Biorivoluzione. Sta per scoppiare entro i prossimi dieci anni. Per la prima volta nella storia la tecnica é in grado di manipolare la vita e, più avanti, di costruirla in modi non dipendenti dal ciclo naturale. Bisogna educare anticipativamente la politica a trattare la nuova dimensione rendendo oggetto esplicito di opinione pubblica i possibili sviluppi - ipotetici, ma già individuabili come possibilità- del bioscenario. C'é ne uno, in particolare, che secondo me si presenta come problema da affrontare preventivamente con molta serietà. La nuova conoscenza biologica e le sue applicazioni potrebbe creare nel prossimo futuro una differenziazione sociale di tale entità da non essere gestibile con le risorse politiche e culturali finora note. Vediamo alcuni esempi.

La ricerca sta rilevando che le differenze tra gli individui sono più imputabili alla genetica che non ad altri fattori ambientali. Tali risultati sono controversi. Tuttavia chi cerca di ridurne il significato non lo fa smentendo questo dato, ma dicendo che poi, nel corso della vita altri fattori contano di più. Lasciamo agli specialisti in materia la questione. Ma, pur restando aperta, é già chiaro per chi, invece, é specialista di politica e dintorni il segnale di una prima frattura nel finora dominante "paradigma culturalista" (le differenze umane sono sociali e non biologiche). Ed é un incubo. Le differenze di origine sociale possono essere corrette dalla politica e dall'economia. Quelle biologiche no. E se queste si confermassero come dei fattori socialmente discriminanti (per esempio, l'azienda assume solo manager con mappa genetica XYZ) che tipo di società verrebbe fuori? Certamente molto diversa da quella di oggi. E la mappazione genetica completa dell'uomo sarà terminata entro pochi anni.

Già ora chi ha molto denaro può ricorrere a cure mediche ed estetiche che lo differenziano notevolmente da quello non abbiente. La bioricerca promette nel futuro grandi opportunità di prolungamento e di qualità della vita. Ma quanto costerà l'accesso? Se nel prossimo futuro la ricchezza potrà comprare più vita, salute o giovinezza, come bisognerà trasformare il modello economico per rendere di massa l'accesso alle bio-opportunità?

Va subito detto che il progresso tecnico generatore del problema é, in realtà, una grande opportunità di miglioramento per la vita di tutti. Ma ogni cambiamento diventa positivo solo se la società é in grado di assorbirlo. E ciò avviene se la politica é veloce nel creare istituzioni e predisporre sistemi che riducano le differenze sociali in relazione ai nuovi fatti. Si possono trovare dei riequilibratori delle biodifferenze? Sì. Il diritto potrebbe sviluppare il concetto di individuo comunque dotato di un "talento" che la comunità deve aiutare a sviluppare, qualunque sia la mappa genetica personale. Lentamente, la società potrebbe abituarsi ad usare risorse eugenetiche sotto controlli di sensatezza. Gli accessi alle opportunità biomediche potrebbero diventare a basso costo in un sistema di mercato efficiente regolato da controlli di qualità e concorrenza equa. In sintesi, si può certamente assorbire la parte negativa - differenziante- della biorivoluzione. Ma ciò richiede una politica e una morale che pragmaticamente si muovano velocemente verso tale logica.

Per questo vedo con preoccupazione il prevalere di una morale conservatrice che tende a soffocare la biorivoluzione, demonizzandola, più che ad incalanarla razionalmente verso binari di sostenibilità ed utilità sociale. E sono ancor più preoccupato nel vedere che qualcuno pensa di poter fermare l'evoluzione della tecnica. Costoro creano solo un ritardo nell'adattamento della società alle novità causando, anche se incosapevolmente, i presupposti di un impatto negativo. Esempio, ipotetico, per capirsi. Poniamo che nei paesi sviluppati prevalga il bioproibizionismo proprio per la paura dell'impatto differenziante detto sopra. E' molto improbabile che altre nazioni, per esempio quelle emergenti, seguano l'esempio, chi per vantaggio competitivo chi per bassa capacità di attuare controlli. Lo scienziato ed il tecnico impossibilitati a lavorare nel primo gruppo di paesi lo faranno nel secondo. I clienti ricchi li raggiungeranno. E la biorivoluzione diffonderà i suoi prodotti in modi clandestini. In questo caso dovremmo temere gravi conseguenze perché la politica non sarebbe predisposta a compensare l'impatto differenziante sull'intera società mondiale.

La via giusta, invece, é portare la morale ad evolvere pari passo con le possibilità tecniche in modo tale che la prima stimoli, in tempo utile, soluzioni politiche che trasformino le seconde in opportunità per tutti e non in incubi discriminanti per molti. Cercare l'alleanza, e non il conflitto, tra morale e tecnica.

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La ricerca sta rilevando che le differenze tra gli individui sono più imputabili alla genetica che non ad altri fattori ambientali. Tali risultati sono controversi. Tuttavia chi cerca di ridurne il significato non lo fa smentendo questo dato, ma dicendo che poi, nel corso della vita altri fattori contano di più. Lasciamo agli specialisti in materia la questione. Ma, pur restando aperta, é già chiaro per chi, invece, é specialista di politica e dintorni il segnale di una prima frattura nel finora dominante "paradigma culturalista" (le differenze umane sono sociali e non biologiche). Ed é un incubo. Le differenze di origine sociale possono essere corrette dalla politica e dall'economia. Quelle biologiche no. E se queste si confermassero come dei fattori socialmente discriminanti (per esempio, l'azienda assume solo manager con mappa genetica XYZ) che tipo di società verrebbe fuori? Certamente molto diversa da quella di oggi. E la mappazione genetica completa dell'uomo sarà terminata entro pochi anni.

Già ora chi ha molto denaro può ricorrere a cure mediche ed estetiche che lo differenziano notevolmente da quello non abbiente. La bioricerca promette nel futuro grandi opportunità di prolungamento e di qualità della vita. Ma quanto costerà l'accesso? Se nel prossimo futuro la ricchezza potrà comprare più vita, salute o giovinezza, come bisognerà trasformare il modello economico per rendere di massa l'accesso alle bio-opportunità?

Va subito detto che il progresso tecnico generatore del problema é, in realtà, una grande opportunità di miglioramento per la vita di tutti. Ma ogni cambiamento diventa positivo solo se la società é in grado di assorbirlo. E ciò avviene se la politica é veloce nel creare istituzioni e predisporre sistemi che riducano le differenze sociali in relazione ai nuovi fatti. Si possono trovare dei riequilibratori delle biodifferenze? Sì. Il diritto potrebbe sviluppare il concetto di individuo comunque dotato di un "talento" che la comunità deve aiutare a sviluppare, qualunque sia la mappa genetica personale. Lentamente, la società potrebbe abituarsi ad usare risorse eugenetiche sotto controlli di sensatezza. Gli accessi alle opportunità biomediche potrebbero diventare a basso costo in un sistema di mercato efficiente regolato da controlli di qualità e concorrenza equa. In sintesi, si può certamente assorbire la parte negativa - differenziante- della biorivoluzione. Ma ciò richiede una politica e una morale che pragmaticamente si muovano velocemente verso tale logica.

Per questo vedo con preoccupazione il prevalere di una morale conservatrice che tende a soffocare la biorivoluzione, demonizzandola, più che ad incalanarla razionalmente verso binari di sostenibilità ed utilità sociale. E sono ancor più preoccupato nel vedere che qualcuno pensa di poter fermare l'evoluzione della tecnica. Costoro creano solo un ritardo nell'adattamento della società alle novità causando, anche se incosapevolmente, i presupposti di un impatto negativo. Esempio, ipotetico, per capirsi. Poniamo che nei paesi sviluppati prevalga il bioproibizionismo proprio per la paura dell'impatto differenziante detto sopra. E' molto improbabile che altre nazioni, per esempio quelle emergenti, seguano l'esempio, chi per vantaggio competitivo chi per bassa capacità di attuare controlli. Lo scienziato ed il tecnico impossibilitati a lavorare nel primo gruppo di paesi lo faranno nel secondo. I clienti ricchi li raggiungeranno. E la biorivoluzione diffonderà i suoi prodotti in modi clandestini. In questo caso dovremmo temere gravi conseguenze perché la politica non sarebbe predisposta a compensare l'impatto differenziante sull'intera società mondiale.

La via giusta, invece, é portare la morale ad evolvere pari passo con le possibilità tecniche in modo tale che la prima stimoli, in tempo utile, soluzioni politiche che trasformino le seconde in opportunità per tutti e non in incubi discriminanti per molti. Cercare l'alleanza, e non il conflitto, tra morale e tecnica.

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La ricerca sta rilevando che le differenze tra gli individui sono più imputabili alla genetica che non ad altri fattori ambientali. Tali risultati sono controversi. Tuttavia chi cerca di ridurne il significato non lo fa smentendo questo dato, ma dicendo che poi, nel corso della vita altri fattori contano di più. Lasciamo agli specialisti in materia la questione. Ma, pur restando aperta, é già chiaro per chi, invece, é specialista di politica e dintorni il segnale di una prima frattura nel finora dominante "paradigma culturalista" (le differenze umane sono sociali e non biologiche). Ed é un incubo. Le differenze di origine sociale possono essere corrette dalla politica e dall'economia. Quelle biologiche no. E se queste si confermassero come dei fattori socialmente discriminanti (per esempio, l'azienda assume solo manager con mappa genetica XYZ) che tipo di società verrebbe fuori? Certamente molto diversa da quella di oggi. E la mappazione genetica completa dell'uomo sarà terminata entro pochi anni.

Già ora chi ha molto denaro può ricorrere a cure mediche ed estetiche che lo differenziano notevolmente da quello non abbiente. La bioricerca promette nel futuro grandi opportunità di prolungamento e di qualità della vita. Ma quanto costerà l'accesso? Se nel prossimo futuro la ricchezza potrà comprare più vita, salute o giovinezza, come bisognerà trasformare il modello economico per rendere di massa l'accesso alle bio-opportunità?

Va subito detto che il progresso tecnico generatore del problema é, in realtà, una grande opportunità di miglioramento per la vita di tutti. Ma ogni cambiamento diventa positivo solo se la società é in grado di assorbirlo. E ciò avviene se la politica é veloce nel creare istituzioni e predisporre sistemi che riducano le differenze sociali in relazione ai nuovi fatti. Si possono trovare dei riequilibratori delle biodifferenze? Sì. Il diritto potrebbe sviluppare il concetto di individuo comunque dotato di un "talento" che la comunità deve aiutare a sviluppare, qualunque sia la mappa genetica personale. Lentamente, la società potrebbe abituarsi ad usare risorse eugenetiche sotto controlli di sensatezza. Gli accessi alle opportunità biomediche potrebbero diventare a basso costo in un sistema di mercato efficiente regolato da controlli di qualità e concorrenza equa. In sintesi, si può certamente assorbire la parte negativa - differenziante- della biorivoluzione. Ma ciò richiede una politica e una morale che pragmaticamente si muovano velocemente verso tale logica.

Per questo vedo con preoccupazione il prevalere di una morale conservatrice che tende a soffocare la biorivoluzione, demonizzandola, più che ad incalanarla razionalmente verso binari di sostenibilità ed utilità sociale. E sono ancor più preoccupato nel vedere che qualcuno pensa di poter fermare l'evoluzione della tecnica. Costoro creano solo un ritardo nell'adattamento della società alle novità causando, anche se incosapevolmente, i presupposti di un impatto negativo. Esempio, ipotetico, per capirsi. Poniamo che nei paesi sviluppati prevalga il bioproibizionismo proprio per la paura dell'impatto differenziante detto sopra. E' molto improbabile che altre nazioni, per esempio quelle emergenti, seguano l'esempio, chi per vantaggio competitivo chi per bassa capacità di attuare controlli. Lo scienziato ed il tecnico impossibilitati a lavorare nel primo gruppo di paesi lo faranno nel secondo. I clienti ricchi li raggiungeranno. E la biorivoluzione diffonderà i suoi prodotti in modi clandestini. In questo caso dovremmo temere gravi conseguenze perché la politica non sarebbe predisposta a compensare l'impatto differenziante sull'intera società mondiale.

La via giusta, invece, é portare la morale ad evolvere pari passo con le possibilità tecniche in modo tale che la prima stimoli, in tempo utile, soluzioni politiche che trasformino le seconde in opportunità per tutti e non in incubi discriminanti per molti. Cercare l'alleanza, e non il conflitto, tra morale e tecnica.

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1998-6-16

16/6/1998

Solo l'alleanza tra morale e tecnica ridurrà l'impatto della biorivoluzione

Biorivoluzione. Sta per scoppiare entro i prossimi dieci anni. Per la prima volta nella storia la tecnica é in grado di manipolare la vita e, più avanti, di costruirla in modi non dipendenti dal ciclo naturale. Bisogna educare anticipativamente la politica a trattare la nuova dimensione rendendo oggetto esplicito di opinione pubblica i possibili sviluppi - ipotetici, ma già individuabili come possibilità- del bioscenario. C'é ne uno, in particolare, che secondo me si presenta come problema da affrontare preventivamente con molta serietà. La nuova conoscenza biologica e le sue applicazioni potrebbe creare nel prossimo futuro una differenziazione sociale di tale entità da non essere gestibile con le risorse politiche e culturali finora note. Vediamo alcuni esempi.

La ricerca sta rilevando che le differenze tra gli individui sono più imputabili alla genetica che non ad altri fattori ambientali. Tali risultati sono controversi. Tuttavia chi cerca di ridurne il significato non lo fa smentendo questo dato, ma dicendo che poi, nel corso della vita altri fattori contano di più. Lasciamo agli specialisti in materia la questione. Ma, pur restando aperta, é già chiaro per chi, invece, é specialista di politica e dintorni il segnale di una prima frattura nel finora dominante "paradigma culturalista" (le differenze umane sono sociali e non biologiche). Ed é un incubo. Le differenze di origine sociale possono essere corrette dalla politica e dall'economia. Quelle biologiche no. E se queste si confermassero come dei fattori socialmente discriminanti (per esempio, l'azienda assume solo manager con mappa genetica XYZ) che tipo di società verrebbe fuori? Certamente molto diversa da quella di oggi. E la mappazione genetica completa dell'uomo sarà terminata entro pochi anni.

Già ora chi ha molto denaro può ricorrere a cure mediche ed estetiche che lo differenziano notevolmente da quello non abbiente. La bioricerca promette nel futuro grandi opportunità di prolungamento e di qualità della vita. Ma quanto costerà l'accesso? Se nel prossimo futuro la ricchezza potrà comprare più vita, salute o giovinezza, come bisognerà trasformare il modello economico per rendere di massa l'accesso alle bio-opportunità?

Va subito detto che il progresso tecnico generatore del problema é, in realtà, una grande opportunità di miglioramento per la vita di tutti. Ma ogni cambiamento diventa positivo solo se la società é in grado di assorbirlo. E ciò avviene se la politica é veloce nel creare istituzioni e predisporre sistemi che riducano le differenze sociali in relazione ai nuovi fatti. Si possono trovare dei riequilibratori delle biodifferenze? Sì. Il diritto potrebbe sviluppare il concetto di individuo comunque dotato di un "talento" che la comunità deve aiutare a sviluppare, qualunque sia la mappa genetica personale. Lentamente, la società potrebbe abituarsi ad usare risorse eugenetiche sotto controlli di sensatezza. Gli accessi alle opportunità biomediche potrebbero diventare a basso costo in un sistema di mercato efficiente regolato da controlli di qualità e concorrenza equa. In sintesi, si può certamente assorbire la parte negativa - differenziante- della biorivoluzione. Ma ciò richiede una politica e una morale che pragmaticamente si muovano velocemente verso tale logica.

Per questo vedo con preoccupazione il prevalere di una morale conservatrice che tende a soffocare la biorivoluzione, demonizzandola, più che ad incalanarla razionalmente verso binari di sostenibilità ed utilità sociale. E sono ancor più preoccupato nel vedere che qualcuno pensa di poter fermare l'evoluzione della tecnica. Costoro creano solo un ritardo nell'adattamento della società alle novità causando, anche se incosapevolmente, i presupposti di un impatto negativo. Esempio, ipotetico, per capirsi. Poniamo che nei paesi sviluppati prevalga il bioproibizionismo proprio per la paura dell'impatto differenziante detto sopra. E' molto improbabile che altre nazioni, per esempio quelle emergenti, seguano l'esempio, chi per vantaggio competitivo chi per bassa capacità di attuare controlli. Lo scienziato ed il tecnico impossibilitati a lavorare nel primo gruppo di paesi lo faranno nel secondo. I clienti ricchi li raggiungeranno. E la biorivoluzione diffonderà i suoi prodotti in modi clandestini. In questo caso dovremmo temere gravi conseguenze perché la politica non sarebbe predisposta a compensare l'impatto differenziante sull'intera società mondiale.

La via giusta, invece, é portare la morale ad evolvere pari passo con le possibilità tecniche in modo tale che la prima stimoli, in tempo utile, soluzioni politiche che trasformino le seconde in opportunità per tutti e non in incubi discriminanti per molti. Cercare l'alleanza, e non il conflitto, tra morale e tecnica.

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