Si puo' costruire una casa dal tetto? Di solito no. Ma se si obbliga un mucchio di gente a sostenerlo, ed a soffrire, mentre si getta il cemento per elevare i pilastri, allora si puo' fare accettando un enorme costo sociale. Circa il 50% degli europei e' a rischio di peggiorare le proprie condizioni economiche da oggi fino ad almeno il 2005 - di piu' nelle aree deboli- a causa del metodo di realizzare l'euro prima che ne siano pronti i sostegni. Questa tendenza negativa si basa su dati provvisori e quindi ancora da non prendere come previsione di probabilita' consistente. Inoltre l'entita' dell'impatto sociale causato dall'euromoneta potra' variare in base agli andamenti economici sul piano globale, attualmente imprevedibili. Ma gia' da tempo si vede che alcune componenti di scenario di cui si e' piu' sicuri portano verso l'esito temuto.

Per esempio, la fase iniziale della moneta unica, che ha bisogno di dimostrarsi forte da subito, richiedera' agli Stati di ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per ottenere il pareggio di bilancio. Non e' escluso, poi, che per eliminare radicalmente sia il pericolo di inflazioneche che di debolezza monetaria nei confronti del dollaro, la politica della futura Banca centrale europea alzera' i tassi di una percentuale maggiore di quanto contingemente necessario. In una parola, e' probabile che la politica monetaria europea, nei primi anni di avvio, tendera' a privilegiare la stabilita' finanziaria a scapito dello sviluppo. e questo sara' tanto piu' vero quanti piu' Paesi finanziariamente "instabili" (tipo l'Italia) faranno parte del primo gruppo. Tale tendenza e' gia' di per se negativa per la crescita. Ma il vero problema nasce dal fatto che questa stretta - per altro tecnicamente necessaria- andra' a cadere su Stati sociali che non riusciranno, in tempo utile, a riformarsi in senso liberalizzante. Questo vuol dire che l'economia reale non avra' la flessibilita' necessaria per compensare la stretta finanziaria. La rigidita' delle politiche monetarie aumentera' quella tipica dei sistemi statocialisti. I cittadini godranno di meno spesa pubblica dovendo contemporaneamente pagare piu' tasse. Pensate poi ad altri fattori di aggravamento. Per esempio, gli Stati continueranno a garantire il loro debito (i titoli), ma non potranno piu' stampare moneta perche' sara' facolta' esclusiva dell'eurobanca centrale. Cosa vorra' dire? Ancora piu' tasse per finanziare la spesa per interessi. A questa tendenza generale va aggiunto il fatto che la mancanza di un sistema politico e di governo europeo non permettera' di bilanciare gli scompensi territoriali sul piano della ricchezza e della competitivita'. Cio' fa prevedere che le aree deboli saranno punite molto di piu' di quelle forti, creando pericolose asimmetrie nel sistema europeo. In sintesi, una buona meta' degli europei e' a rischio. Non sara' certo una catastrofe. Ma il costo sociale di questo modo di fare l'euro sara' alto. Troppo.

Proprio la prospettiva di tale costo ha alimentato le critiche - anche violente- che, da due anni almeno, vi passo su queste pagine in merito all'eurodisegno in atto. Ma ormai sembra andare in porto, pur essendoci ancora forti dubbi di fattibilita' sia sul piano generale sia su quello dell'entrata dell'Italia nel primo giro. Cio' rende apparentemente inutile il continuare ad invocare rinvio e rinsavimento dei governi. In effetti il rinvio, a questo punto di "non ritorno" degli impegni presi dagli Stati, comporterebbe la dissoluzione dell'Europa e sarebbe il caso peggiore in assoluto. Ma c'e' ancora la possibilita' di ottenere un loro rinsavimento in corso d'opera, attutendo almeno in parte i costi per la gente e i rischi di instabilita' sia intraeuropea che globale. Per capire come, e' utile ricordare quale sarebbe stata l'alternativa di euro-ingegneria con minori rischi e costi, anzi con maggior probabilita' di ottimismo e ricchezza per tutti.

Si sarebbe dovuto usare un metodo dal basso verso l'alto, cioe' costruire quattro pilastri prima di fare il tetto euromonetario: (1) ogni nazione avrebbe dovuto riformare e modernizzare sovranamente il proprio modello politico-economico per renderlo piu' orientato alla crescita ed alla piena occupazione, cioe' liberalizzare il proprio sistema interno; (2) poi si sarebbero dovuti costruire i sistemi di convergenza non monetaria sia per rendere fluido ed armonico il mercato unico; (3) parallelamente si sarebbe dovuto generare una carta costituzionale europea capace di dare progressivamente - attraverso le norme di transizione- i poteri ed il controllo democratico su di essi ad un governo continentale; (4) infine, ma non meno importante, i governi europei avrebbero dovuto raggiungere un'intesa al riguardo della collocazione dell'Unione nel sistema di costruzione e regolazione dell'ordine mondiale, soprattutto negoziando con Stati Uniti e Giappone un accordo di cooperazione trilaterale sul piano monetario. Questo avrebbe favorito una minor fatica nel processo di stabilizzazione dell'euro nella delicata fase di avvio. Una vollta realizzati questi quattro pilastri si sarebbe potuto fare l'euro alla grande, senza. Ma il disegno in corso sta sequendo questi punti in verso esattamente contrario.

Certo, uno potrebbe dire che ci sarebbe voluto troppo tempo a fare cosi', rischiando di rendere l'euro una chimera remota, anche pensando all'impossibilita' delle nazioni europee di raggiungere internamente il consenso necessario a riformare, in particolare, il loro sistema di Stato sociale. Ma questa critica - pur sensata- non ha forza di argomento.I quattro pilastri detti sopra, infatti, dovranno essere costruiti in ogni caso. Questo il primo punto. Il secondo e' che il farli sotto la necessita' di sostenere un tetto che da solo non sta in piedi ne indebolira' la consistenza, a scapito dell'efficacia. Ecco perche' la critica al metodo in atto per la costruzione europea non e' superata dal fatto che e' piu' probabile che l'euro si faccia. E piu' si avviicna l'ora dell'euro gestito con il metodo dall'alto verso il basso, piu' sara' necessario accelerare la costruzione dal basso verso l'alto dei pilastri che lo renderanno sostenibile. Come? Un modo lo troveremo. Intanto rendetevi conto che l'euro non e' la fine di un'avventura, ma solo l'inizio di un thriller.

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Per esempio, la fase iniziale della moneta unica, che ha bisogno di dimostrarsi forte da subito, richiedera' agli Stati di ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per ottenere il pareggio di bilancio. Non e' escluso, poi, che per eliminare radicalmente sia il pericolo di inflazioneche che di debolezza monetaria nei confronti del dollaro, la politica della futura Banca centrale europea alzera' i tassi di una percentuale maggiore di quanto contingemente necessario. In una parola, e' probabile che la politica monetaria europea, nei primi anni di avvio, tendera' a privilegiare la stabilita' finanziaria a scapito dello sviluppo. e questo sara' tanto piu' vero quanti piu' Paesi finanziariamente "instabili" (tipo l'Italia) faranno parte del primo gruppo. Tale tendenza e' gia' di per se negativa per la crescita. Ma il vero problema nasce dal fatto che questa stretta - per altro tecnicamente necessaria- andra' a cadere su Stati sociali che non riusciranno, in tempo utile, a riformarsi in senso liberalizzante. Questo vuol dire che l'economia reale non avra' la flessibilita' necessaria per compensare la stretta finanziaria. La rigidita' delle politiche monetarie aumentera' quella tipica dei sistemi statocialisti. I cittadini godranno di meno spesa pubblica dovendo contemporaneamente pagare piu' tasse. Pensate poi ad altri fattori di aggravamento. Per esempio, gli Stati continueranno a garantire il loro debito (i titoli), ma non potranno piu' stampare moneta perche' sara' facolta' esclusiva dell'eurobanca centrale. Cosa vorra' dire? Ancora piu' tasse per finanziare la spesa per interessi. A questa tendenza generale va aggiunto il fatto che la mancanza di un sistema politico e di governo europeo non permettera' di bilanciare gli scompensi territoriali sul piano della ricchezza e della competitivita'. Cio' fa prevedere che le aree deboli saranno punite molto di piu' di quelle forti, creando pericolose asimmetrie nel sistema europeo. In sintesi, una buona meta' degli europei e' a rischio. Non sara' certo una catastrofe. Ma il costo sociale di questo modo di fare l'euro sara' alto. Troppo.

Proprio la prospettiva di tale costo ha alimentato le critiche - anche violente- che, da due anni almeno, vi passo su queste pagine in merito all'eurodisegno in atto. Ma ormai sembra andare in porto, pur essendoci ancora forti dubbi di fattibilita' sia sul piano generale sia su quello dell'entrata dell'Italia nel primo giro. Cio' rende apparentemente inutile il continuare ad invocare rinvio e rinsavimento dei governi. In effetti il rinvio, a questo punto di "non ritorno" degli impegni presi dagli Stati, comporterebbe la dissoluzione dell'Europa e sarebbe il caso peggiore in assoluto. Ma c'e' ancora la possibilita' di ottenere un loro rinsavimento in corso d'opera, attutendo almeno in parte i costi per la gente e i rischi di instabilita' sia intraeuropea che globale. Per capire come, e' utile ricordare quale sarebbe stata l'alternativa di euro-ingegneria con minori rischi e costi, anzi con maggior probabilita' di ottimismo e ricchezza per tutti.

Si sarebbe dovuto usare un metodo dal basso verso l'alto, cioe' costruire quattro pilastri prima di fare il tetto euromonetario: (1) ogni nazione avrebbe dovuto riformare e modernizzare sovranamente il proprio modello politico-economico per renderlo piu' orientato alla crescita ed alla piena occupazione, cioe' liberalizzare il proprio sistema interno; (2) poi si sarebbero dovuti costruire i sistemi di convergenza non monetaria sia per rendere fluido ed armonico il mercato unico; (3) parallelamente si sarebbe dovuto generare una carta costituzionale europea capace di dare progressivamente - attraverso le norme di transizione- i poteri ed il controllo democratico su di essi ad un governo continentale; (4) infine, ma non meno importante, i governi europei avrebbero dovuto raggiungere un'intesa al riguardo della collocazione dell'Unione nel sistema di costruzione e regolazione dell'ordine mondiale, soprattutto negoziando con Stati Uniti e Giappone un accordo di cooperazione trilaterale sul piano monetario. Questo avrebbe favorito una minor fatica nel processo di stabilizzazione dell'euro nella delicata fase di avvio. Una vollta realizzati questi quattro pilastri si sarebbe potuto fare l'euro alla grande, senza. Ma il disegno in corso sta sequendo questi punti in verso esattamente contrario.

Certo, uno potrebbe dire che ci sarebbe voluto troppo tempo a fare cosi', rischiando di rendere l'euro una chimera remota, anche pensando all'impossibilita' delle nazioni europee di raggiungere internamente il consenso necessario a riformare, in particolare, il loro sistema di Stato sociale. Ma questa critica - pur sensata- non ha forza di argomento.I quattro pilastri detti sopra, infatti, dovranno essere costruiti in ogni caso. Questo il primo punto. Il secondo e' che il farli sotto la necessita' di sostenere un tetto che da solo non sta in piedi ne indebolira' la consistenza, a scapito dell'efficacia. Ecco perche' la critica al metodo in atto per la costruzione europea non e' superata dal fatto che e' piu' probabile che l'euro si faccia. E piu' si avviicna l'ora dell'euro gestito con il metodo dall'alto verso il basso, piu' sara' necessario accelerare la costruzione dal basso verso l'alto dei pilastri che lo renderanno sostenibile. Come? Un modo lo troveremo. Intanto rendetevi conto che l'euro non e' la fine di un'avventura, ma solo l'inizio di un thriller.

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Per esempio, la fase iniziale della moneta unica, che ha bisogno di dimostrarsi forte da subito, richiedera' agli Stati di ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per ottenere il pareggio di bilancio. Non e' escluso, poi, che per eliminare radicalmente sia il pericolo di inflazioneche che di debolezza monetaria nei confronti del dollaro, la politica della futura Banca centrale europea alzera' i tassi di una percentuale maggiore di quanto contingemente necessario. In una parola, e' probabile che la politica monetaria europea, nei primi anni di avvio, tendera' a privilegiare la stabilita' finanziaria a scapito dello sviluppo. e questo sara' tanto piu' vero quanti piu' Paesi finanziariamente "instabili" (tipo l'Italia) faranno parte del primo gruppo. Tale tendenza e' gia' di per se negativa per la crescita. Ma il vero problema nasce dal fatto che questa stretta - per altro tecnicamente necessaria- andra' a cadere su Stati sociali che non riusciranno, in tempo utile, a riformarsi in senso liberalizzante. Questo vuol dire che l'economia reale non avra' la flessibilita' necessaria per compensare la stretta finanziaria. La rigidita' delle politiche monetarie aumentera' quella tipica dei sistemi statocialisti. I cittadini godranno di meno spesa pubblica dovendo contemporaneamente pagare piu' tasse. Pensate poi ad altri fattori di aggravamento. Per esempio, gli Stati continueranno a garantire il loro debito (i titoli), ma non potranno piu' stampare moneta perche' sara' facolta' esclusiva dell'eurobanca centrale. Cosa vorra' dire? Ancora piu' tasse per finanziare la spesa per interessi. A questa tendenza generale va aggiunto il fatto che la mancanza di un sistema politico e di governo europeo non permettera' di bilanciare gli scompensi territoriali sul piano della ricchezza e della competitivita'. Cio' fa prevedere che le aree deboli saranno punite molto di piu' di quelle forti, creando pericolose asimmetrie nel sistema europeo. In sintesi, una buona meta' degli europei e' a rischio. Non sara' certo una catastrofe. Ma il costo sociale di questo modo di fare l'euro sara' alto. Troppo.

Proprio la prospettiva di tale costo ha alimentato le critiche - anche violente- che, da due anni almeno, vi passo su queste pagine in merito all'eurodisegno in atto. Ma ormai sembra andare in porto, pur essendoci ancora forti dubbi di fattibilita' sia sul piano generale sia su quello dell'entrata dell'Italia nel primo giro. Cio' rende apparentemente inutile il continuare ad invocare rinvio e rinsavimento dei governi. In effetti il rinvio, a questo punto di "non ritorno" degli impegni presi dagli Stati, comporterebbe la dissoluzione dell'Europa e sarebbe il caso peggiore in assoluto. Ma c'e' ancora la possibilita' di ottenere un loro rinsavimento in corso d'opera, attutendo almeno in parte i costi per la gente e i rischi di instabilita' sia intraeuropea che globale. Per capire come, e' utile ricordare quale sarebbe stata l'alternativa di euro-ingegneria con minori rischi e costi, anzi con maggior probabilita' di ottimismo e ricchezza per tutti.

Si sarebbe dovuto usare un metodo dal basso verso l'alto, cioe' costruire quattro pilastri prima di fare il tetto euromonetario: (1) ogni nazione avrebbe dovuto riformare e modernizzare sovranamente il proprio modello politico-economico per renderlo piu' orientato alla crescita ed alla piena occupazione, cioe' liberalizzare il proprio sistema interno; (2) poi si sarebbero dovuti costruire i sistemi di convergenza non monetaria sia per rendere fluido ed armonico il mercato unico; (3) parallelamente si sarebbe dovuto generare una carta costituzionale europea capace di dare progressivamente - attraverso le norme di transizione- i poteri ed il controllo democratico su di essi ad un governo continentale; (4) infine, ma non meno importante, i governi europei avrebbero dovuto raggiungere un'intesa al riguardo della collocazione dell'Unione nel sistema di costruzione e regolazione dell'ordine mondiale, soprattutto negoziando con Stati Uniti e Giappone un accordo di cooperazione trilaterale sul piano monetario. Questo avrebbe favorito una minor fatica nel processo di stabilizzazione dell'euro nella delicata fase di avvio. Una vollta realizzati questi quattro pilastri si sarebbe potuto fare l'euro alla grande, senza. Ma il disegno in corso sta sequendo questi punti in verso esattamente contrario.

Certo, uno potrebbe dire che ci sarebbe voluto troppo tempo a fare cosi', rischiando di rendere l'euro una chimera remota, anche pensando all'impossibilita' delle nazioni europee di raggiungere internamente il consenso necessario a riformare, in particolare, il loro sistema di Stato sociale. Ma questa critica - pur sensata- non ha forza di argomento.I quattro pilastri detti sopra, infatti, dovranno essere costruiti in ogni caso. Questo il primo punto. Il secondo e' che il farli sotto la necessita' di sostenere un tetto che da solo non sta in piedi ne indebolira' la consistenza, a scapito dell'efficacia. Ecco perche' la critica al metodo in atto per la costruzione europea non e' superata dal fatto che e' piu' probabile che l'euro si faccia. E piu' si avviicna l'ora dell'euro gestito con il metodo dall'alto verso il basso, piu' sara' necessario accelerare la costruzione dal basso verso l'alto dei pilastri che lo renderanno sostenibile. Come? Un modo lo troveremo. Intanto rendetevi conto che l'euro non e' la fine di un'avventura, ma solo l'inizio di un thriller.

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1997-9-28

28/9/1997

All'Euro mancano quattro pilastri

Si puo' costruire una casa dal tetto? Di solito no. Ma se si obbliga un mucchio di gente a sostenerlo, ed a soffrire, mentre si getta il cemento per elevare i pilastri, allora si puo' fare accettando un enorme costo sociale. Circa il 50% degli europei e' a rischio di peggiorare le proprie condizioni economiche da oggi fino ad almeno il 2005 - di piu' nelle aree deboli- a causa del metodo di realizzare l'euro prima che ne siano pronti i sostegni. Questa tendenza negativa si basa su dati provvisori e quindi ancora da non prendere come previsione di probabilita' consistente. Inoltre l'entita' dell'impatto sociale causato dall'euromoneta potra' variare in base agli andamenti economici sul piano globale, attualmente imprevedibili. Ma gia' da tempo si vede che alcune componenti di scenario di cui si e' piu' sicuri portano verso l'esito temuto.

Per esempio, la fase iniziale della moneta unica, che ha bisogno di dimostrarsi forte da subito, richiedera' agli Stati di ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per ottenere il pareggio di bilancio. Non e' escluso, poi, che per eliminare radicalmente sia il pericolo di inflazioneche che di debolezza monetaria nei confronti del dollaro, la politica della futura Banca centrale europea alzera' i tassi di una percentuale maggiore di quanto contingemente necessario. In una parola, e' probabile che la politica monetaria europea, nei primi anni di avvio, tendera' a privilegiare la stabilita' finanziaria a scapito dello sviluppo. e questo sara' tanto piu' vero quanti piu' Paesi finanziariamente "instabili" (tipo l'Italia) faranno parte del primo gruppo. Tale tendenza e' gia' di per se negativa per la crescita. Ma il vero problema nasce dal fatto che questa stretta - per altro tecnicamente necessaria- andra' a cadere su Stati sociali che non riusciranno, in tempo utile, a riformarsi in senso liberalizzante. Questo vuol dire che l'economia reale non avra' la flessibilita' necessaria per compensare la stretta finanziaria. La rigidita' delle politiche monetarie aumentera' quella tipica dei sistemi statocialisti. I cittadini godranno di meno spesa pubblica dovendo contemporaneamente pagare piu' tasse. Pensate poi ad altri fattori di aggravamento. Per esempio, gli Stati continueranno a garantire il loro debito (i titoli), ma non potranno piu' stampare moneta perche' sara' facolta' esclusiva dell'eurobanca centrale. Cosa vorra' dire? Ancora piu' tasse per finanziare la spesa per interessi. A questa tendenza generale va aggiunto il fatto che la mancanza di un sistema politico e di governo europeo non permettera' di bilanciare gli scompensi territoriali sul piano della ricchezza e della competitivita'. Cio' fa prevedere che le aree deboli saranno punite molto di piu' di quelle forti, creando pericolose asimmetrie nel sistema europeo. In sintesi, una buona meta' degli europei e' a rischio. Non sara' certo una catastrofe. Ma il costo sociale di questo modo di fare l'euro sara' alto. Troppo.

Proprio la prospettiva di tale costo ha alimentato le critiche - anche violente- che, da due anni almeno, vi passo su queste pagine in merito all'eurodisegno in atto. Ma ormai sembra andare in porto, pur essendoci ancora forti dubbi di fattibilita' sia sul piano generale sia su quello dell'entrata dell'Italia nel primo giro. Cio' rende apparentemente inutile il continuare ad invocare rinvio e rinsavimento dei governi. In effetti il rinvio, a questo punto di "non ritorno" degli impegni presi dagli Stati, comporterebbe la dissoluzione dell'Europa e sarebbe il caso peggiore in assoluto. Ma c'e' ancora la possibilita' di ottenere un loro rinsavimento in corso d'opera, attutendo almeno in parte i costi per la gente e i rischi di instabilita' sia intraeuropea che globale. Per capire come, e' utile ricordare quale sarebbe stata l'alternativa di euro-ingegneria con minori rischi e costi, anzi con maggior probabilita' di ottimismo e ricchezza per tutti.

Si sarebbe dovuto usare un metodo dal basso verso l'alto, cioe' costruire quattro pilastri prima di fare il tetto euromonetario: (1) ogni nazione avrebbe dovuto riformare e modernizzare sovranamente il proprio modello politico-economico per renderlo piu' orientato alla crescita ed alla piena occupazione, cioe' liberalizzare il proprio sistema interno; (2) poi si sarebbero dovuti costruire i sistemi di convergenza non monetaria sia per rendere fluido ed armonico il mercato unico; (3) parallelamente si sarebbe dovuto generare una carta costituzionale europea capace di dare progressivamente - attraverso le norme di transizione- i poteri ed il controllo democratico su di essi ad un governo continentale; (4) infine, ma non meno importante, i governi europei avrebbero dovuto raggiungere un'intesa al riguardo della collocazione dell'Unione nel sistema di costruzione e regolazione dell'ordine mondiale, soprattutto negoziando con Stati Uniti e Giappone un accordo di cooperazione trilaterale sul piano monetario. Questo avrebbe favorito una minor fatica nel processo di stabilizzazione dell'euro nella delicata fase di avvio. Una vollta realizzati questi quattro pilastri si sarebbe potuto fare l'euro alla grande, senza. Ma il disegno in corso sta sequendo questi punti in verso esattamente contrario.

Certo, uno potrebbe dire che ci sarebbe voluto troppo tempo a fare cosi', rischiando di rendere l'euro una chimera remota, anche pensando all'impossibilita' delle nazioni europee di raggiungere internamente il consenso necessario a riformare, in particolare, il loro sistema di Stato sociale. Ma questa critica - pur sensata- non ha forza di argomento.I quattro pilastri detti sopra, infatti, dovranno essere costruiti in ogni caso. Questo il primo punto. Il secondo e' che il farli sotto la necessita' di sostenere un tetto che da solo non sta in piedi ne indebolira' la consistenza, a scapito dell'efficacia. Ecco perche' la critica al metodo in atto per la costruzione europea non e' superata dal fatto che e' piu' probabile che l'euro si faccia. E piu' si avviicna l'ora dell'euro gestito con il metodo dall'alto verso il basso, piu' sara' necessario accelerare la costruzione dal basso verso l'alto dei pilastri che lo renderanno sostenibile. Come? Un modo lo troveremo. Intanto rendetevi conto che l'euro non e' la fine di un'avventura, ma solo l'inizio di un thriller.

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