L'unione monetaria non corrisponde alla formazione di una vera e propria unione politica europea. Anzi, i modi in atto di costruzione della prima lasciano intendere, al momento, che non c'é alcuna intenzione di realizzare la seconda. Ma ciò non è percepito come problema. Infatti va per la maggiore, tra protagonisti ed addetti, l'idea che l'unione monetaria sia una "costituzionalizzazione di fatto" del vecchio continente. Ritengono che i vincoli politici derivanti dall'unione monetaria saranno di tale entità da costringere nel tempo le nazioni ad integrarsi anche politicamente, dando vita ad istituzioni in qualche modo confederali o semi. Si faccia quindi l'unione monetaria come viene e come si può adesso e poi pian pianino arriverà anche l'integrazione politica.

Potremmo accettare questo modo pragmatico di pensare e di fare se non vi fossero due insiemi di fatti che mostrano come: (a) invece di diminuire sta aumentando la disintegrazione politica dell'Unione e rallentando la sua integrazione tecnica; (b) l'automatismo del patto di stabilità, siglato ad Amsterdam nel giugno del 1997, elimina tutta la parte politica del Trattato di Maastricht. Dove é il problema? Che non c'é l'Unione Europea e non se ne vedono sintomi di costruzione per il futuro pur essendo in atto l'unificazione monetaria. A chi, allora, stiamo cedendo la nostra sovranità? Ma vediamo prima i fatti.

A) Alcuni indizi che mostrano la destrutturazione politica europea. Il Commissario europeo Monti ha lanciato pochi giorni fa un allarme sul fatto che la realizzazione regolamentare del mercato unico è troppo in ritardo. Settimane prima é apparso che il piano di armonizzazione fiscale europea - senza il quale l'integrazione monetaria può comportare tragedie competitive per alcuni paesi, tra cui il nostro- é ancora in alto mare. Poi avete visto la divisione intraeuropea su molti recenti eventi di politica estera: caso dell'Irak, dell'esclusione della Turchia da ogni possibile inclusione futura nell'Unione, ecc.. Di fatto i pilastri dell'Unione Europea, compimento del mercato unico e politiche estera e di sicurezza comuni, semplicemente, non esistono e non c'è alcun segno che possano esistere nel prossimo futuro (a parte l'accordo di Schengen ed una parzialissima armonizzazione fiscale necessaria per la moneta unica e cose connesse). E dove sono le nuove istituzioni europee, cuore di un'Unione Europea che sia veramente tale?

B) A ben vedere, il Patto di stabilità esclude chiaramente l'idea che vi debba essere un potere politico europeo "forte". Ragioniamo: se pensassi veramente di costruire un "governo europeo", che bisogno avrei di un sistema rigido e, soprattutto, automatico di regole che puniscono chi non rispetta i parametri di bilancio richiesti dall'unione monetaria? Nessuna. Ovviamente definerei dei parametri di riferimento, ma poi lascerei alla gestione politica unitaria, progressivamente raccordata il più possibile al voto democratico, la responsabilità di trattarli volta per volta in base alle contingenze. Ma, appunto, con l'automa di Amsterdam si é voluto evitare la costituzione di una istituzione di governo veramente europea. E si é ripiegato su un comitato informale di coordinamento tra i paesi partecipanti all'unione monetaria ("euro x"). Attenzione, questa é una tipica istituzione di "alleanza" tra nazioni (tipo G7), non certo di "unione".

Gli indizi mi sembrano chiari. L'Unione Europea di nome si sta trasformando in "Alleanza informale europea" nei fatti. Tra l'altro un'alleanza limitata alla sole questioni monetarie, ed annessi, che esclude tutto il resto. Possibile? Certo. Così come non é tecnicamente necessaria un'unione monetaria per far funzionare un mercato unico, non é nemmeno tecnicamente necessario avere un'unione politica per far funzionare un sistema a moneta unica (si veda il caso del Benelux e i molti articoli di A. Martino su questo punto). Quindi la cosa può stare benissimo in piedi e non é un grande problema di per sé. Ma non é più quell'Europa del Trattato di Maastricht a cui il Parlamento italiano ha conferito la nostra sovranità nazionale.

Perché é cambiato il progetto europeo in corso d'opera? La Germania non ha interesse a costruire istituzioni politiche veramente europee in quanto il suo potere verrebbe diluito in esse. Essendo il potere unico reale dell'Europa, perché mai dovrebbe rinunciarvi? Ed infatti, spero vi ricordiate le cronache, ha tenuto duro fino al limite del conflitto con Francia ed Italia per imporre quella forma del Patto di Amsterdam, con il significato detto sopra. Non critico la Germania. Le relazioni internazionali sono basate sulla forza e sugli interessi nazionali nudi e crudi. Non è questo il problema. Lo é, invece, il fatto che il nostro Parlamento ha ceduto sovranità ad un'Europa che in realtà si chiama sempre di più Germania e, in subordine, Francia. Invito i parlamentari a rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che i nostri interessi nazionali non siano messi a rischio da questi sviluppi, nel caso io abbia visto male, oppure a rivedere la decisione di cessione di sovranità, ponendo almeno degli ammortizzatori prudenziali, nel caso abbia visto giusto.

" /> L'unione monetaria non corrisponde alla formazione di una vera e propria unione politica europea. Anzi, i modi in atto di costruzione della prima lasciano intendere, al momento, che non c'é alcuna intenzione di realizzare la seconda. Ma ciò non è percepito come problema. Infatti va per la maggiore, tra protagonisti ed addetti, l'idea che l'unione monetaria sia una "costituzionalizzazione di fatto" del vecchio continente. Ritengono che i vincoli politici derivanti dall'unione monetaria saranno di tale entità da costringere nel tempo le nazioni ad integrarsi anche politicamente, dando vita ad istituzioni in qualche modo confederali o semi. Si faccia quindi l'unione monetaria come viene e come si può adesso e poi pian pianino arriverà anche l'integrazione politica.

Potremmo accettare questo modo pragmatico di pensare e di fare se non vi fossero due insiemi di fatti che mostrano come: (a) invece di diminuire sta aumentando la disintegrazione politica dell'Unione e rallentando la sua integrazione tecnica; (b) l'automatismo del patto di stabilità, siglato ad Amsterdam nel giugno del 1997, elimina tutta la parte politica del Trattato di Maastricht. Dove é il problema? Che non c'é l'Unione Europea e non se ne vedono sintomi di costruzione per il futuro pur essendo in atto l'unificazione monetaria. A chi, allora, stiamo cedendo la nostra sovranità? Ma vediamo prima i fatti.

A) Alcuni indizi che mostrano la destrutturazione politica europea. Il Commissario europeo Monti ha lanciato pochi giorni fa un allarme sul fatto che la realizzazione regolamentare del mercato unico è troppo in ritardo. Settimane prima é apparso che il piano di armonizzazione fiscale europea - senza il quale l'integrazione monetaria può comportare tragedie competitive per alcuni paesi, tra cui il nostro- é ancora in alto mare. Poi avete visto la divisione intraeuropea su molti recenti eventi di politica estera: caso dell'Irak, dell'esclusione della Turchia da ogni possibile inclusione futura nell'Unione, ecc.. Di fatto i pilastri dell'Unione Europea, compimento del mercato unico e politiche estera e di sicurezza comuni, semplicemente, non esistono e non c'è alcun segno che possano esistere nel prossimo futuro (a parte l'accordo di Schengen ed una parzialissima armonizzazione fiscale necessaria per la moneta unica e cose connesse). E dove sono le nuove istituzioni europee, cuore di un'Unione Europea che sia veramente tale?

B) A ben vedere, il Patto di stabilità esclude chiaramente l'idea che vi debba essere un potere politico europeo "forte". Ragioniamo: se pensassi veramente di costruire un "governo europeo", che bisogno avrei di un sistema rigido e, soprattutto, automatico di regole che puniscono chi non rispetta i parametri di bilancio richiesti dall'unione monetaria? Nessuna. Ovviamente definerei dei parametri di riferimento, ma poi lascerei alla gestione politica unitaria, progressivamente raccordata il più possibile al voto democratico, la responsabilità di trattarli volta per volta in base alle contingenze. Ma, appunto, con l'automa di Amsterdam si é voluto evitare la costituzione di una istituzione di governo veramente europea. E si é ripiegato su un comitato informale di coordinamento tra i paesi partecipanti all'unione monetaria ("euro x"). Attenzione, questa é una tipica istituzione di "alleanza" tra nazioni (tipo G7), non certo di "unione".

Gli indizi mi sembrano chiari. L'Unione Europea di nome si sta trasformando in "Alleanza informale europea" nei fatti. Tra l'altro un'alleanza limitata alla sole questioni monetarie, ed annessi, che esclude tutto il resto. Possibile? Certo. Così come non é tecnicamente necessaria un'unione monetaria per far funzionare un mercato unico, non é nemmeno tecnicamente necessario avere un'unione politica per far funzionare un sistema a moneta unica (si veda il caso del Benelux e i molti articoli di A. Martino su questo punto). Quindi la cosa può stare benissimo in piedi e non é un grande problema di per sé. Ma non é più quell'Europa del Trattato di Maastricht a cui il Parlamento italiano ha conferito la nostra sovranità nazionale.

Perché é cambiato il progetto europeo in corso d'opera? La Germania non ha interesse a costruire istituzioni politiche veramente europee in quanto il suo potere verrebbe diluito in esse. Essendo il potere unico reale dell'Europa, perché mai dovrebbe rinunciarvi? Ed infatti, spero vi ricordiate le cronache, ha tenuto duro fino al limite del conflitto con Francia ed Italia per imporre quella forma del Patto di Amsterdam, con il significato detto sopra. Non critico la Germania. Le relazioni internazionali sono basate sulla forza e sugli interessi nazionali nudi e crudi. Non è questo il problema. Lo é, invece, il fatto che il nostro Parlamento ha ceduto sovranità ad un'Europa che in realtà si chiama sempre di più Germania e, in subordine, Francia. Invito i parlamentari a rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che i nostri interessi nazionali non siano messi a rischio da questi sviluppi, nel caso io abbia visto male, oppure a rivedere la decisione di cessione di sovranità, ponendo almeno degli ammortizzatori prudenziali, nel caso abbia visto giusto.

"/> L'unione monetaria non corrisponde alla formazione di una vera e propria unione politica europea. Anzi, i modi in atto di costruzione della prima lasciano intendere, al momento, che non c'é alcuna intenzione di realizzare la seconda. Ma ciò non è percepito come problema. Infatti va per la maggiore, tra protagonisti ed addetti, l'idea che l'unione monetaria sia una "costituzionalizzazione di fatto" del vecchio continente. Ritengono che i vincoli politici derivanti dall'unione monetaria saranno di tale entità da costringere nel tempo le nazioni ad integrarsi anche politicamente, dando vita ad istituzioni in qualche modo confederali o semi. Si faccia quindi l'unione monetaria come viene e come si può adesso e poi pian pianino arriverà anche l'integrazione politica.

Potremmo accettare questo modo pragmatico di pensare e di fare se non vi fossero due insiemi di fatti che mostrano come: (a) invece di diminuire sta aumentando la disintegrazione politica dell'Unione e rallentando la sua integrazione tecnica; (b) l'automatismo del patto di stabilità, siglato ad Amsterdam nel giugno del 1997, elimina tutta la parte politica del Trattato di Maastricht. Dove é il problema? Che non c'é l'Unione Europea e non se ne vedono sintomi di costruzione per il futuro pur essendo in atto l'unificazione monetaria. A chi, allora, stiamo cedendo la nostra sovranità? Ma vediamo prima i fatti.

A) Alcuni indizi che mostrano la destrutturazione politica europea. Il Commissario europeo Monti ha lanciato pochi giorni fa un allarme sul fatto che la realizzazione regolamentare del mercato unico è troppo in ritardo. Settimane prima é apparso che il piano di armonizzazione fiscale europea - senza il quale l'integrazione monetaria può comportare tragedie competitive per alcuni paesi, tra cui il nostro- é ancora in alto mare. Poi avete visto la divisione intraeuropea su molti recenti eventi di politica estera: caso dell'Irak, dell'esclusione della Turchia da ogni possibile inclusione futura nell'Unione, ecc.. Di fatto i pilastri dell'Unione Europea, compimento del mercato unico e politiche estera e di sicurezza comuni, semplicemente, non esistono e non c'è alcun segno che possano esistere nel prossimo futuro (a parte l'accordo di Schengen ed una parzialissima armonizzazione fiscale necessaria per la moneta unica e cose connesse). E dove sono le nuove istituzioni europee, cuore di un'Unione Europea che sia veramente tale?

B) A ben vedere, il Patto di stabilità esclude chiaramente l'idea che vi debba essere un potere politico europeo "forte". Ragioniamo: se pensassi veramente di costruire un "governo europeo", che bisogno avrei di un sistema rigido e, soprattutto, automatico di regole che puniscono chi non rispetta i parametri di bilancio richiesti dall'unione monetaria? Nessuna. Ovviamente definerei dei parametri di riferimento, ma poi lascerei alla gestione politica unitaria, progressivamente raccordata il più possibile al voto democratico, la responsabilità di trattarli volta per volta in base alle contingenze. Ma, appunto, con l'automa di Amsterdam si é voluto evitare la costituzione di una istituzione di governo veramente europea. E si é ripiegato su un comitato informale di coordinamento tra i paesi partecipanti all'unione monetaria ("euro x"). Attenzione, questa é una tipica istituzione di "alleanza" tra nazioni (tipo G7), non certo di "unione".

Gli indizi mi sembrano chiari. L'Unione Europea di nome si sta trasformando in "Alleanza informale europea" nei fatti. Tra l'altro un'alleanza limitata alla sole questioni monetarie, ed annessi, che esclude tutto il resto. Possibile? Certo. Così come non é tecnicamente necessaria un'unione monetaria per far funzionare un mercato unico, non é nemmeno tecnicamente necessario avere un'unione politica per far funzionare un sistema a moneta unica (si veda il caso del Benelux e i molti articoli di A. Martino su questo punto). Quindi la cosa può stare benissimo in piedi e non é un grande problema di per sé. Ma non é più quell'Europa del Trattato di Maastricht a cui il Parlamento italiano ha conferito la nostra sovranità nazionale.

Perché é cambiato il progetto europeo in corso d'opera? La Germania non ha interesse a costruire istituzioni politiche veramente europee in quanto il suo potere verrebbe diluito in esse. Essendo il potere unico reale dell'Europa, perché mai dovrebbe rinunciarvi? Ed infatti, spero vi ricordiate le cronache, ha tenuto duro fino al limite del conflitto con Francia ed Italia per imporre quella forma del Patto di Amsterdam, con il significato detto sopra. Non critico la Germania. Le relazioni internazionali sono basate sulla forza e sugli interessi nazionali nudi e crudi. Non è questo il problema. Lo é, invece, il fatto che il nostro Parlamento ha ceduto sovranità ad un'Europa che in realtà si chiama sempre di più Germania e, in subordine, Francia. Invito i parlamentari a rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che i nostri interessi nazionali non siano messi a rischio da questi sviluppi, nel caso io abbia visto male, oppure a rivedere la decisione di cessione di sovranità, ponendo almeno degli ammortizzatori prudenziali, nel caso abbia visto giusto.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

il Giornale

1998-3-11

11/3/1998

A chi stiamo cedendo la nostra sovranità

L'unione monetaria non corrisponde alla formazione di una vera e propria unione politica europea. Anzi, i modi in atto di costruzione della prima lasciano intendere, al momento, che non c'é alcuna intenzione di realizzare la seconda. Ma ciò non è percepito come problema. Infatti va per la maggiore, tra protagonisti ed addetti, l'idea che l'unione monetaria sia una "costituzionalizzazione di fatto" del vecchio continente. Ritengono che i vincoli politici derivanti dall'unione monetaria saranno di tale entità da costringere nel tempo le nazioni ad integrarsi anche politicamente, dando vita ad istituzioni in qualche modo confederali o semi. Si faccia quindi l'unione monetaria come viene e come si può adesso e poi pian pianino arriverà anche l'integrazione politica.

Potremmo accettare questo modo pragmatico di pensare e di fare se non vi fossero due insiemi di fatti che mostrano come: (a) invece di diminuire sta aumentando la disintegrazione politica dell'Unione e rallentando la sua integrazione tecnica; (b) l'automatismo del patto di stabilità, siglato ad Amsterdam nel giugno del 1997, elimina tutta la parte politica del Trattato di Maastricht. Dove é il problema? Che non c'é l'Unione Europea e non se ne vedono sintomi di costruzione per il futuro pur essendo in atto l'unificazione monetaria. A chi, allora, stiamo cedendo la nostra sovranità? Ma vediamo prima i fatti.

A) Alcuni indizi che mostrano la destrutturazione politica europea. Il Commissario europeo Monti ha lanciato pochi giorni fa un allarme sul fatto che la realizzazione regolamentare del mercato unico è troppo in ritardo. Settimane prima é apparso che il piano di armonizzazione fiscale europea - senza il quale l'integrazione monetaria può comportare tragedie competitive per alcuni paesi, tra cui il nostro- é ancora in alto mare. Poi avete visto la divisione intraeuropea su molti recenti eventi di politica estera: caso dell'Irak, dell'esclusione della Turchia da ogni possibile inclusione futura nell'Unione, ecc.. Di fatto i pilastri dell'Unione Europea, compimento del mercato unico e politiche estera e di sicurezza comuni, semplicemente, non esistono e non c'è alcun segno che possano esistere nel prossimo futuro (a parte l'accordo di Schengen ed una parzialissima armonizzazione fiscale necessaria per la moneta unica e cose connesse). E dove sono le nuove istituzioni europee, cuore di un'Unione Europea che sia veramente tale?

B) A ben vedere, il Patto di stabilità esclude chiaramente l'idea che vi debba essere un potere politico europeo "forte". Ragioniamo: se pensassi veramente di costruire un "governo europeo", che bisogno avrei di un sistema rigido e, soprattutto, automatico di regole che puniscono chi non rispetta i parametri di bilancio richiesti dall'unione monetaria? Nessuna. Ovviamente definerei dei parametri di riferimento, ma poi lascerei alla gestione politica unitaria, progressivamente raccordata il più possibile al voto democratico, la responsabilità di trattarli volta per volta in base alle contingenze. Ma, appunto, con l'automa di Amsterdam si é voluto evitare la costituzione di una istituzione di governo veramente europea. E si é ripiegato su un comitato informale di coordinamento tra i paesi partecipanti all'unione monetaria ("euro x"). Attenzione, questa é una tipica istituzione di "alleanza" tra nazioni (tipo G7), non certo di "unione".

Gli indizi mi sembrano chiari. L'Unione Europea di nome si sta trasformando in "Alleanza informale europea" nei fatti. Tra l'altro un'alleanza limitata alla sole questioni monetarie, ed annessi, che esclude tutto il resto. Possibile? Certo. Così come non é tecnicamente necessaria un'unione monetaria per far funzionare un mercato unico, non é nemmeno tecnicamente necessario avere un'unione politica per far funzionare un sistema a moneta unica (si veda il caso del Benelux e i molti articoli di A. Martino su questo punto). Quindi la cosa può stare benissimo in piedi e non é un grande problema di per sé. Ma non é più quell'Europa del Trattato di Maastricht a cui il Parlamento italiano ha conferito la nostra sovranità nazionale.

Perché é cambiato il progetto europeo in corso d'opera? La Germania non ha interesse a costruire istituzioni politiche veramente europee in quanto il suo potere verrebbe diluito in esse. Essendo il potere unico reale dell'Europa, perché mai dovrebbe rinunciarvi? Ed infatti, spero vi ricordiate le cronache, ha tenuto duro fino al limite del conflitto con Francia ed Italia per imporre quella forma del Patto di Amsterdam, con il significato detto sopra. Non critico la Germania. Le relazioni internazionali sono basate sulla forza e sugli interessi nazionali nudi e crudi. Non è questo il problema. Lo é, invece, il fatto che il nostro Parlamento ha ceduto sovranità ad un'Europa che in realtà si chiama sempre di più Germania e, in subordine, Francia. Invito i parlamentari a rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che i nostri interessi nazionali non siano messi a rischio da questi sviluppi, nel caso io abbia visto male, oppure a rivedere la decisione di cessione di sovranità, ponendo almeno degli ammortizzatori prudenziali, nel caso abbia visto giusto.

(c) 1998 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli