Mai avrei pensato di dover difendere il "patto di stabilità", imposto dai tedeschi, che ora Jospin attacca proponendone una revisione prima della ratifica finale. Il meccanismo di questo patto, infatti, é un obbrobrio. Sostituisce l'assenza di una struttura politica europea con un automatismo di vincoli molto rigidi: i Paesi partecipanti all'euro sono obbligati al pareggio di bilancio perpetuo e, se sforano, pagano multa. Per capirsi, la cessione di sovranità economica delle nazioni non avverrà a favore di un governo europeo dotato di una qualche legittimità costituzionale e democratica, ma di un "robot". E questo serve per essere sicuri che regole troppo lasche di politica economica e di bilancio nazionali non destabilizzino l'euromoneta.

Pensate al caso di un'Italia che, dopo l'entrata nell'euro tornasse allegramente e bertinottianamente a fare deficit in percentuali superiori al 3% del Pil. La Banca centrale europea, con il mandato di difendere la stabilità dell'euro, sarebbe costretta ad alzare i tassi e ad attivare politiche monetarie restrittive per contenere il rischio di inflazione e di perdita di crediblità. Immaginatevi un'Olanda, in vero pareggio di bilancio e orientata all'inflazione zero, che si veda alzare i tassi monetari perché l'Italia ha splafonato. Minimo ci sarebbe rivolta: l'economia reale sarebbe soffocata invece di poter crescere grazie alla salute finanziaria dei conti pubblici nazionali. Per drammatizzare, pensate se al posto dell'Olanda ci fosse la Germania. Tornerebbe al marco in un battibaleno e manderebbe al diavolo, giustamente, l'euro. In sintesi, senza forti vincoli esterni alle politiche nazionali non é pensabile che si possa gestire e tenere insieme una moneta sovranazionale.

Ma, d'altra parte, é semplicemente folle affidare ad un "robot" l'eurogoverno integrato dell'economia. Vediamo l'altra faccia della medaglia. Poniamo - ed é esempio realistico- che la Francia entri in un'enorme crisi di disoccupazione. A quel punto dovrà aumentare la spesa pubblica, come misura d'emergenza, per evitare una rivoluzione. E una parte dell'aumento sarebbe sicuramente finanziato da deficit, portandolo oltre il già faticoso 3% in rapporto al Pil. Il "patto di stabilità", in tale caso, prevede multa come pressione per il rientro forzoso nei parametri. Attenzione: i soldi della penalità andrebbero ai Paesi virtuosi, cioé con meno problemi. Voi ve lo immaginate l'operaio o commerciante francese in piena crisi che, per giunta, vede il suo governo costretto a dare un pezzo consistente di ricchezza nazionale ai grassi lussemburghesi, perfino ai tedeschi? Minimo, scoppia una guerra. In sintesi, il "patto di stabilità", come qualsiasi robotizzazione della politica, sarebbe uno strumento di amplificazione delle crisi piuttosto che di soluzione delle stesse. E' roba mal disegnata.

E allora perché difendo, ahimé, il "patto di stabilità" alla tedesca contro la proposta di Jospin di renderlo meno robotico e più politico? Lo statosocialista Jospin non vuole necessariamente modificare le regole di stabilità già negoziate perché ciò significherebbe crisi totale con la Germania. Mira, invece, ad aggiungere un fattore che limiti indirettamente la roboticità del patto. Qual é? E' un bel trucco, tipico dell'irrealismo di sinistra. Si fa un comitato informale intergovernativo per il governo dell'economia europea (tra l'altro previsto dal trattato di Maastricht). Esso - qui il punto- diventa un centro di spesa esterno ai bilanci nazionali finalizzato a gestire direttamente grandi programmi di lavori pubblici europei. Capito l'escamotage? Il pareggio di bilancio significa smontare lo Stato sociale. Se non posso violare questo limite sul piano nazionale, allora devo trovare un'altra possibilità di spendere denaro pubblico, senza farmi beccare, per salvare lo statosocialismo. Se invento un centro di spesa europeo e un piano per cui tale spesa venga classificata formalmente come "investimento" (euroferrovie, eurostrade, euroecc.) e non "deficit", allora posso indebitarmi per finanziarlo senza farlo risultare come passività su alcun bilancio nazionale. Poiché la Francia ha un forte potere politico in un'Europa - inoltre- dominata dagli statosocialisti, allora è sensato pensare che godrà di una bella fetta di questo modo nascosto di fare deficit per finanziare con l'euroasssitenzialismo i suoi disoccupati. Ma, in realtà, i deficit vengono sempre fuori prima o poi. E la futura Banca centrale europea dovrà tenerne conto reagendo con una politica monetaria fortemente restrittiva per tenere stabile l'euro. L'economia reale sarebbe soffocata. e il tutto sarebbe peggiorato dai difetti di un'economia europea drogata dall'assistenzialismo. In questo scenario degenerativo il robot tedesco è certamente la padella, ma è meglio della brace francese. Il mercato, comunque, è la cosa che frigge in ambedue.

Guardate cosa mi tocca scrivere, amati e disperati lettori liberisti, in questa Europa di socialisti e robotisti che è diventata rogo di qualsiasi buonsenso.

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Pensate al caso di un'Italia che, dopo l'entrata nell'euro tornasse allegramente e bertinottianamente a fare deficit in percentuali superiori al 3% del Pil. La Banca centrale europea, con il mandato di difendere la stabilità dell'euro, sarebbe costretta ad alzare i tassi e ad attivare politiche monetarie restrittive per contenere il rischio di inflazione e di perdita di crediblità. Immaginatevi un'Olanda, in vero pareggio di bilancio e orientata all'inflazione zero, che si veda alzare i tassi monetari perché l'Italia ha splafonato. Minimo ci sarebbe rivolta: l'economia reale sarebbe soffocata invece di poter crescere grazie alla salute finanziaria dei conti pubblici nazionali. Per drammatizzare, pensate se al posto dell'Olanda ci fosse la Germania. Tornerebbe al marco in un battibaleno e manderebbe al diavolo, giustamente, l'euro. In sintesi, senza forti vincoli esterni alle politiche nazionali non é pensabile che si possa gestire e tenere insieme una moneta sovranazionale.

Ma, d'altra parte, é semplicemente folle affidare ad un "robot" l'eurogoverno integrato dell'economia. Vediamo l'altra faccia della medaglia. Poniamo - ed é esempio realistico- che la Francia entri in un'enorme crisi di disoccupazione. A quel punto dovrà aumentare la spesa pubblica, come misura d'emergenza, per evitare una rivoluzione. E una parte dell'aumento sarebbe sicuramente finanziato da deficit, portandolo oltre il già faticoso 3% in rapporto al Pil. Il "patto di stabilità", in tale caso, prevede multa come pressione per il rientro forzoso nei parametri. Attenzione: i soldi della penalità andrebbero ai Paesi virtuosi, cioé con meno problemi. Voi ve lo immaginate l'operaio o commerciante francese in piena crisi che, per giunta, vede il suo governo costretto a dare un pezzo consistente di ricchezza nazionale ai grassi lussemburghesi, perfino ai tedeschi? Minimo, scoppia una guerra. In sintesi, il "patto di stabilità", come qualsiasi robotizzazione della politica, sarebbe uno strumento di amplificazione delle crisi piuttosto che di soluzione delle stesse. E' roba mal disegnata.

E allora perché difendo, ahimé, il "patto di stabilità" alla tedesca contro la proposta di Jospin di renderlo meno robotico e più politico? Lo statosocialista Jospin non vuole necessariamente modificare le regole di stabilità già negoziate perché ciò significherebbe crisi totale con la Germania. Mira, invece, ad aggiungere un fattore che limiti indirettamente la roboticità del patto. Qual é? E' un bel trucco, tipico dell'irrealismo di sinistra. Si fa un comitato informale intergovernativo per il governo dell'economia europea (tra l'altro previsto dal trattato di Maastricht). Esso - qui il punto- diventa un centro di spesa esterno ai bilanci nazionali finalizzato a gestire direttamente grandi programmi di lavori pubblici europei. Capito l'escamotage? Il pareggio di bilancio significa smontare lo Stato sociale. Se non posso violare questo limite sul piano nazionale, allora devo trovare un'altra possibilità di spendere denaro pubblico, senza farmi beccare, per salvare lo statosocialismo. Se invento un centro di spesa europeo e un piano per cui tale spesa venga classificata formalmente come "investimento" (euroferrovie, eurostrade, euroecc.) e non "deficit", allora posso indebitarmi per finanziarlo senza farlo risultare come passività su alcun bilancio nazionale. Poiché la Francia ha un forte potere politico in un'Europa - inoltre- dominata dagli statosocialisti, allora è sensato pensare che godrà di una bella fetta di questo modo nascosto di fare deficit per finanziare con l'euroasssitenzialismo i suoi disoccupati. Ma, in realtà, i deficit vengono sempre fuori prima o poi. E la futura Banca centrale europea dovrà tenerne conto reagendo con una politica monetaria fortemente restrittiva per tenere stabile l'euro. L'economia reale sarebbe soffocata. e il tutto sarebbe peggiorato dai difetti di un'economia europea drogata dall'assistenzialismo. In questo scenario degenerativo il robot tedesco è certamente la padella, ma è meglio della brace francese. Il mercato, comunque, è la cosa che frigge in ambedue.

Guardate cosa mi tocca scrivere, amati e disperati lettori liberisti, in questa Europa di socialisti e robotisti che è diventata rogo di qualsiasi buonsenso.

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Pensate al caso di un'Italia che, dopo l'entrata nell'euro tornasse allegramente e bertinottianamente a fare deficit in percentuali superiori al 3% del Pil. La Banca centrale europea, con il mandato di difendere la stabilità dell'euro, sarebbe costretta ad alzare i tassi e ad attivare politiche monetarie restrittive per contenere il rischio di inflazione e di perdita di crediblità. Immaginatevi un'Olanda, in vero pareggio di bilancio e orientata all'inflazione zero, che si veda alzare i tassi monetari perché l'Italia ha splafonato. Minimo ci sarebbe rivolta: l'economia reale sarebbe soffocata invece di poter crescere grazie alla salute finanziaria dei conti pubblici nazionali. Per drammatizzare, pensate se al posto dell'Olanda ci fosse la Germania. Tornerebbe al marco in un battibaleno e manderebbe al diavolo, giustamente, l'euro. In sintesi, senza forti vincoli esterni alle politiche nazionali non é pensabile che si possa gestire e tenere insieme una moneta sovranazionale.

Ma, d'altra parte, é semplicemente folle affidare ad un "robot" l'eurogoverno integrato dell'economia. Vediamo l'altra faccia della medaglia. Poniamo - ed é esempio realistico- che la Francia entri in un'enorme crisi di disoccupazione. A quel punto dovrà aumentare la spesa pubblica, come misura d'emergenza, per evitare una rivoluzione. E una parte dell'aumento sarebbe sicuramente finanziato da deficit, portandolo oltre il già faticoso 3% in rapporto al Pil. Il "patto di stabilità", in tale caso, prevede multa come pressione per il rientro forzoso nei parametri. Attenzione: i soldi della penalità andrebbero ai Paesi virtuosi, cioé con meno problemi. Voi ve lo immaginate l'operaio o commerciante francese in piena crisi che, per giunta, vede il suo governo costretto a dare un pezzo consistente di ricchezza nazionale ai grassi lussemburghesi, perfino ai tedeschi? Minimo, scoppia una guerra. In sintesi, il "patto di stabilità", come qualsiasi robotizzazione della politica, sarebbe uno strumento di amplificazione delle crisi piuttosto che di soluzione delle stesse. E' roba mal disegnata.

E allora perché difendo, ahimé, il "patto di stabilità" alla tedesca contro la proposta di Jospin di renderlo meno robotico e più politico? Lo statosocialista Jospin non vuole necessariamente modificare le regole di stabilità già negoziate perché ciò significherebbe crisi totale con la Germania. Mira, invece, ad aggiungere un fattore che limiti indirettamente la roboticità del patto. Qual é? E' un bel trucco, tipico dell'irrealismo di sinistra. Si fa un comitato informale intergovernativo per il governo dell'economia europea (tra l'altro previsto dal trattato di Maastricht). Esso - qui il punto- diventa un centro di spesa esterno ai bilanci nazionali finalizzato a gestire direttamente grandi programmi di lavori pubblici europei. Capito l'escamotage? Il pareggio di bilancio significa smontare lo Stato sociale. Se non posso violare questo limite sul piano nazionale, allora devo trovare un'altra possibilità di spendere denaro pubblico, senza farmi beccare, per salvare lo statosocialismo. Se invento un centro di spesa europeo e un piano per cui tale spesa venga classificata formalmente come "investimento" (euroferrovie, eurostrade, euroecc.) e non "deficit", allora posso indebitarmi per finanziarlo senza farlo risultare come passività su alcun bilancio nazionale. Poiché la Francia ha un forte potere politico in un'Europa - inoltre- dominata dagli statosocialisti, allora è sensato pensare che godrà di una bella fetta di questo modo nascosto di fare deficit per finanziare con l'euroasssitenzialismo i suoi disoccupati. Ma, in realtà, i deficit vengono sempre fuori prima o poi. E la futura Banca centrale europea dovrà tenerne conto reagendo con una politica monetaria fortemente restrittiva per tenere stabile l'euro. L'economia reale sarebbe soffocata. e il tutto sarebbe peggiorato dai difetti di un'economia europea drogata dall'assistenzialismo. In questo scenario degenerativo il robot tedesco è certamente la padella, ma è meglio della brace francese. Il mercato, comunque, è la cosa che frigge in ambedue.

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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

1997-6-10

10/6/1997

Dalla padella tedesca alla brace francese

Mai avrei pensato di dover difendere il "patto di stabilità", imposto dai tedeschi, che ora Jospin attacca proponendone una revisione prima della ratifica finale. Il meccanismo di questo patto, infatti, é un obbrobrio. Sostituisce l'assenza di una struttura politica europea con un automatismo di vincoli molto rigidi: i Paesi partecipanti all'euro sono obbligati al pareggio di bilancio perpetuo e, se sforano, pagano multa. Per capirsi, la cessione di sovranità economica delle nazioni non avverrà a favore di un governo europeo dotato di una qualche legittimità costituzionale e democratica, ma di un "robot". E questo serve per essere sicuri che regole troppo lasche di politica economica e di bilancio nazionali non destabilizzino l'euromoneta.

Pensate al caso di un'Italia che, dopo l'entrata nell'euro tornasse allegramente e bertinottianamente a fare deficit in percentuali superiori al 3% del Pil. La Banca centrale europea, con il mandato di difendere la stabilità dell'euro, sarebbe costretta ad alzare i tassi e ad attivare politiche monetarie restrittive per contenere il rischio di inflazione e di perdita di crediblità. Immaginatevi un'Olanda, in vero pareggio di bilancio e orientata all'inflazione zero, che si veda alzare i tassi monetari perché l'Italia ha splafonato. Minimo ci sarebbe rivolta: l'economia reale sarebbe soffocata invece di poter crescere grazie alla salute finanziaria dei conti pubblici nazionali. Per drammatizzare, pensate se al posto dell'Olanda ci fosse la Germania. Tornerebbe al marco in un battibaleno e manderebbe al diavolo, giustamente, l'euro. In sintesi, senza forti vincoli esterni alle politiche nazionali non é pensabile che si possa gestire e tenere insieme una moneta sovranazionale.

Ma, d'altra parte, é semplicemente folle affidare ad un "robot" l'eurogoverno integrato dell'economia. Vediamo l'altra faccia della medaglia. Poniamo - ed é esempio realistico- che la Francia entri in un'enorme crisi di disoccupazione. A quel punto dovrà aumentare la spesa pubblica, come misura d'emergenza, per evitare una rivoluzione. E una parte dell'aumento sarebbe sicuramente finanziato da deficit, portandolo oltre il già faticoso 3% in rapporto al Pil. Il "patto di stabilità", in tale caso, prevede multa come pressione per il rientro forzoso nei parametri. Attenzione: i soldi della penalità andrebbero ai Paesi virtuosi, cioé con meno problemi. Voi ve lo immaginate l'operaio o commerciante francese in piena crisi che, per giunta, vede il suo governo costretto a dare un pezzo consistente di ricchezza nazionale ai grassi lussemburghesi, perfino ai tedeschi? Minimo, scoppia una guerra. In sintesi, il "patto di stabilità", come qualsiasi robotizzazione della politica, sarebbe uno strumento di amplificazione delle crisi piuttosto che di soluzione delle stesse. E' roba mal disegnata.

E allora perché difendo, ahimé, il "patto di stabilità" alla tedesca contro la proposta di Jospin di renderlo meno robotico e più politico? Lo statosocialista Jospin non vuole necessariamente modificare le regole di stabilità già negoziate perché ciò significherebbe crisi totale con la Germania. Mira, invece, ad aggiungere un fattore che limiti indirettamente la roboticità del patto. Qual é? E' un bel trucco, tipico dell'irrealismo di sinistra. Si fa un comitato informale intergovernativo per il governo dell'economia europea (tra l'altro previsto dal trattato di Maastricht). Esso - qui il punto- diventa un centro di spesa esterno ai bilanci nazionali finalizzato a gestire direttamente grandi programmi di lavori pubblici europei. Capito l'escamotage? Il pareggio di bilancio significa smontare lo Stato sociale. Se non posso violare questo limite sul piano nazionale, allora devo trovare un'altra possibilità di spendere denaro pubblico, senza farmi beccare, per salvare lo statosocialismo. Se invento un centro di spesa europeo e un piano per cui tale spesa venga classificata formalmente come "investimento" (euroferrovie, eurostrade, euroecc.) e non "deficit", allora posso indebitarmi per finanziarlo senza farlo risultare come passività su alcun bilancio nazionale. Poiché la Francia ha un forte potere politico in un'Europa - inoltre- dominata dagli statosocialisti, allora è sensato pensare che godrà di una bella fetta di questo modo nascosto di fare deficit per finanziare con l'euroasssitenzialismo i suoi disoccupati. Ma, in realtà, i deficit vengono sempre fuori prima o poi. E la futura Banca centrale europea dovrà tenerne conto reagendo con una politica monetaria fortemente restrittiva per tenere stabile l'euro. L'economia reale sarebbe soffocata. e il tutto sarebbe peggiorato dai difetti di un'economia europea drogata dall'assistenzialismo. In questo scenario degenerativo il robot tedesco è certamente la padella, ma è meglio della brace francese. Il mercato, comunque, è la cosa che frigge in ambedue.

Guardate cosa mi tocca scrivere, amati e disperati lettori liberisti, in questa Europa di socialisti e robotisti che è diventata rogo di qualsiasi buonsenso.

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