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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2000-11-23

23/11/2000

Scuola: ci vogliono più nozioni, nuovi standard e controlli

L’istruzione non è un monopolio degli insegnanti, ma riguarda direttamente tutta la società e, in particolare, la funzione di governo dell’economia. Più e meglio il capitale umano viene qualificato dai sistemi di educazione primaria, secondaria ed universitaria, più l’economia del futuro prossimo e remoto potrà essere dinamica e fruttifera. In particolare, più mobilità intellettuale nei lavoratori permetterà alle aziende di impiegare tecnologie sempre più complesse e allo Stato di mettere in riserva meno risorse assistenziali perché gli individui saranno meglio capaci di trovare un loro valore di mercato. In sintesi, l’equazione è: alta qualità educativa per tutti uguale a più creazione e diffusione sociale della ricchezza e a meno tasse.

Per tale motivo sarebbe razionale inserire nel nostro sistema scolastico due elementi che ora mancano: (a) definizione precisa degli standard educativi che ogni discente deve conquistare, anno dopo anno, soprattutto nel cruciale periodo della scuola dell’obbligo; (b) controllo obiettivo periodico che tali standard siano effettivamente raggiunti. I primi dovrebbero essere formulati in modo più collegato allo scopo di ottenere un individuo ben formato in funzione dei criteri di competitività nel mercato. Attualmente i requisiti educativi sono troppo vaghi. Sul piano del controllo, inoltre, siamo lontanissimi da una situazione ottimale: gli studenti vengono giudicati dagli insegnanti con metodi soggettivi ed "interni" in assenza di un secondo test obiettivo, esterno. Poi c’è un altro problema. Nel sistema attuale la qualità dell’insegnamento appare essere distribuita a pelle di leopardo sul territorio nazionale. Ci sono insegnanti bravissimi che con la loro dedizione personale riescono a compensare le manchevolezze del sistema. Ma anche altri meno entusiasti che producono un risultato non accettabile. In tale stato di cose può succedere che una famiglia pensi che il figlio sia bravo perché promosso mentre in realtà è sottoeducato. Il che pone un serio problema sia di eguaglianza al diritto allo studio sia di interesse della comunità nazionale ad avere tutti i giovani formati il meglio possibile. Creare i test nazionali per controllare ogni anno la qualità degli studenti servirebbe a risolvere ambedue i problemi.

Quali standard? La situazione da cambiare con più urgenza riguarda, a mio avviso, la strana tendenza a sottostimare le nozioni. Tutti siamo d’accordo, penso, sul fatto che la scuola debba stimolare il pensiero creativo e critico. In un altro articolo ho scritto che la scuola del futuro richiederà perfino che gli insegnanti sappiano – con i dovuti supporti tecnici - sviluppare i talenti dei ragazzi, in un processo educativo sempre più personalizzato. Ma tale funzione sacrosanta non deve comportare la rinuncia all’altrettanto sacrosanto nozionismo. Per esempio, la storia può essere soggetta a tutte le interpretazioni che volete, ma prima di farle gli studenti devono conoscere perfettamente date e fatti. La matematica dovrebbe essere posseduta da ciascuno come la lingua parlata. Lo sviluppo della capacità di astrazione dovrebbe poggiare su schemi logici precisi. In sintesi, vanno definite basi irrinunciabili di conoscenza (metodologica e fattuale). Che, poiché precisabili in termini di standard (sa / non sa), possono essere soggette a controllo attraverso test. Ora non è possibile farlo.

Sfondo una porta aperta? Ho paura di no. Troppi segnali indicano che la pedagogia applicata nel nostro paese sottostimi il nozionismo. Sarei ingiusto se dessi troppo peso ad un fatto buffo capitatomi: uno studente di liceo difendeva a spada tratta il valore morale di Stalin perché l’aveva confuso con Lenin. In ogni caso non possiamo lasciare ambiguo il dato su quanto esattamente gli studenti siano istruiti. Così come non possiamo delegare solo agli insegnanti tutta la funzione di valutazione degli allievi. Deve restare, ovviamente, quella tecnic relativa alla promozione e bocciatura senza la quale il docente perderebbe l’autorità necessaria. Ma ci deve essere un secondo livello di controllo. Un test nazionale annuale extrascolastico che definisca con precisione puntuativa quanto uno studente possieda gli standard conoscitivi di base ritenuti essenziali per la sua età: matematica, pensiero logico, espressione linguistica, storia (fatti), scienze. Così se in una scuola o in un’area geografica si noteranno delle medie troppo basse si saprà che qualcosa lì non funziona e lo si potrà correggere in tempo. Atto oggi impossibile sulla base dei giudizi qualitativi e soggettivi. Lo studente ha il diritto di essere valutato e di sapere che cosa gli serva, eventualmente, per rincorrere lo standard che ha ancora non ha raggiunto. L’uso dell’elettronica renderebbe fattibile e a bassi costi tale sistema.

In conclusione, propongo alla discussione la definizione di nuovi standard nozionistici ed un "secondo controllo" extrascolastico. Immagino la quantità di proteste che tale idea potrebbe suscitare in una società non abituata ai controlli indipendenti e dove ogni corporazione si sente insindacabile. Ma desidero avvertire che il rifiutare i controlli susciterebbe immediatamente il sospetto che uno voglia nascondere delle pecche. E temo siano tante. Ma dobbiamo saperlo con precisione oggettiva e misurarlo in dettaglio. Questo è il punto.

(c) 2000 Carlo Pelanda
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