libertà di creare, nel mondo, per gli oceani. A sua disposizione.

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Novembre 1998. Appena rientrato a Verona dopo il mio periodo di insegnamento negli Stati Uniti trovo una chiamata di Fausto Faccia, il più giovane dei due fratelli che hanno coordinato l'occupazione simbolica del campanile di Piazza San Marco e che sono i leader del movimento che vuole far rinascere la Repubblica veneta. Rispondo alla chiamata e Faccia chiede un incontro tra me ed il Serenissimo veneto governo. Chiarisco per telefono che sono assolutamente contrario ad ogni azione indipendentista e del tutto ostile se questa si avvalesse anche solo lontanamente dei simboli dell'azione violenta. Faccia mi garantisce sul suo onore che il Serenissimo governo vuole cercare la più ampia autonomia possibile, ma senza accendere alcun conflitto violento e senza forzare una strategia secessionista. Aggiunge: "proprio per questo le chiediamo una consulenza". Arrivano in cinque a casa mia. Chiariscono che la loro mobilitazione ideale mira sì alla ricostruzione della Repubblica veneta, ma che questa azione non é per niente nostalgica. Vorrebbero che l'antico spirito delle istituzioni veneziane si rinnovasse per diventare un esperimento di avanguardia in relazione ai tempi attuali. In particolare, più che liberare il popolo veneto dall'Italia vorrebbero dare priorità ad azioni che lo affranchino dalle tasse e dalle leggi economiche italiane che ne deprimono l'enorme potenziale. In sintesi, il loro programma é quello di combinare la rinascita dell'identità veneta con la creazione di un sistema di autogoverno a regime economico speciale. Messa così, la questione mi appare del tutto normale e non molto diversa dall'esperienza catalana, basca e dalla vocazione autonomista scozzese che ha dignità di dibattito nel Parlamento inglese. Mi resta il dubbio dell'assalto al campanile, caricato di simbolismi violenti quali il "tanko" ed i mitra. "Quelli manco funzionavano" mi dicono. Faccia puntualizza: "ci voleva un'azione forte per dare il segnale ai veneti e al mondo che il Leone era vivo, ma non c'era alcuna intenzione veramente violenta". Le loro espressioni mi convincono.

Consulenza su che cosa? Sui contenuti della carta costitutiva dell'autogoverno veneto, in particolare quelli economici. Vi risparmio i dettagli, comunque liberisti, perché qui é importante testimoniare che nella discussione era evidente che i Serenissimi stavano mirando più alla costruzione di una "regione autonoma" che non ad uno Stato indipendente. Che, poi, sognassero il secondo era probabile ed umanamente comprensibile. Ma si erano resi conto che non era possibile ottenerlo e certamente non con azioni clandestine o secessioniste. Negli incontri successivi (tre o quattro se ricordo bene, con il solo Faccia) i temi in discussione sono stati molto tecnici. Per esempio, come risolvere il problema di un regime speciale fiscale in Veneto mentre nei contigui Friuli e Lombardia restava un sistema più gravoso? Come ottenere un off-shore a tasse zero per la città di Venezia (unico modo per salvarla veramente) in un'Europa statalista che non vuole neanche sentirne parlare? Faccia prendeva appunti perché desiderava proporre un piano di autogoverno veneto concreto, non irrealistico, pur nella prevalenza del fortissimo sentimento di restaurazione della Repubblica veneta. E penso che questi appunti servissero alle discussioni nel suo gruppo. Visti i contenuti, dubito che questo - i "Serenissimi" - abbia una qualche minima pericolosità eversiva.

Giancarlo Galan, Presidente della Giunta regionale del Veneto, ha fatto approvare un documento sull'autonomia veneta che non é poi tanto diverso, nello spirito, da quello che ho visto elaborare dai Serenissimi. Fabrizio Comencini, leader della Liga veneta repubblica - separatasi dalla Lega di Bossi in nome del venetismo - propugna un'idea di autogoverno altrettanto forte. Qual é la differenza con i Serenissimi? Non molta, a parte l'amore incredibile da parte di questi per l'idea di Venezia e della sua rinascita. Infatti lo stesso Faccia mi ha confessato la sua difficoltà nel distinguersi dalle altre offerte politiche citate, nonché l'irritazione contro i politici detti sopra, ritenuti persone che usano il venetismo solo per strumentalità politica e non perché ci credano veramente. E a tale difficoltà corrisponde il piccolo numero di persone che aderiscono al movimento del Serenissimo governo. Chiedo, dove stanno i motivi per mettere in carcere i suoi rappresentanti? Io non li vedo, signor magistrato, e sono un Italiano orgogliosissimo di esserlo. Tanto italiano da sperare che il Paese ritrovi la dinamicità mercantile delle sue antiche repubbliche, il buon senso di dare loro autonomia e la libertà di creare, nel mondo, per gli oceani. A sua disposizione.

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1999-3-12

12/3/1999

Testimone dell'innocenza dei Serenissimi

Sento il dovere di dare una testimonianza a favore della natura pacifica e non eversiva dei "Serenissimi". E spero che ciò divenga una delle prove che eviti il carcere a tre di loro a cui é stato appena comminato e agli altri in attesa di giudizio. Non esiti il magistrato inquirente a chiamarmi per eventualmente confermare con maggiori dettagli quanto segue.

Novembre 1998. Appena rientrato a Verona dopo il mio periodo di insegnamento negli Stati Uniti trovo una chiamata di Fausto Faccia, il più giovane dei due fratelli che hanno coordinato l'occupazione simbolica del campanile di Piazza San Marco e che sono i leader del movimento che vuole far rinascere la Repubblica veneta. Rispondo alla chiamata e Faccia chiede un incontro tra me ed il Serenissimo veneto governo. Chiarisco per telefono che sono assolutamente contrario ad ogni azione indipendentista e del tutto ostile se questa si avvalesse anche solo lontanamente dei simboli dell'azione violenta. Faccia mi garantisce sul suo onore che il Serenissimo governo vuole cercare la più ampia autonomia possibile, ma senza accendere alcun conflitto violento e senza forzare una strategia secessionista. Aggiunge: "proprio per questo le chiediamo una consulenza". Arrivano in cinque a casa mia. Chiariscono che la loro mobilitazione ideale mira sì alla ricostruzione della Repubblica veneta, ma che questa azione non é per niente nostalgica. Vorrebbero che l'antico spirito delle istituzioni veneziane si rinnovasse per diventare un esperimento di avanguardia in relazione ai tempi attuali. In particolare, più che liberare il popolo veneto dall'Italia vorrebbero dare priorità ad azioni che lo affranchino dalle tasse e dalle leggi economiche italiane che ne deprimono l'enorme potenziale. In sintesi, il loro programma é quello di combinare la rinascita dell'identità veneta con la creazione di un sistema di autogoverno a regime economico speciale. Messa così, la questione mi appare del tutto normale e non molto diversa dall'esperienza catalana, basca e dalla vocazione autonomista scozzese che ha dignità di dibattito nel Parlamento inglese. Mi resta il dubbio dell'assalto al campanile, caricato di simbolismi violenti quali il "tanko" ed i mitra. "Quelli manco funzionavano" mi dicono. Faccia puntualizza: "ci voleva un'azione forte per dare il segnale ai veneti e al mondo che il Leone era vivo, ma non c'era alcuna intenzione veramente violenta". Le loro espressioni mi convincono.

Consulenza su che cosa? Sui contenuti della carta costitutiva dell'autogoverno veneto, in particolare quelli economici. Vi risparmio i dettagli, comunque liberisti, perché qui é importante testimoniare che nella discussione era evidente che i Serenissimi stavano mirando più alla costruzione di una "regione autonoma" che non ad uno Stato indipendente. Che, poi, sognassero il secondo era probabile ed umanamente comprensibile. Ma si erano resi conto che non era possibile ottenerlo e certamente non con azioni clandestine o secessioniste. Negli incontri successivi (tre o quattro se ricordo bene, con il solo Faccia) i temi in discussione sono stati molto tecnici. Per esempio, come risolvere il problema di un regime speciale fiscale in Veneto mentre nei contigui Friuli e Lombardia restava un sistema più gravoso? Come ottenere un off-shore a tasse zero per la città di Venezia (unico modo per salvarla veramente) in un'Europa statalista che non vuole neanche sentirne parlare? Faccia prendeva appunti perché desiderava proporre un piano di autogoverno veneto concreto, non irrealistico, pur nella prevalenza del fortissimo sentimento di restaurazione della Repubblica veneta. E penso che questi appunti servissero alle discussioni nel suo gruppo. Visti i contenuti, dubito che questo - i "Serenissimi" - abbia una qualche minima pericolosità eversiva.

Giancarlo Galan, Presidente della Giunta regionale del Veneto, ha fatto approvare un documento sull'autonomia veneta che non é poi tanto diverso, nello spirito, da quello che ho visto elaborare dai Serenissimi. Fabrizio Comencini, leader della Liga veneta repubblica - separatasi dalla Lega di Bossi in nome del venetismo - propugna un'idea di autogoverno altrettanto forte. Qual é la differenza con i Serenissimi? Non molta, a parte l'amore incredibile da parte di questi per l'idea di Venezia e della sua rinascita. Infatti lo stesso Faccia mi ha confessato la sua difficoltà nel distinguersi dalle altre offerte politiche citate, nonché l'irritazione contro i politici detti sopra, ritenuti persone che usano il venetismo solo per strumentalità politica e non perché ci credano veramente. E a tale difficoltà corrisponde il piccolo numero di persone che aderiscono al movimento del Serenissimo governo. Chiedo, dove stanno i motivi per mettere in carcere i suoi rappresentanti? Io non li vedo, signor magistrato, e sono un Italiano orgogliosissimo di esserlo. Tanto italiano da sperare che il Paese ritrovi la dinamicità mercantile delle sue antiche repubbliche, il buon senso di dare loro autonomia e la libertà di creare, nel mondo, per gli oceani. A sua disposizione.

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