Che noia parlare di tasse. Così vorrebbe farci pensare l'Ulivo. Sottile, anche insinua che adesso non si può abbassarle perché i vincoli di bilancio dovuti all'euromoneta non lo permettono. Ma poi scenderanno, si lascia intendere. E comunque tranquilli: l'economia può crescere lo stesso anche con questi carichi fiscali. Quindi é del tutto inutile porre al centro della politica italiana la questione fiscale e la sua priorità. Ma sta passando questo messaggio? Ho la sensazione di sì. Molti che influenzano l'opinione pubblica si stanno arrendendo all'Ulivo e alle sue false verità perché pensano che vincerà le prossime elezioni. Diamoci una svegliata e ribadiamo la verità nelle pochi fonti di opinione che restano libere, senza timore di essere noiosi.

Con tasse così alte il capitale non é incentivato ad investire in imprese italiane. Quindi scordatevi vera crescita economica e vero lavoro fino a che i carichi fiscali non saranno resi competitivi in relazione ad altri territori concorrenti. Uh che noia. Qualcuno di voi potrebbe sbottare: "basta gridare al lupo, nonostante le alte tasse non si vede alcuna catastrofe economica in arrivo". Calma. Gli andamenti dei sistemi economici vanno valutati su periodi più lunghi. Anche se oggi non é una catastrofe, questa potrebbe arrivare dopo anni e anni di deindustrializzazione strisciante. Se oggi vedo nei dati, come in realtà si vede, che non ci sono nuovi investimenti, allora, pur non aspetterandomi un problema visibile domani, é molto probabile che ci sarà emergenza dopodomani sì. E se capita sarà difficilissimo mettervi riparo. Anche nell'Inghilterra degli anni 60 e 70 i più sottostimavano la deindustrializzazione in corso. L'economia cominciò a sfasciarsi. La gente cercò di proteggersi votando a sinistra. Ma questo peggiorò le cose fino al punto che la stessa popolazione capì che bisognava cambiare le cose urgentemente votando verso un'altra direzione. E fu la Tatcher. Ma ci mise dieci anni a riparare il sistema e fu costretta a far pagare un alto prezzo sociale per il cambiamento in senso liberalizzante. Quando i Berlusconi, Martino, Ricossa, Tremonti, chi scrive e i tanti colleghi che condividono il realismo economico mettono ossessivamente al centro ed in priorità la questione fiscale, e tutto il modello di liberalizzazione economica che ne consegue, lo fanno proprio per cercare di far capire che se cambiamo le cose adesso il costo sociale del cambiamento sarà minimo in relazione a quello che sarà necessario quando arriverà l'emergenza vera e propria. Questo é il punto. Quello che non si fa adesso rischierà di costare dieci volte di più tra qualche anno.

E c'é un aggravante. L'Ulivo sa queste cose. Non le può dire né fare perché sarebbero la fine degli apparati e gruppi di interessi che lo sostengono elettoralmente. Quindi sa che capiterà l'emergenza, ma non può evitarla. Cosa farà? Cercherà di ritardarla e di sostenere in equilibrio il più a lungo possibile il sistema attuale con piccole razionalizzazioni vendute come grandi riforme. Ma, soprattutto, conta sul fatto che difficilmente nei prossimi due o tre anni anni ci sarà l'evidenza di una catastrofe vera e propria. E quella che c'é può essere gestita con tamponamenti. Al Sud cercherà di rabberciare la crisi ricaricandolo di assistenzialismo sufficiente a rimandare l'emergenza. E il nord? Probabilmente l'Ulivo cercherà di dare risorse selettive a coloro che sono importanti per formare l'opinione pubblica (rottamazioni, incentivi di settore, ecc.). Così la protesta in basso troverà un tappo in alto, particolarmente nei media. Ma c'é qualcosa di più perfido. Le misure dette non basteranno comunque a tenere in equilibrio il sistema. Quindi l'Ulivo dovrà fare due cose che ha già iniziato a fare. La prima é un'offensiva fiscale per far pagare a tutti le tasse e far riemergere il nero. Sembra sensato? No, la maggior parte di quelli che evadono lo fanno non per piacere, ma per necessità: con tasse così alte non riescono, a stare sul mercato. Gliele faranno pagare. E questi chiuderanno o andranno, chi potrà, all'estero. Qualche soldo preso subito causerà un impoverimento sistemico successivo. La seconda é quella di far pagare alla classe media un sovraprezzo per l'accesso ai servizi pubbici già finanziati dalle tasse. Significa che i più poveri dovranno pagare di più. Si ribelleranno? No. Verrà detto loro che o così o niente euro o niente sicurezza del posto di lavoro. Con il corredo dei falsi moralismi della solidarietà. In sintesi, l'Ulivo punta ad una strategia di mantenimento del consenso e delle tasse pur in una situazione di progressivo impoverimento del Paese.

Basta avere il coraggio ostinato di dire e ridire la verità per impedirglielo e di non annoiarsi, cari lettori, a sentirsela dire e a riproporla nelle discussioni tra la gente.

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Con tasse così alte il capitale non é incentivato ad investire in imprese italiane. Quindi scordatevi vera crescita economica e vero lavoro fino a che i carichi fiscali non saranno resi competitivi in relazione ad altri territori concorrenti. Uh che noia. Qualcuno di voi potrebbe sbottare: "basta gridare al lupo, nonostante le alte tasse non si vede alcuna catastrofe economica in arrivo". Calma. Gli andamenti dei sistemi economici vanno valutati su periodi più lunghi. Anche se oggi non é una catastrofe, questa potrebbe arrivare dopo anni e anni di deindustrializzazione strisciante. Se oggi vedo nei dati, come in realtà si vede, che non ci sono nuovi investimenti, allora, pur non aspetterandomi un problema visibile domani, é molto probabile che ci sarà emergenza dopodomani sì. E se capita sarà difficilissimo mettervi riparo. Anche nell'Inghilterra degli anni 60 e 70 i più sottostimavano la deindustrializzazione in corso. L'economia cominciò a sfasciarsi. La gente cercò di proteggersi votando a sinistra. Ma questo peggiorò le cose fino al punto che la stessa popolazione capì che bisognava cambiare le cose urgentemente votando verso un'altra direzione. E fu la Tatcher. Ma ci mise dieci anni a riparare il sistema e fu costretta a far pagare un alto prezzo sociale per il cambiamento in senso liberalizzante. Quando i Berlusconi, Martino, Ricossa, Tremonti, chi scrive e i tanti colleghi che condividono il realismo economico mettono ossessivamente al centro ed in priorità la questione fiscale, e tutto il modello di liberalizzazione economica che ne consegue, lo fanno proprio per cercare di far capire che se cambiamo le cose adesso il costo sociale del cambiamento sarà minimo in relazione a quello che sarà necessario quando arriverà l'emergenza vera e propria. Questo é il punto. Quello che non si fa adesso rischierà di costare dieci volte di più tra qualche anno.

E c'é un aggravante. L'Ulivo sa queste cose. Non le può dire né fare perché sarebbero la fine degli apparati e gruppi di interessi che lo sostengono elettoralmente. Quindi sa che capiterà l'emergenza, ma non può evitarla. Cosa farà? Cercherà di ritardarla e di sostenere in equilibrio il più a lungo possibile il sistema attuale con piccole razionalizzazioni vendute come grandi riforme. Ma, soprattutto, conta sul fatto che difficilmente nei prossimi due o tre anni anni ci sarà l'evidenza di una catastrofe vera e propria. E quella che c'é può essere gestita con tamponamenti. Al Sud cercherà di rabberciare la crisi ricaricandolo di assistenzialismo sufficiente a rimandare l'emergenza. E il nord? Probabilmente l'Ulivo cercherà di dare risorse selettive a coloro che sono importanti per formare l'opinione pubblica (rottamazioni, incentivi di settore, ecc.). Così la protesta in basso troverà un tappo in alto, particolarmente nei media. Ma c'é qualcosa di più perfido. Le misure dette non basteranno comunque a tenere in equilibrio il sistema. Quindi l'Ulivo dovrà fare due cose che ha già iniziato a fare. La prima é un'offensiva fiscale per far pagare a tutti le tasse e far riemergere il nero. Sembra sensato? No, la maggior parte di quelli che evadono lo fanno non per piacere, ma per necessità: con tasse così alte non riescono, a stare sul mercato. Gliele faranno pagare. E questi chiuderanno o andranno, chi potrà, all'estero. Qualche soldo preso subito causerà un impoverimento sistemico successivo. La seconda é quella di far pagare alla classe media un sovraprezzo per l'accesso ai servizi pubbici già finanziati dalle tasse. Significa che i più poveri dovranno pagare di più. Si ribelleranno? No. Verrà detto loro che o così o niente euro o niente sicurezza del posto di lavoro. Con il corredo dei falsi moralismi della solidarietà. In sintesi, l'Ulivo punta ad una strategia di mantenimento del consenso e delle tasse pur in una situazione di progressivo impoverimento del Paese.

Basta avere il coraggio ostinato di dire e ridire la verità per impedirglielo e di non annoiarsi, cari lettori, a sentirsela dire e a riproporla nelle discussioni tra la gente.

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Con tasse così alte il capitale non é incentivato ad investire in imprese italiane. Quindi scordatevi vera crescita economica e vero lavoro fino a che i carichi fiscali non saranno resi competitivi in relazione ad altri territori concorrenti. Uh che noia. Qualcuno di voi potrebbe sbottare: "basta gridare al lupo, nonostante le alte tasse non si vede alcuna catastrofe economica in arrivo". Calma. Gli andamenti dei sistemi economici vanno valutati su periodi più lunghi. Anche se oggi non é una catastrofe, questa potrebbe arrivare dopo anni e anni di deindustrializzazione strisciante. Se oggi vedo nei dati, come in realtà si vede, che non ci sono nuovi investimenti, allora, pur non aspetterandomi un problema visibile domani, é molto probabile che ci sarà emergenza dopodomani sì. E se capita sarà difficilissimo mettervi riparo. Anche nell'Inghilterra degli anni 60 e 70 i più sottostimavano la deindustrializzazione in corso. L'economia cominciò a sfasciarsi. La gente cercò di proteggersi votando a sinistra. Ma questo peggiorò le cose fino al punto che la stessa popolazione capì che bisognava cambiare le cose urgentemente votando verso un'altra direzione. E fu la Tatcher. Ma ci mise dieci anni a riparare il sistema e fu costretta a far pagare un alto prezzo sociale per il cambiamento in senso liberalizzante. Quando i Berlusconi, Martino, Ricossa, Tremonti, chi scrive e i tanti colleghi che condividono il realismo economico mettono ossessivamente al centro ed in priorità la questione fiscale, e tutto il modello di liberalizzazione economica che ne consegue, lo fanno proprio per cercare di far capire che se cambiamo le cose adesso il costo sociale del cambiamento sarà minimo in relazione a quello che sarà necessario quando arriverà l'emergenza vera e propria. Questo é il punto. Quello che non si fa adesso rischierà di costare dieci volte di più tra qualche anno.

E c'é un aggravante. L'Ulivo sa queste cose. Non le può dire né fare perché sarebbero la fine degli apparati e gruppi di interessi che lo sostengono elettoralmente. Quindi sa che capiterà l'emergenza, ma non può evitarla. Cosa farà? Cercherà di ritardarla e di sostenere in equilibrio il più a lungo possibile il sistema attuale con piccole razionalizzazioni vendute come grandi riforme. Ma, soprattutto, conta sul fatto che difficilmente nei prossimi due o tre anni anni ci sarà l'evidenza di una catastrofe vera e propria. E quella che c'é può essere gestita con tamponamenti. Al Sud cercherà di rabberciare la crisi ricaricandolo di assistenzialismo sufficiente a rimandare l'emergenza. E il nord? Probabilmente l'Ulivo cercherà di dare risorse selettive a coloro che sono importanti per formare l'opinione pubblica (rottamazioni, incentivi di settore, ecc.). Così la protesta in basso troverà un tappo in alto, particolarmente nei media. Ma c'é qualcosa di più perfido. Le misure dette non basteranno comunque a tenere in equilibrio il sistema. Quindi l'Ulivo dovrà fare due cose che ha già iniziato a fare. La prima é un'offensiva fiscale per far pagare a tutti le tasse e far riemergere il nero. Sembra sensato? No, la maggior parte di quelli che evadono lo fanno non per piacere, ma per necessità: con tasse così alte non riescono, a stare sul mercato. Gliele faranno pagare. E questi chiuderanno o andranno, chi potrà, all'estero. Qualche soldo preso subito causerà un impoverimento sistemico successivo. La seconda é quella di far pagare alla classe media un sovraprezzo per l'accesso ai servizi pubbici già finanziati dalle tasse. Significa che i più poveri dovranno pagare di più. Si ribelleranno? No. Verrà detto loro che o così o niente euro o niente sicurezza del posto di lavoro. Con il corredo dei falsi moralismi della solidarietà. In sintesi, l'Ulivo punta ad una strategia di mantenimento del consenso e delle tasse pur in una situazione di progressivo impoverimento del Paese.

Basta avere il coraggio ostinato di dire e ridire la verità per impedirglielo e di non annoiarsi, cari lettori, a sentirsela dire e a riproporla nelle discussioni tra la gente.

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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

1998-5-11

11/5/1998

L'Ulivo vuole far dimenticare agli italiani la questione fiscale

Che noia parlare di tasse. Così vorrebbe farci pensare l'Ulivo. Sottile, anche insinua che adesso non si può abbassarle perché i vincoli di bilancio dovuti all'euromoneta non lo permettono. Ma poi scenderanno, si lascia intendere. E comunque tranquilli: l'economia può crescere lo stesso anche con questi carichi fiscali. Quindi é del tutto inutile porre al centro della politica italiana la questione fiscale e la sua priorità. Ma sta passando questo messaggio? Ho la sensazione di sì. Molti che influenzano l'opinione pubblica si stanno arrendendo all'Ulivo e alle sue false verità perché pensano che vincerà le prossime elezioni. Diamoci una svegliata e ribadiamo la verità nelle pochi fonti di opinione che restano libere, senza timore di essere noiosi.

Con tasse così alte il capitale non é incentivato ad investire in imprese italiane. Quindi scordatevi vera crescita economica e vero lavoro fino a che i carichi fiscali non saranno resi competitivi in relazione ad altri territori concorrenti. Uh che noia. Qualcuno di voi potrebbe sbottare: "basta gridare al lupo, nonostante le alte tasse non si vede alcuna catastrofe economica in arrivo". Calma. Gli andamenti dei sistemi economici vanno valutati su periodi più lunghi. Anche se oggi non é una catastrofe, questa potrebbe arrivare dopo anni e anni di deindustrializzazione strisciante. Se oggi vedo nei dati, come in realtà si vede, che non ci sono nuovi investimenti, allora, pur non aspetterandomi un problema visibile domani, é molto probabile che ci sarà emergenza dopodomani sì. E se capita sarà difficilissimo mettervi riparo. Anche nell'Inghilterra degli anni 60 e 70 i più sottostimavano la deindustrializzazione in corso. L'economia cominciò a sfasciarsi. La gente cercò di proteggersi votando a sinistra. Ma questo peggiorò le cose fino al punto che la stessa popolazione capì che bisognava cambiare le cose urgentemente votando verso un'altra direzione. E fu la Tatcher. Ma ci mise dieci anni a riparare il sistema e fu costretta a far pagare un alto prezzo sociale per il cambiamento in senso liberalizzante. Quando i Berlusconi, Martino, Ricossa, Tremonti, chi scrive e i tanti colleghi che condividono il realismo economico mettono ossessivamente al centro ed in priorità la questione fiscale, e tutto il modello di liberalizzazione economica che ne consegue, lo fanno proprio per cercare di far capire che se cambiamo le cose adesso il costo sociale del cambiamento sarà minimo in relazione a quello che sarà necessario quando arriverà l'emergenza vera e propria. Questo é il punto. Quello che non si fa adesso rischierà di costare dieci volte di più tra qualche anno.

E c'é un aggravante. L'Ulivo sa queste cose. Non le può dire né fare perché sarebbero la fine degli apparati e gruppi di interessi che lo sostengono elettoralmente. Quindi sa che capiterà l'emergenza, ma non può evitarla. Cosa farà? Cercherà di ritardarla e di sostenere in equilibrio il più a lungo possibile il sistema attuale con piccole razionalizzazioni vendute come grandi riforme. Ma, soprattutto, conta sul fatto che difficilmente nei prossimi due o tre anni anni ci sarà l'evidenza di una catastrofe vera e propria. E quella che c'é può essere gestita con tamponamenti. Al Sud cercherà di rabberciare la crisi ricaricandolo di assistenzialismo sufficiente a rimandare l'emergenza. E il nord? Probabilmente l'Ulivo cercherà di dare risorse selettive a coloro che sono importanti per formare l'opinione pubblica (rottamazioni, incentivi di settore, ecc.). Così la protesta in basso troverà un tappo in alto, particolarmente nei media. Ma c'é qualcosa di più perfido. Le misure dette non basteranno comunque a tenere in equilibrio il sistema. Quindi l'Ulivo dovrà fare due cose che ha già iniziato a fare. La prima é un'offensiva fiscale per far pagare a tutti le tasse e far riemergere il nero. Sembra sensato? No, la maggior parte di quelli che evadono lo fanno non per piacere, ma per necessità: con tasse così alte non riescono, a stare sul mercato. Gliele faranno pagare. E questi chiuderanno o andranno, chi potrà, all'estero. Qualche soldo preso subito causerà un impoverimento sistemico successivo. La seconda é quella di far pagare alla classe media un sovraprezzo per l'accesso ai servizi pubbici già finanziati dalle tasse. Significa che i più poveri dovranno pagare di più. Si ribelleranno? No. Verrà detto loro che o così o niente euro o niente sicurezza del posto di lavoro. Con il corredo dei falsi moralismi della solidarietà. In sintesi, l'Ulivo punta ad una strategia di mantenimento del consenso e delle tasse pur in una situazione di progressivo impoverimento del Paese.

Basta avere il coraggio ostinato di dire e ridire la verità per impedirglielo e di non annoiarsi, cari lettori, a sentirsela dire e a riproporla nelle discussioni tra la gente.

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