Al riguardo della questione europea, in Italia, non c'é una sufficiente varietà di opinioni. Nella quasi totalità dei media prevale un orientamento eurofondamentalista, nel circuito televisivo é perfino scandaloso, a guinzaglio dell'eurofanatismo esibito dal governo. Ci sono poche eccezioni aperte ad una maggiore varietà di punti di vista. Tra esse il Giornale e, per esempio, la rivista di geopolitica "Limes". Tale situazione di conformismo informativo generalizzato impedisce una discussione realistica sulle prospettive europee legate al nostro interesse nazionale. L'opinione pubblica é anchilosata in quanto priva di mezzi per esprimere un'opinione che vada oltre agli eurospot quotidiani. I sondaggi mostrano che gli italiani sono in maggioranza eurofavorevoli, ma che non hanno la più pallida idea su che cosa capiterà, e pazienza perché non sono i soli, ma perfino sui dati basici dell'Europa in costruzione. Pensano, infatti, che le cose andranno avanti come ora. Alcuni, i più abbindolati, sono convinti che sarà perfino eurocornucopia. Appunto, regime informativo crea disinformazione. Voglio andare all'attacco di questo muro. Ma non per imporre tesi euroguardinghe. Solo per ottenere la possibilità che queste vengano accostate a quelle conformiste. Poi il pubblico deciderà. E non lo chiedo certamente al Giornale, che fa bene il suo lavoro. Chiedo, invece, al Giornale di incalzare il resto dei media perché passino ad una politica informativa più corretta.

In merito a questo punto é opportuno chiedersi quali e quante persone possano alimentare una maggiore varietà di opinioni sulla questione europea presentando analisi più approfondite di quelle pregiudizialmente euroentusiaste. Non ho i mezzi per fare una conta. Ma sono in grado di darvene un'idea. Prima di tutto c'é un'abbondantissima letteratura in inglese - scientifica e divulgativa- che fa capire molto bene la lista dei pericoli, incompletezze e difetti del disegno europeo. Ho lo spazio solo per citare un saggio di contenuto euroallarmista estremo scritto dal prof. Feldstein (Università di Harvard e presidente dell'ufficio statunitense per la ricerca economica) recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista "Foreign Affairs". L'autore individua il rischio di conflitti intraeuropei veri e propri causati dagli effetti perversi causati da un metodo di realizzazione dell'unione monetaria troppo prematuro e sbilanciato a favore dell'economia finanziaria contro quella reale. A me é capitato, negli Stati Uniti, di farmi almeno una decina di seminari per discutere questo saggio e altri di simile contenuto, colleghi surriscaldati pro e contro. E, forse vi parrà strano, ho criticato Feldstein - e visioni simili- per eccesso di europessimismo ingiustificato. Comunque tutti i dati di scenario oggi disponibili segnalano l'alta probabilità di impoverimento generata da un euro appplicato a Stati non ancora riformati sul piano dell'efficienza economica. Americanate, direte voi. Può darsi, anche se non sottostimerei la qualità della ricerca politico-economica da quelle parti. Comunque il punto é che il saggio citato, in Italia, é stato menzionato solo dal Foglio, che io sappia. Ho dovuto faxarlo, questo é buffo, ad alcuni colleghi - tra cui degli europasdaran sedicenti espertissimi - che manco sapevano esistesse la rivista che lo conteneva. No comment. Ma permettetemi di segnalare almeno le ricerche di centri britannici, questi innegabilmente europei e meno remoti, che da due anni segnalano il rischio che l'euro, concepito come oggi appare, comporti più povertà nelle aree deboli del continente. Ed il Meiridione viene citato esplicitamente come area a rischio. La cosa ci interessa molto, ma l'ho trovata citata solo di passaggio un paio di volte sui giornali. In sintesi, sarete d'accordo con me che il pubblico ha diritto di sapere e valutare queste cose invece che sorbirsi solo gli eurospot. E tocca ai media cercare e divulgare anche queste fonti.

Ma chi in Italia sta facendo analisi e ricerche sullo scenario europeo che tengano conto anche dei suoi rischi, incompletezze e difetti ? Non so dirvelo con esattezza. Sono solo sicuro che eventuali risultati di intelletti nostrani divergenti dall'andazzo euro-apologetico non trovano pubblicità. E, per finire, il dato più inquietante. Mi é capitato che colleghi con voce pubblica, in Italia, e alcuni politici, mi abbiano avvicinato per condividere "privatamente" le mie perplessità sul disegno euromonetario e contorni. Ma poi li ho trovati scrivere "pubblicamente", o esprimersi in interviste, in modo euroconformista. Chieste spiegazioni, la risposta é stata del tipo "tengo famiglia". Il che lascia supporre che ci sia un esplicito controllo dei circuiti informativi nonché un euroconformismo pervasivo nel sistema politico. Ed é questo che mi preoccupa.

Penso sinceramente che i difetti del disegno euromonerio possano essere corretti, tecnicamente e politicamente, per strada affinché non provochino danni eccessivi. Le debolezze del progetto sono fondamentalmente tre, dette schematicamente: l'euro viene creato troppo prima che l'Europa sia pronta per questa integrazione; bisognava prima liberalizzare i singoli Stati sociali e poi passare all'integrazione monetaria (farlo dopo per necessità creerà tensioni formidabili); é folle fare la moneta unica senza costruire parallelalmente l'Europa politica. Per l'Italia, poi, lo scenario é doppiamente oscuro in quanto la specificità dei suoi problemi interni non viene riconosciuta e rispettata da un eurotavolo dominato eccessivamente dalla rigidità tedesca e relativi criterii politici. Non va nascosto che c'é una nuova "questione tedesca" come cardine di quella europea e che per noi é particolarmente critica sia sul piano geopolitico che su quello strettamente economico. Ripeto, questi problemi possono essere corretti per strada. Ma, per quanto compete all'Italia, c'é bisogno di un dibattito nazionale istruito da una maggiore varietà di informazione e di punti di vista alternativi. La propaganda ha un grande difetto: il pubblico ad un certo punto scopre la realtà senza esserne preparato. E qui vengono fuori i grandi guai, non dalla raltà di per se che comunque é sempre flessibile a modifiche se uno é preparato a farlo.Prorio la libertà e varietà dell'informazione rendono le società più capace di trovare soluzioni ai problemi che la storia gli butta addosso. Ridurla o comprimerla, come accede ora in Italia, é il più grave crimine che si può commettere contro un popolo in tempo di pace.

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In merito a questo punto é opportuno chiedersi quali e quante persone possano alimentare una maggiore varietà di opinioni sulla questione europea presentando analisi più approfondite di quelle pregiudizialmente euroentusiaste. Non ho i mezzi per fare una conta. Ma sono in grado di darvene un'idea. Prima di tutto c'é un'abbondantissima letteratura in inglese - scientifica e divulgativa- che fa capire molto bene la lista dei pericoli, incompletezze e difetti del disegno europeo. Ho lo spazio solo per citare un saggio di contenuto euroallarmista estremo scritto dal prof. Feldstein (Università di Harvard e presidente dell'ufficio statunitense per la ricerca economica) recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista "Foreign Affairs". L'autore individua il rischio di conflitti intraeuropei veri e propri causati dagli effetti perversi causati da un metodo di realizzazione dell'unione monetaria troppo prematuro e sbilanciato a favore dell'economia finanziaria contro quella reale. A me é capitato, negli Stati Uniti, di farmi almeno una decina di seminari per discutere questo saggio e altri di simile contenuto, colleghi surriscaldati pro e contro. E, forse vi parrà strano, ho criticato Feldstein - e visioni simili- per eccesso di europessimismo ingiustificato. Comunque tutti i dati di scenario oggi disponibili segnalano l'alta probabilità di impoverimento generata da un euro appplicato a Stati non ancora riformati sul piano dell'efficienza economica. Americanate, direte voi. Può darsi, anche se non sottostimerei la qualità della ricerca politico-economica da quelle parti. Comunque il punto é che il saggio citato, in Italia, é stato menzionato solo dal Foglio, che io sappia. Ho dovuto faxarlo, questo é buffo, ad alcuni colleghi - tra cui degli europasdaran sedicenti espertissimi - che manco sapevano esistesse la rivista che lo conteneva. No comment. Ma permettetemi di segnalare almeno le ricerche di centri britannici, questi innegabilmente europei e meno remoti, che da due anni segnalano il rischio che l'euro, concepito come oggi appare, comporti più povertà nelle aree deboli del continente. Ed il Meiridione viene citato esplicitamente come area a rischio. La cosa ci interessa molto, ma l'ho trovata citata solo di passaggio un paio di volte sui giornali. In sintesi, sarete d'accordo con me che il pubblico ha diritto di sapere e valutare queste cose invece che sorbirsi solo gli eurospot. E tocca ai media cercare e divulgare anche queste fonti.

Ma chi in Italia sta facendo analisi e ricerche sullo scenario europeo che tengano conto anche dei suoi rischi, incompletezze e difetti ? Non so dirvelo con esattezza. Sono solo sicuro che eventuali risultati di intelletti nostrani divergenti dall'andazzo euro-apologetico non trovano pubblicità. E, per finire, il dato più inquietante. Mi é capitato che colleghi con voce pubblica, in Italia, e alcuni politici, mi abbiano avvicinato per condividere "privatamente" le mie perplessità sul disegno euromonetario e contorni. Ma poi li ho trovati scrivere "pubblicamente", o esprimersi in interviste, in modo euroconformista. Chieste spiegazioni, la risposta é stata del tipo "tengo famiglia". Il che lascia supporre che ci sia un esplicito controllo dei circuiti informativi nonché un euroconformismo pervasivo nel sistema politico. Ed é questo che mi preoccupa.

Penso sinceramente che i difetti del disegno euromonerio possano essere corretti, tecnicamente e politicamente, per strada affinché non provochino danni eccessivi. Le debolezze del progetto sono fondamentalmente tre, dette schematicamente: l'euro viene creato troppo prima che l'Europa sia pronta per questa integrazione; bisognava prima liberalizzare i singoli Stati sociali e poi passare all'integrazione monetaria (farlo dopo per necessità creerà tensioni formidabili); é folle fare la moneta unica senza costruire parallelalmente l'Europa politica. Per l'Italia, poi, lo scenario é doppiamente oscuro in quanto la specificità dei suoi problemi interni non viene riconosciuta e rispettata da un eurotavolo dominato eccessivamente dalla rigidità tedesca e relativi criterii politici. Non va nascosto che c'é una nuova "questione tedesca" come cardine di quella europea e che per noi é particolarmente critica sia sul piano geopolitico che su quello strettamente economico. Ripeto, questi problemi possono essere corretti per strada. Ma, per quanto compete all'Italia, c'é bisogno di un dibattito nazionale istruito da una maggiore varietà di informazione e di punti di vista alternativi. La propaganda ha un grande difetto: il pubblico ad un certo punto scopre la realtà senza esserne preparato. E qui vengono fuori i grandi guai, non dalla raltà di per se che comunque é sempre flessibile a modifiche se uno é preparato a farlo.Prorio la libertà e varietà dell'informazione rendono le società più capace di trovare soluzioni ai problemi che la storia gli butta addosso. Ridurla o comprimerla, come accede ora in Italia, é il più grave crimine che si può commettere contro un popolo in tempo di pace.

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In merito a questo punto é opportuno chiedersi quali e quante persone possano alimentare una maggiore varietà di opinioni sulla questione europea presentando analisi più approfondite di quelle pregiudizialmente euroentusiaste. Non ho i mezzi per fare una conta. Ma sono in grado di darvene un'idea. Prima di tutto c'é un'abbondantissima letteratura in inglese - scientifica e divulgativa- che fa capire molto bene la lista dei pericoli, incompletezze e difetti del disegno europeo. Ho lo spazio solo per citare un saggio di contenuto euroallarmista estremo scritto dal prof. Feldstein (Università di Harvard e presidente dell'ufficio statunitense per la ricerca economica) recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista "Foreign Affairs". L'autore individua il rischio di conflitti intraeuropei veri e propri causati dagli effetti perversi causati da un metodo di realizzazione dell'unione monetaria troppo prematuro e sbilanciato a favore dell'economia finanziaria contro quella reale. A me é capitato, negli Stati Uniti, di farmi almeno una decina di seminari per discutere questo saggio e altri di simile contenuto, colleghi surriscaldati pro e contro. E, forse vi parrà strano, ho criticato Feldstein - e visioni simili- per eccesso di europessimismo ingiustificato. Comunque tutti i dati di scenario oggi disponibili segnalano l'alta probabilità di impoverimento generata da un euro appplicato a Stati non ancora riformati sul piano dell'efficienza economica. Americanate, direte voi. Può darsi, anche se non sottostimerei la qualità della ricerca politico-economica da quelle parti. Comunque il punto é che il saggio citato, in Italia, é stato menzionato solo dal Foglio, che io sappia. Ho dovuto faxarlo, questo é buffo, ad alcuni colleghi - tra cui degli europasdaran sedicenti espertissimi - che manco sapevano esistesse la rivista che lo conteneva. No comment. Ma permettetemi di segnalare almeno le ricerche di centri britannici, questi innegabilmente europei e meno remoti, che da due anni segnalano il rischio che l'euro, concepito come oggi appare, comporti più povertà nelle aree deboli del continente. Ed il Meiridione viene citato esplicitamente come area a rischio. La cosa ci interessa molto, ma l'ho trovata citata solo di passaggio un paio di volte sui giornali. In sintesi, sarete d'accordo con me che il pubblico ha diritto di sapere e valutare queste cose invece che sorbirsi solo gli eurospot. E tocca ai media cercare e divulgare anche queste fonti.

Ma chi in Italia sta facendo analisi e ricerche sullo scenario europeo che tengano conto anche dei suoi rischi, incompletezze e difetti ? Non so dirvelo con esattezza. Sono solo sicuro che eventuali risultati di intelletti nostrani divergenti dall'andazzo euro-apologetico non trovano pubblicità. E, per finire, il dato più inquietante. Mi é capitato che colleghi con voce pubblica, in Italia, e alcuni politici, mi abbiano avvicinato per condividere "privatamente" le mie perplessità sul disegno euromonetario e contorni. Ma poi li ho trovati scrivere "pubblicamente", o esprimersi in interviste, in modo euroconformista. Chieste spiegazioni, la risposta é stata del tipo "tengo famiglia". Il che lascia supporre che ci sia un esplicito controllo dei circuiti informativi nonché un euroconformismo pervasivo nel sistema politico. Ed é questo che mi preoccupa.

Penso sinceramente che i difetti del disegno euromonerio possano essere corretti, tecnicamente e politicamente, per strada affinché non provochino danni eccessivi. Le debolezze del progetto sono fondamentalmente tre, dette schematicamente: l'euro viene creato troppo prima che l'Europa sia pronta per questa integrazione; bisognava prima liberalizzare i singoli Stati sociali e poi passare all'integrazione monetaria (farlo dopo per necessità creerà tensioni formidabili); é folle fare la moneta unica senza costruire parallelalmente l'Europa politica. Per l'Italia, poi, lo scenario é doppiamente oscuro in quanto la specificità dei suoi problemi interni non viene riconosciuta e rispettata da un eurotavolo dominato eccessivamente dalla rigidità tedesca e relativi criterii politici. Non va nascosto che c'é una nuova "questione tedesca" come cardine di quella europea e che per noi é particolarmente critica sia sul piano geopolitico che su quello strettamente economico. Ripeto, questi problemi possono essere corretti per strada. Ma, per quanto compete all'Italia, c'é bisogno di un dibattito nazionale istruito da una maggiore varietà di informazione e di punti di vista alternativi. La propaganda ha un grande difetto: il pubblico ad un certo punto scopre la realtà senza esserne preparato. E qui vengono fuori i grandi guai, non dalla raltà di per se che comunque é sempre flessibile a modifiche se uno é preparato a farlo.Prorio la libertà e varietà dell'informazione rendono le società più capace di trovare soluzioni ai problemi che la storia gli butta addosso. Ridurla o comprimerla, come accede ora in Italia, é il più grave crimine che si può commettere contro un popolo in tempo di pace.

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il Giornale

1998-1-7

7/1/1998

Basta con gli eurospot e si parli seriamente di Europa

Al riguardo della questione europea, in Italia, non c'é una sufficiente varietà di opinioni. Nella quasi totalità dei media prevale un orientamento eurofondamentalista, nel circuito televisivo é perfino scandaloso, a guinzaglio dell'eurofanatismo esibito dal governo. Ci sono poche eccezioni aperte ad una maggiore varietà di punti di vista. Tra esse il Giornale e, per esempio, la rivista di geopolitica "Limes". Tale situazione di conformismo informativo generalizzato impedisce una discussione realistica sulle prospettive europee legate al nostro interesse nazionale. L'opinione pubblica é anchilosata in quanto priva di mezzi per esprimere un'opinione che vada oltre agli eurospot quotidiani. I sondaggi mostrano che gli italiani sono in maggioranza eurofavorevoli, ma che non hanno la più pallida idea su che cosa capiterà, e pazienza perché non sono i soli, ma perfino sui dati basici dell'Europa in costruzione. Pensano, infatti, che le cose andranno avanti come ora. Alcuni, i più abbindolati, sono convinti che sarà perfino eurocornucopia. Appunto, regime informativo crea disinformazione. Voglio andare all'attacco di questo muro. Ma non per imporre tesi euroguardinghe. Solo per ottenere la possibilità che queste vengano accostate a quelle conformiste. Poi il pubblico deciderà. E non lo chiedo certamente al Giornale, che fa bene il suo lavoro. Chiedo, invece, al Giornale di incalzare il resto dei media perché passino ad una politica informativa più corretta.

In merito a questo punto é opportuno chiedersi quali e quante persone possano alimentare una maggiore varietà di opinioni sulla questione europea presentando analisi più approfondite di quelle pregiudizialmente euroentusiaste. Non ho i mezzi per fare una conta. Ma sono in grado di darvene un'idea. Prima di tutto c'é un'abbondantissima letteratura in inglese - scientifica e divulgativa- che fa capire molto bene la lista dei pericoli, incompletezze e difetti del disegno europeo. Ho lo spazio solo per citare un saggio di contenuto euroallarmista estremo scritto dal prof. Feldstein (Università di Harvard e presidente dell'ufficio statunitense per la ricerca economica) recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista "Foreign Affairs". L'autore individua il rischio di conflitti intraeuropei veri e propri causati dagli effetti perversi causati da un metodo di realizzazione dell'unione monetaria troppo prematuro e sbilanciato a favore dell'economia finanziaria contro quella reale. A me é capitato, negli Stati Uniti, di farmi almeno una decina di seminari per discutere questo saggio e altri di simile contenuto, colleghi surriscaldati pro e contro. E, forse vi parrà strano, ho criticato Feldstein - e visioni simili- per eccesso di europessimismo ingiustificato. Comunque tutti i dati di scenario oggi disponibili segnalano l'alta probabilità di impoverimento generata da un euro appplicato a Stati non ancora riformati sul piano dell'efficienza economica. Americanate, direte voi. Può darsi, anche se non sottostimerei la qualità della ricerca politico-economica da quelle parti. Comunque il punto é che il saggio citato, in Italia, é stato menzionato solo dal Foglio, che io sappia. Ho dovuto faxarlo, questo é buffo, ad alcuni colleghi - tra cui degli europasdaran sedicenti espertissimi - che manco sapevano esistesse la rivista che lo conteneva. No comment. Ma permettetemi di segnalare almeno le ricerche di centri britannici, questi innegabilmente europei e meno remoti, che da due anni segnalano il rischio che l'euro, concepito come oggi appare, comporti più povertà nelle aree deboli del continente. Ed il Meiridione viene citato esplicitamente come area a rischio. La cosa ci interessa molto, ma l'ho trovata citata solo di passaggio un paio di volte sui giornali. In sintesi, sarete d'accordo con me che il pubblico ha diritto di sapere e valutare queste cose invece che sorbirsi solo gli eurospot. E tocca ai media cercare e divulgare anche queste fonti.

Ma chi in Italia sta facendo analisi e ricerche sullo scenario europeo che tengano conto anche dei suoi rischi, incompletezze e difetti ? Non so dirvelo con esattezza. Sono solo sicuro che eventuali risultati di intelletti nostrani divergenti dall'andazzo euro-apologetico non trovano pubblicità. E, per finire, il dato più inquietante. Mi é capitato che colleghi con voce pubblica, in Italia, e alcuni politici, mi abbiano avvicinato per condividere "privatamente" le mie perplessità sul disegno euromonetario e contorni. Ma poi li ho trovati scrivere "pubblicamente", o esprimersi in interviste, in modo euroconformista. Chieste spiegazioni, la risposta é stata del tipo "tengo famiglia". Il che lascia supporre che ci sia un esplicito controllo dei circuiti informativi nonché un euroconformismo pervasivo nel sistema politico. Ed é questo che mi preoccupa.

Penso sinceramente che i difetti del disegno euromonerio possano essere corretti, tecnicamente e politicamente, per strada affinché non provochino danni eccessivi. Le debolezze del progetto sono fondamentalmente tre, dette schematicamente: l'euro viene creato troppo prima che l'Europa sia pronta per questa integrazione; bisognava prima liberalizzare i singoli Stati sociali e poi passare all'integrazione monetaria (farlo dopo per necessità creerà tensioni formidabili); é folle fare la moneta unica senza costruire parallelalmente l'Europa politica. Per l'Italia, poi, lo scenario é doppiamente oscuro in quanto la specificità dei suoi problemi interni non viene riconosciuta e rispettata da un eurotavolo dominato eccessivamente dalla rigidità tedesca e relativi criterii politici. Non va nascosto che c'é una nuova "questione tedesca" come cardine di quella europea e che per noi é particolarmente critica sia sul piano geopolitico che su quello strettamente economico. Ripeto, questi problemi possono essere corretti per strada. Ma, per quanto compete all'Italia, c'é bisogno di un dibattito nazionale istruito da una maggiore varietà di informazione e di punti di vista alternativi. La propaganda ha un grande difetto: il pubblico ad un certo punto scopre la realtà senza esserne preparato. E qui vengono fuori i grandi guai, non dalla raltà di per se che comunque é sempre flessibile a modifiche se uno é preparato a farlo.Prorio la libertà e varietà dell'informazione rendono le società più capace di trovare soluzioni ai problemi che la storia gli butta addosso. Ridurla o comprimerla, come accede ora in Italia, é il più grave crimine che si può commettere contro un popolo in tempo di pace.

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