La Corte costituzionale - la cui ispirazione politica cattocomunista è ormai provata dai fatti - si è dimenticata di mettere nel forno crematorio il più pericoloso tra i referendum presentati: quello relativo all'abolizione della "Golden share" (la facoltà dello Stato di mantenere il controllo di un'azienda "privatizzata"). E' il più catastrofico per gli statalisti in generale e, in particolare, per i comunisti. Se il popolo italiano abolisce la "Golden share" ciò significa che le privatizzazioni devono essere fatte sul serio. La politica non potrà più farle per finta mantenendo - in quanto azionista privilegiato- la capacità di nominare i manager che le pare. E per i politici sarebbe un disastro. Non avrebbero più il bottino da spartirsi e con cui finanziarsi. Per i comunisti ed i sindacati, poi, sarebbe una catastrofe. Appena arrivati al potere in un Paese che ha ancora più del 30% del sistema industriale e bancario di proprietà dello Stato si vedrebbero impossibilitati a gestirlo. Possono evitare le privatizzazioni del tutto, penserete voi. Certo, ma sarebbe troppo sporca e politicamente insostenibile. Il programma dell'Ulivo (e quello del PDS) sono chiari nel riconoscere la necessità della privatizzazione. Se c'é la "Golden share" possono farlo in apparenza, ma tenere in sostanza il controllo. Se non c'è, devono mollare il bottino. E glielo faremo mollare.

La questione è assolutamente strategica. Le aziende dell'IRI e le altre pubbliche hanno solo prodotto passività enormi. Lo Stato imprenditore è del tutto fallito. Ed é fallito anche con il trucchetto della "Golden share" (azione dorata). E' stato inventato dai francesi, alla fine degli anni 80, proprio per cercare di far entrare il capitale privato nelle aziende pubbliche senza per altro perdere il controllo politico sul management. Ed è fallito, le aziende tutte in rovina. Ed è ovvio. Inserite criteri non di mercato a chi deve competere sul piano dell'efficienza ed il minimo che vi capita é perdere soldi. E Pantalone Stato - cioé noi- ha sempre pagato. E una buona parte del debito pubblico la dobbiamo all'occupazione politica delle aziende. Vanno privatizzate. E molte di esse, attenti, hanno un valore. La cupola é marcia, la gestione da ridere sul piano dell'efficienza, ma ci sono molti manager intermedi capaci, tecnologie avanzate in alcuni casi, enormi capitali potenziali in tutti. Se messe sul mercato - vendute sul serio- qualche bel soldo lo si recupera sia come incasso immediato sia come guadagno indiretto dalla crescita che queste aziende ora depresse potrebbero avere se in mani efficienti, ristrutturate a standard competitivo e fuori dalla politica. Gente, stiamo parlando di almeno 300mila miliardi di incasso se valutiamo aziende, banche statali ed altre entità sottoposte a concessione pubblica, per esempio gli aeroporti. E se si libera questo capitale, oltre all'incasso, si da una spinta a tutto il ciclo economico nazionale per i vantaggi indotti dalla liberalizzazione. E non parliamo delle:municipalizzate. Se si vince il referendum contro la "Golden share", i riverberi toccheranno anche le modalità di privatizzazione degli enti gestiti -malissimo- dagli enti pubblici locali. E si va ben oltre il milione di miliardi, lettori.

Come mai la Corte costituzionale ha sottostimato questo referendum aprendo al popolo blu la possibilità di dare un bel colpo al regime statocomunista? Sono giuristi, la forma - i referendum sul sistema elettorale- sono più importanti, per loro, della sostanza. E hanno l'antica abitudine di difendere la sostanza che vogliono tutelare manipolando la forma. Hanno cassato ciò che sembrava più pericoloso nella loro cultura ottocentesca e non si sono accorti del varco che avrebbero aperto nelle mura della Bastiglia rossa. Oppure si sono detti che poi c'é sempre uno Scalfaro che corregge la volontà popolare a favore della nomenklatura. Forse lo stesso D'Alema ha sottostimato la cosa o pensato che comunque la leva politica é sempre capace di prevalere. Non lo so e comunque non ci interessa. Sono solo certo che si é aperta una breccia. Irruzione, per strada a fare una campagna come non mai per abolire la "Golden share". Tante bandiere blu da far crollare tutto il muro rosso. Se qualcuno di voi trova complicato capire l'importanza di questo referendum, la cosa si può dire e ripetere in giro con più semplicità: si tratta di abrogare Bertinotti.

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La questione è assolutamente strategica. Le aziende dell'IRI e le altre pubbliche hanno solo prodotto passività enormi. Lo Stato imprenditore è del tutto fallito. Ed é fallito anche con il trucchetto della "Golden share" (azione dorata). E' stato inventato dai francesi, alla fine degli anni 80, proprio per cercare di far entrare il capitale privato nelle aziende pubbliche senza per altro perdere il controllo politico sul management. Ed è fallito, le aziende tutte in rovina. Ed è ovvio. Inserite criteri non di mercato a chi deve competere sul piano dell'efficienza ed il minimo che vi capita é perdere soldi. E Pantalone Stato - cioé noi- ha sempre pagato. E una buona parte del debito pubblico la dobbiamo all'occupazione politica delle aziende. Vanno privatizzate. E molte di esse, attenti, hanno un valore. La cupola é marcia, la gestione da ridere sul piano dell'efficienza, ma ci sono molti manager intermedi capaci, tecnologie avanzate in alcuni casi, enormi capitali potenziali in tutti. Se messe sul mercato - vendute sul serio- qualche bel soldo lo si recupera sia come incasso immediato sia come guadagno indiretto dalla crescita che queste aziende ora depresse potrebbero avere se in mani efficienti, ristrutturate a standard competitivo e fuori dalla politica. Gente, stiamo parlando di almeno 300mila miliardi di incasso se valutiamo aziende, banche statali ed altre entità sottoposte a concessione pubblica, per esempio gli aeroporti. E se si libera questo capitale, oltre all'incasso, si da una spinta a tutto il ciclo economico nazionale per i vantaggi indotti dalla liberalizzazione. E non parliamo delle:municipalizzate. Se si vince il referendum contro la "Golden share", i riverberi toccheranno anche le modalità di privatizzazione degli enti gestiti -malissimo- dagli enti pubblici locali. E si va ben oltre il milione di miliardi, lettori.

Come mai la Corte costituzionale ha sottostimato questo referendum aprendo al popolo blu la possibilità di dare un bel colpo al regime statocomunista? Sono giuristi, la forma - i referendum sul sistema elettorale- sono più importanti, per loro, della sostanza. E hanno l'antica abitudine di difendere la sostanza che vogliono tutelare manipolando la forma. Hanno cassato ciò che sembrava più pericoloso nella loro cultura ottocentesca e non si sono accorti del varco che avrebbero aperto nelle mura della Bastiglia rossa. Oppure si sono detti che poi c'é sempre uno Scalfaro che corregge la volontà popolare a favore della nomenklatura. Forse lo stesso D'Alema ha sottostimato la cosa o pensato che comunque la leva politica é sempre capace di prevalere. Non lo so e comunque non ci interessa. Sono solo certo che si é aperta una breccia. Irruzione, per strada a fare una campagna come non mai per abolire la "Golden share". Tante bandiere blu da far crollare tutto il muro rosso. Se qualcuno di voi trova complicato capire l'importanza di questo referendum, la cosa si può dire e ripetere in giro con più semplicità: si tratta di abrogare Bertinotti.

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La questione è assolutamente strategica. Le aziende dell'IRI e le altre pubbliche hanno solo prodotto passività enormi. Lo Stato imprenditore è del tutto fallito. Ed é fallito anche con il trucchetto della "Golden share" (azione dorata). E' stato inventato dai francesi, alla fine degli anni 80, proprio per cercare di far entrare il capitale privato nelle aziende pubbliche senza per altro perdere il controllo politico sul management. Ed è fallito, le aziende tutte in rovina. Ed è ovvio. Inserite criteri non di mercato a chi deve competere sul piano dell'efficienza ed il minimo che vi capita é perdere soldi. E Pantalone Stato - cioé noi- ha sempre pagato. E una buona parte del debito pubblico la dobbiamo all'occupazione politica delle aziende. Vanno privatizzate. E molte di esse, attenti, hanno un valore. La cupola é marcia, la gestione da ridere sul piano dell'efficienza, ma ci sono molti manager intermedi capaci, tecnologie avanzate in alcuni casi, enormi capitali potenziali in tutti. Se messe sul mercato - vendute sul serio- qualche bel soldo lo si recupera sia come incasso immediato sia come guadagno indiretto dalla crescita che queste aziende ora depresse potrebbero avere se in mani efficienti, ristrutturate a standard competitivo e fuori dalla politica. Gente, stiamo parlando di almeno 300mila miliardi di incasso se valutiamo aziende, banche statali ed altre entità sottoposte a concessione pubblica, per esempio gli aeroporti. E se si libera questo capitale, oltre all'incasso, si da una spinta a tutto il ciclo economico nazionale per i vantaggi indotti dalla liberalizzazione. E non parliamo delle:municipalizzate. Se si vince il referendum contro la "Golden share", i riverberi toccheranno anche le modalità di privatizzazione degli enti gestiti -malissimo- dagli enti pubblici locali. E si va ben oltre il milione di miliardi, lettori.

Come mai la Corte costituzionale ha sottostimato questo referendum aprendo al popolo blu la possibilità di dare un bel colpo al regime statocomunista? Sono giuristi, la forma - i referendum sul sistema elettorale- sono più importanti, per loro, della sostanza. E hanno l'antica abitudine di difendere la sostanza che vogliono tutelare manipolando la forma. Hanno cassato ciò che sembrava più pericoloso nella loro cultura ottocentesca e non si sono accorti del varco che avrebbero aperto nelle mura della Bastiglia rossa. Oppure si sono detti che poi c'é sempre uno Scalfaro che corregge la volontà popolare a favore della nomenklatura. Forse lo stesso D'Alema ha sottostimato la cosa o pensato che comunque la leva politica é sempre capace di prevalere. Non lo so e comunque non ci interessa. Sono solo certo che si é aperta una breccia. Irruzione, per strada a fare una campagna come non mai per abolire la "Golden share". Tante bandiere blu da far crollare tutto il muro rosso. Se qualcuno di voi trova complicato capire l'importanza di questo referendum, la cosa si può dire e ripetere in giro con più semplicità: si tratta di abrogare Bertinotti.

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1997-1-30

30/1/1997

Abrogare Bertinotti

La Corte costituzionale - la cui ispirazione politica cattocomunista è ormai provata dai fatti - si è dimenticata di mettere nel forno crematorio il più pericoloso tra i referendum presentati: quello relativo all'abolizione della "Golden share" (la facoltà dello Stato di mantenere il controllo di un'azienda "privatizzata"). E' il più catastrofico per gli statalisti in generale e, in particolare, per i comunisti. Se il popolo italiano abolisce la "Golden share" ciò significa che le privatizzazioni devono essere fatte sul serio. La politica non potrà più farle per finta mantenendo - in quanto azionista privilegiato- la capacità di nominare i manager che le pare. E per i politici sarebbe un disastro. Non avrebbero più il bottino da spartirsi e con cui finanziarsi. Per i comunisti ed i sindacati, poi, sarebbe una catastrofe. Appena arrivati al potere in un Paese che ha ancora più del 30% del sistema industriale e bancario di proprietà dello Stato si vedrebbero impossibilitati a gestirlo. Possono evitare le privatizzazioni del tutto, penserete voi. Certo, ma sarebbe troppo sporca e politicamente insostenibile. Il programma dell'Ulivo (e quello del PDS) sono chiari nel riconoscere la necessità della privatizzazione. Se c'é la "Golden share" possono farlo in apparenza, ma tenere in sostanza il controllo. Se non c'è, devono mollare il bottino. E glielo faremo mollare.

La questione è assolutamente strategica. Le aziende dell'IRI e le altre pubbliche hanno solo prodotto passività enormi. Lo Stato imprenditore è del tutto fallito. Ed é fallito anche con il trucchetto della "Golden share" (azione dorata). E' stato inventato dai francesi, alla fine degli anni 80, proprio per cercare di far entrare il capitale privato nelle aziende pubbliche senza per altro perdere il controllo politico sul management. Ed è fallito, le aziende tutte in rovina. Ed è ovvio. Inserite criteri non di mercato a chi deve competere sul piano dell'efficienza ed il minimo che vi capita é perdere soldi. E Pantalone Stato - cioé noi- ha sempre pagato. E una buona parte del debito pubblico la dobbiamo all'occupazione politica delle aziende. Vanno privatizzate. E molte di esse, attenti, hanno un valore. La cupola é marcia, la gestione da ridere sul piano dell'efficienza, ma ci sono molti manager intermedi capaci, tecnologie avanzate in alcuni casi, enormi capitali potenziali in tutti. Se messe sul mercato - vendute sul serio- qualche bel soldo lo si recupera sia come incasso immediato sia come guadagno indiretto dalla crescita che queste aziende ora depresse potrebbero avere se in mani efficienti, ristrutturate a standard competitivo e fuori dalla politica. Gente, stiamo parlando di almeno 300mila miliardi di incasso se valutiamo aziende, banche statali ed altre entità sottoposte a concessione pubblica, per esempio gli aeroporti. E se si libera questo capitale, oltre all'incasso, si da una spinta a tutto il ciclo economico nazionale per i vantaggi indotti dalla liberalizzazione. E non parliamo delle:municipalizzate. Se si vince il referendum contro la "Golden share", i riverberi toccheranno anche le modalità di privatizzazione degli enti gestiti -malissimo- dagli enti pubblici locali. E si va ben oltre il milione di miliardi, lettori.

Come mai la Corte costituzionale ha sottostimato questo referendum aprendo al popolo blu la possibilità di dare un bel colpo al regime statocomunista? Sono giuristi, la forma - i referendum sul sistema elettorale- sono più importanti, per loro, della sostanza. E hanno l'antica abitudine di difendere la sostanza che vogliono tutelare manipolando la forma. Hanno cassato ciò che sembrava più pericoloso nella loro cultura ottocentesca e non si sono accorti del varco che avrebbero aperto nelle mura della Bastiglia rossa. Oppure si sono detti che poi c'é sempre uno Scalfaro che corregge la volontà popolare a favore della nomenklatura. Forse lo stesso D'Alema ha sottostimato la cosa o pensato che comunque la leva politica é sempre capace di prevalere. Non lo so e comunque non ci interessa. Sono solo certo che si é aperta una breccia. Irruzione, per strada a fare una campagna come non mai per abolire la "Golden share". Tante bandiere blu da far crollare tutto il muro rosso. Se qualcuno di voi trova complicato capire l'importanza di questo referendum, la cosa si può dire e ripetere in giro con più semplicità: si tratta di abrogare Bertinotti.

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