Dal vincolo esterno a quello interno. Significa che il processo di risanamento dei Paesi europei non può più basarsi sull'importazione di obblighi riformatori da Bruxelles. Adesso deve alimentarsi della capacità da parte di ogni singola nazione di darsi un obbligo interno per cambiare il proprio modello economico e renderlo efficiente. Vorrei rendere omaggio a Mario Monti per avere reso esplicita ed "euro-ufficiale" la necessità di questa svolta, più volte qui invocata.

Spiego. I parametri di Maastricht sono stati usati come "scusa" per superare le resistenze interne al risanamento dei bilanci degli Stati. E la mossa ha in parte funzionato. Chi si opponeva ai tagli ed alle politiche restrittive si esponeva all'accusa delegittimante di essere contro l'Europa. Sindacati, partiti di sinistra e altre forze corporative - tutti insieme noti come il "partito della spesa pubblica" - hanno dovuto arretrare il loro fronte di resistenza. per non trovarsi nella trappola politica di essere considerati sabotatori anti-europei. E' giusto riconoscere che senza questo "trucco" sarebbe stato ben difficile costringere gli statosocialisti e protezionisti a mollare qualcosa, sia in Italia che altrove. Inoltre il "vincolo esterno" ha di fatto spostato il potere di governo "reale" delle nazioni dalla politica spendacciona alle taccagne banche centrali, rendendo più veloce il comunque necessario processo di disinflazione. Il vantaggio ottenuto con l'eurotrucco, tuttavia, ha comportato costi sociali enormi e comunque non si é dimostrato risolutivo. Infatti l'obbligo esterno a politiche restrittive e di riduzione ha portato più povertà perché la diminuzione dei soldi pubblici non é stata compensata dalla crescita economica. Ed é ovvio. Se taglio i soldi e non creo un'altra fonte di sviluppo attraverso la liberalizzazione economica, allora ottengo il risultato di far girare meno denaro nel sistema: disoccupazione e poca crescita. Questo vuol dire che ad un certo punto devo associare al vincolo esterno l'obbligo interno di sostituire la rigidità statosocialista con la flessibilità del libero mercato. Se non si fa così, si impoverisce e basta. Il punto? Non é possibile avviare e continuare nel futuro l'euro senza prima liberalizzare le economie degli Stati e dare a queste un assetto di crescita. Forse é più giusto dire che in realtà l'euro si può anche fare senza la liberalizzazione preventiva, ma ciò comporta un enorme impoverimento sia per arrivarci (e lo abbiamo visto) sia per sostenerlo, almeno, nei primi cinque anni di avvio. Che senso ha fare una moneta unica che impoverirà la gente con il rischio di far saltare tutto nel futuro? E questo rischio sarà altissimo fino a che non si rispetterà il sesto parametro: liberalizzare il modello di Stato sociale, prima, fare l'euro dopo.

Sono due anni, lettori, che insisto su questo punto. Ho sempre attaccato l'euro non come idea, ma come metodo di esecuzione. I governi hanno scommesso sul fare prima il tetto e poi i muri. Il vincolo esterno doveva sostituire quello interno. Ma i fatti mostrano che i muri vanno fatti prima e, poi, ci si mette sopra il tetto. Se no questo crolla. Perché molti mi hanno demonizzato come Cassandra euroscettica? Perché avevano paura che lo svelare questo problema avrebbe indebolito il "vincolo esterno" ed il trucco. Ma questo é debole di per se e prima o poi la realtà viene fuori. Non é possibile fare l'eurocosa senza che gli Stati provvedano sovranamente alla propria liberalizzazione. Con lo statosocialismo in essere l'euro diventa un incubo o infattibile. Mario Monti ha detto in altro modo le stesse cose, con la differenza che egli spera che una liberalizzazione, pur parziale, permetta ancora di rispettare l'agenda euromonetaria. Io credo che sarebbe meglio dire tutta la verità: fino a che il sesto parametro non verrà rispettato dai Paesi é meglio rinviare l'euro. Questo sesto parametro é sintetizzabile in un solo numero? Certo, il divieto ad ogni Paese di superare il 30% di carico fiscale complessivo sulle imprese e cittadini. Il rispetto di questa percentuale significa che un Paese é sufficientemente liberalizzato. Ovviamente ciò non si può ottenere con il "vincolo esterno". Significherebbe costituzionalizzare il fatto che la sinistra non debba vincere le elezioni, il che in effetti é un po' troppo, anche se desiderabile nell'intimo. Può essere ottenuto solo dandosi un obbligo politico interno: ogni nazione deve cercare nei modi ad essa possibili di passare dallo statosocialismo allo "Stato della crescita", liberista. In questo caso l'euro diventerà un premio e ci saranno buoni motivi per essere euroentusiasti. E rinviare l'euro con queste motivazioni vorrebbe dire, oltre che rendere serio e fattibile il progetto, cominciare la grande stagione della riforma economica in tutta Europa. Comunque, anche se la so non del tutto d'accordo con quanto dico, grazie Mario Monti per aver reso finalmente ufficiale la necessità dell'eurosvolta. Semplifica anche il mio lavoro, qui, per i lettori.

" /> Dal vincolo esterno a quello interno. Significa che il processo di risanamento dei Paesi europei non può più basarsi sull'importazione di obblighi riformatori da Bruxelles. Adesso deve alimentarsi della capacità da parte di ogni singola nazione di darsi un obbligo interno per cambiare il proprio modello economico e renderlo efficiente. Vorrei rendere omaggio a Mario Monti per avere reso esplicita ed "euro-ufficiale" la necessità di questa svolta, più volte qui invocata.

Spiego. I parametri di Maastricht sono stati usati come "scusa" per superare le resistenze interne al risanamento dei bilanci degli Stati. E la mossa ha in parte funzionato. Chi si opponeva ai tagli ed alle politiche restrittive si esponeva all'accusa delegittimante di essere contro l'Europa. Sindacati, partiti di sinistra e altre forze corporative - tutti insieme noti come il "partito della spesa pubblica" - hanno dovuto arretrare il loro fronte di resistenza. per non trovarsi nella trappola politica di essere considerati sabotatori anti-europei. E' giusto riconoscere che senza questo "trucco" sarebbe stato ben difficile costringere gli statosocialisti e protezionisti a mollare qualcosa, sia in Italia che altrove. Inoltre il "vincolo esterno" ha di fatto spostato il potere di governo "reale" delle nazioni dalla politica spendacciona alle taccagne banche centrali, rendendo più veloce il comunque necessario processo di disinflazione. Il vantaggio ottenuto con l'eurotrucco, tuttavia, ha comportato costi sociali enormi e comunque non si é dimostrato risolutivo. Infatti l'obbligo esterno a politiche restrittive e di riduzione ha portato più povertà perché la diminuzione dei soldi pubblici non é stata compensata dalla crescita economica. Ed é ovvio. Se taglio i soldi e non creo un'altra fonte di sviluppo attraverso la liberalizzazione economica, allora ottengo il risultato di far girare meno denaro nel sistema: disoccupazione e poca crescita. Questo vuol dire che ad un certo punto devo associare al vincolo esterno l'obbligo interno di sostituire la rigidità statosocialista con la flessibilità del libero mercato. Se non si fa così, si impoverisce e basta. Il punto? Non é possibile avviare e continuare nel futuro l'euro senza prima liberalizzare le economie degli Stati e dare a queste un assetto di crescita. Forse é più giusto dire che in realtà l'euro si può anche fare senza la liberalizzazione preventiva, ma ciò comporta un enorme impoverimento sia per arrivarci (e lo abbiamo visto) sia per sostenerlo, almeno, nei primi cinque anni di avvio. Che senso ha fare una moneta unica che impoverirà la gente con il rischio di far saltare tutto nel futuro? E questo rischio sarà altissimo fino a che non si rispetterà il sesto parametro: liberalizzare il modello di Stato sociale, prima, fare l'euro dopo.

Sono due anni, lettori, che insisto su questo punto. Ho sempre attaccato l'euro non come idea, ma come metodo di esecuzione. I governi hanno scommesso sul fare prima il tetto e poi i muri. Il vincolo esterno doveva sostituire quello interno. Ma i fatti mostrano che i muri vanno fatti prima e, poi, ci si mette sopra il tetto. Se no questo crolla. Perché molti mi hanno demonizzato come Cassandra euroscettica? Perché avevano paura che lo svelare questo problema avrebbe indebolito il "vincolo esterno" ed il trucco. Ma questo é debole di per se e prima o poi la realtà viene fuori. Non é possibile fare l'eurocosa senza che gli Stati provvedano sovranamente alla propria liberalizzazione. Con lo statosocialismo in essere l'euro diventa un incubo o infattibile. Mario Monti ha detto in altro modo le stesse cose, con la differenza che egli spera che una liberalizzazione, pur parziale, permetta ancora di rispettare l'agenda euromonetaria. Io credo che sarebbe meglio dire tutta la verità: fino a che il sesto parametro non verrà rispettato dai Paesi é meglio rinviare l'euro. Questo sesto parametro é sintetizzabile in un solo numero? Certo, il divieto ad ogni Paese di superare il 30% di carico fiscale complessivo sulle imprese e cittadini. Il rispetto di questa percentuale significa che un Paese é sufficientemente liberalizzato. Ovviamente ciò non si può ottenere con il "vincolo esterno". Significherebbe costituzionalizzare il fatto che la sinistra non debba vincere le elezioni, il che in effetti é un po' troppo, anche se desiderabile nell'intimo. Può essere ottenuto solo dandosi un obbligo politico interno: ogni nazione deve cercare nei modi ad essa possibili di passare dallo statosocialismo allo "Stato della crescita", liberista. In questo caso l'euro diventerà un premio e ci saranno buoni motivi per essere euroentusiasti. E rinviare l'euro con queste motivazioni vorrebbe dire, oltre che rendere serio e fattibile il progetto, cominciare la grande stagione della riforma economica in tutta Europa. Comunque, anche se la so non del tutto d'accordo con quanto dico, grazie Mario Monti per aver reso finalmente ufficiale la necessità dell'eurosvolta. Semplifica anche il mio lavoro, qui, per i lettori.

"/> Dal vincolo esterno a quello interno. Significa che il processo di risanamento dei Paesi europei non può più basarsi sull'importazione di obblighi riformatori da Bruxelles. Adesso deve alimentarsi della capacità da parte di ogni singola nazione di darsi un obbligo interno per cambiare il proprio modello economico e renderlo efficiente. Vorrei rendere omaggio a Mario Monti per avere reso esplicita ed "euro-ufficiale" la necessità di questa svolta, più volte qui invocata.

Spiego. I parametri di Maastricht sono stati usati come "scusa" per superare le resistenze interne al risanamento dei bilanci degli Stati. E la mossa ha in parte funzionato. Chi si opponeva ai tagli ed alle politiche restrittive si esponeva all'accusa delegittimante di essere contro l'Europa. Sindacati, partiti di sinistra e altre forze corporative - tutti insieme noti come il "partito della spesa pubblica" - hanno dovuto arretrare il loro fronte di resistenza. per non trovarsi nella trappola politica di essere considerati sabotatori anti-europei. E' giusto riconoscere che senza questo "trucco" sarebbe stato ben difficile costringere gli statosocialisti e protezionisti a mollare qualcosa, sia in Italia che altrove. Inoltre il "vincolo esterno" ha di fatto spostato il potere di governo "reale" delle nazioni dalla politica spendacciona alle taccagne banche centrali, rendendo più veloce il comunque necessario processo di disinflazione. Il vantaggio ottenuto con l'eurotrucco, tuttavia, ha comportato costi sociali enormi e comunque non si é dimostrato risolutivo. Infatti l'obbligo esterno a politiche restrittive e di riduzione ha portato più povertà perché la diminuzione dei soldi pubblici non é stata compensata dalla crescita economica. Ed é ovvio. Se taglio i soldi e non creo un'altra fonte di sviluppo attraverso la liberalizzazione economica, allora ottengo il risultato di far girare meno denaro nel sistema: disoccupazione e poca crescita. Questo vuol dire che ad un certo punto devo associare al vincolo esterno l'obbligo interno di sostituire la rigidità statosocialista con la flessibilità del libero mercato. Se non si fa così, si impoverisce e basta. Il punto? Non é possibile avviare e continuare nel futuro l'euro senza prima liberalizzare le economie degli Stati e dare a queste un assetto di crescita. Forse é più giusto dire che in realtà l'euro si può anche fare senza la liberalizzazione preventiva, ma ciò comporta un enorme impoverimento sia per arrivarci (e lo abbiamo visto) sia per sostenerlo, almeno, nei primi cinque anni di avvio. Che senso ha fare una moneta unica che impoverirà la gente con il rischio di far saltare tutto nel futuro? E questo rischio sarà altissimo fino a che non si rispetterà il sesto parametro: liberalizzare il modello di Stato sociale, prima, fare l'euro dopo.

Sono due anni, lettori, che insisto su questo punto. Ho sempre attaccato l'euro non come idea, ma come metodo di esecuzione. I governi hanno scommesso sul fare prima il tetto e poi i muri. Il vincolo esterno doveva sostituire quello interno. Ma i fatti mostrano che i muri vanno fatti prima e, poi, ci si mette sopra il tetto. Se no questo crolla. Perché molti mi hanno demonizzato come Cassandra euroscettica? Perché avevano paura che lo svelare questo problema avrebbe indebolito il "vincolo esterno" ed il trucco. Ma questo é debole di per se e prima o poi la realtà viene fuori. Non é possibile fare l'eurocosa senza che gli Stati provvedano sovranamente alla propria liberalizzazione. Con lo statosocialismo in essere l'euro diventa un incubo o infattibile. Mario Monti ha detto in altro modo le stesse cose, con la differenza che egli spera che una liberalizzazione, pur parziale, permetta ancora di rispettare l'agenda euromonetaria. Io credo che sarebbe meglio dire tutta la verità: fino a che il sesto parametro non verrà rispettato dai Paesi é meglio rinviare l'euro. Questo sesto parametro é sintetizzabile in un solo numero? Certo, il divieto ad ogni Paese di superare il 30% di carico fiscale complessivo sulle imprese e cittadini. Il rispetto di questa percentuale significa che un Paese é sufficientemente liberalizzato. Ovviamente ciò non si può ottenere con il "vincolo esterno". Significherebbe costituzionalizzare il fatto che la sinistra non debba vincere le elezioni, il che in effetti é un po' troppo, anche se desiderabile nell'intimo. Può essere ottenuto solo dandosi un obbligo politico interno: ogni nazione deve cercare nei modi ad essa possibili di passare dallo statosocialismo allo "Stato della crescita", liberista. In questo caso l'euro diventerà un premio e ci saranno buoni motivi per essere euroentusiasti. E rinviare l'euro con queste motivazioni vorrebbe dire, oltre che rendere serio e fattibile il progetto, cominciare la grande stagione della riforma economica in tutta Europa. Comunque, anche se la so non del tutto d'accordo con quanto dico, grazie Mario Monti per aver reso finalmente ufficiale la necessità dell'eurosvolta. Semplifica anche il mio lavoro, qui, per i lettori.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

il Giornale

1997-9-9

9/9/1997

L'Eurosvolta

Dal vincolo esterno a quello interno. Significa che il processo di risanamento dei Paesi europei non può più basarsi sull'importazione di obblighi riformatori da Bruxelles. Adesso deve alimentarsi della capacità da parte di ogni singola nazione di darsi un obbligo interno per cambiare il proprio modello economico e renderlo efficiente. Vorrei rendere omaggio a Mario Monti per avere reso esplicita ed "euro-ufficiale" la necessità di questa svolta, più volte qui invocata.

Spiego. I parametri di Maastricht sono stati usati come "scusa" per superare le resistenze interne al risanamento dei bilanci degli Stati. E la mossa ha in parte funzionato. Chi si opponeva ai tagli ed alle politiche restrittive si esponeva all'accusa delegittimante di essere contro l'Europa. Sindacati, partiti di sinistra e altre forze corporative - tutti insieme noti come il "partito della spesa pubblica" - hanno dovuto arretrare il loro fronte di resistenza. per non trovarsi nella trappola politica di essere considerati sabotatori anti-europei. E' giusto riconoscere che senza questo "trucco" sarebbe stato ben difficile costringere gli statosocialisti e protezionisti a mollare qualcosa, sia in Italia che altrove. Inoltre il "vincolo esterno" ha di fatto spostato il potere di governo "reale" delle nazioni dalla politica spendacciona alle taccagne banche centrali, rendendo più veloce il comunque necessario processo di disinflazione. Il vantaggio ottenuto con l'eurotrucco, tuttavia, ha comportato costi sociali enormi e comunque non si é dimostrato risolutivo. Infatti l'obbligo esterno a politiche restrittive e di riduzione ha portato più povertà perché la diminuzione dei soldi pubblici non é stata compensata dalla crescita economica. Ed é ovvio. Se taglio i soldi e non creo un'altra fonte di sviluppo attraverso la liberalizzazione economica, allora ottengo il risultato di far girare meno denaro nel sistema: disoccupazione e poca crescita. Questo vuol dire che ad un certo punto devo associare al vincolo esterno l'obbligo interno di sostituire la rigidità statosocialista con la flessibilità del libero mercato. Se non si fa così, si impoverisce e basta. Il punto? Non é possibile avviare e continuare nel futuro l'euro senza prima liberalizzare le economie degli Stati e dare a queste un assetto di crescita. Forse é più giusto dire che in realtà l'euro si può anche fare senza la liberalizzazione preventiva, ma ciò comporta un enorme impoverimento sia per arrivarci (e lo abbiamo visto) sia per sostenerlo, almeno, nei primi cinque anni di avvio. Che senso ha fare una moneta unica che impoverirà la gente con il rischio di far saltare tutto nel futuro? E questo rischio sarà altissimo fino a che non si rispetterà il sesto parametro: liberalizzare il modello di Stato sociale, prima, fare l'euro dopo.

Sono due anni, lettori, che insisto su questo punto. Ho sempre attaccato l'euro non come idea, ma come metodo di esecuzione. I governi hanno scommesso sul fare prima il tetto e poi i muri. Il vincolo esterno doveva sostituire quello interno. Ma i fatti mostrano che i muri vanno fatti prima e, poi, ci si mette sopra il tetto. Se no questo crolla. Perché molti mi hanno demonizzato come Cassandra euroscettica? Perché avevano paura che lo svelare questo problema avrebbe indebolito il "vincolo esterno" ed il trucco. Ma questo é debole di per se e prima o poi la realtà viene fuori. Non é possibile fare l'eurocosa senza che gli Stati provvedano sovranamente alla propria liberalizzazione. Con lo statosocialismo in essere l'euro diventa un incubo o infattibile. Mario Monti ha detto in altro modo le stesse cose, con la differenza che egli spera che una liberalizzazione, pur parziale, permetta ancora di rispettare l'agenda euromonetaria. Io credo che sarebbe meglio dire tutta la verità: fino a che il sesto parametro non verrà rispettato dai Paesi é meglio rinviare l'euro. Questo sesto parametro é sintetizzabile in un solo numero? Certo, il divieto ad ogni Paese di superare il 30% di carico fiscale complessivo sulle imprese e cittadini. Il rispetto di questa percentuale significa che un Paese é sufficientemente liberalizzato. Ovviamente ciò non si può ottenere con il "vincolo esterno". Significherebbe costituzionalizzare il fatto che la sinistra non debba vincere le elezioni, il che in effetti é un po' troppo, anche se desiderabile nell'intimo. Può essere ottenuto solo dandosi un obbligo politico interno: ogni nazione deve cercare nei modi ad essa possibili di passare dallo statosocialismo allo "Stato della crescita", liberista. In questo caso l'euro diventerà un premio e ci saranno buoni motivi per essere euroentusiasti. E rinviare l'euro con queste motivazioni vorrebbe dire, oltre che rendere serio e fattibile il progetto, cominciare la grande stagione della riforma economica in tutta Europa. Comunque, anche se la so non del tutto d'accordo con quanto dico, grazie Mario Monti per aver reso finalmente ufficiale la necessità dell'eurosvolta. Semplifica anche il mio lavoro, qui, per i lettori.

(c) 1997 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli