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Carlo A. Pelanda
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Il Sole 24 Ore

1997-10-11

11/10/1997

DAL VUOTO AL BLU

(Giornale giovani)

Le novita' non possono venire da sinistra. Le sue idee tecniche in materia di economia e di governo si sono dimostrate preistoriche e del tutto superate dalla realta' che evolve.

Le novita' possono venire solo da destra. Ma non arrivano ne' come forza di opposizione ne' come modello sostitutivo di quello che c'e'. La crisi che soffoca il potenziale del centro-destra e' determininata non solo da fatti politici oggettivi che lo indeboliscono, ma anche - e soprattutto- da un difetto intrinseco della sua struttura. Certo, non saremmo qui a discutere sul punto se la Lega si fosse unita al Polo nel 1996 e se avesse evitato di sabotarlo - e con esso l'Italia- nel 1994. D'accordo. Poi non e' colpa del centro-destra se la stragrande maggioranza di chi fa opinione sui media tira l'acqua al mulino delle idee antistoriche della sinistra. E non c'e' colpa se la maggior parte di questi media sono influenzati o da industriali interessati a tenere la pace con comunisti e sindacati o da questi ultimi direttamente. Infine la delegittimazione morale del capitalismo da parte di alcuni settori della Chiesa certo non aiuta l'immagine valoriale del modello liberista-liberale. E' comprensibile che l'opposizione sia silente perche' soffocata. Inoltre il suo leader formale e' sottoposto ad ogni tipo di ricatto e cio' certamente non ne snellisce l'azione. Aggiungiamo che se nel centro-destra si arrivasse ad un chiarimento di dettaglio su quale modello esattamente debba essere proposto per il governo del Paese ci si troverebbe di fronte a due difficolta' oggettive: verrebbero fuori le differenze di rappresentanza degli interessi ed ideali dei tre partiti che lo formano; una volta definito fortunosamente un modello convergente e consistente, ci si troverebbe di fronte al problema di come realizzarlo. Significa che fatto un modello di liberalizzazione intelligente a cui deve arrivare il Paese, poi bisogna aggiungere il piano di transizione che implica cambiamenti enormi. Ed il cambiare e' molto piu' difficile che non il mantenere le cose come stanno. Infatti, furbescamente, Prodi comunico' in campagna elettorale che per risanare il Paese non occorreva modificare di tanto lo Stato sociale. Ovviamente non e' vero. Ma la gente ha preferito credere ad un messaggio rassicurante anche se non vero piuttosto che alla verita' portatrice di ansia. Questi fatti oggettivi tenderebbero a ridurre la critica che l'opposizione non c'e' ed e' penosamente dequalificata. In effetti cio' va considerato.

Ma non dobbiamo essere indulgenti ne' con noi stessi ne' con gli amici che elaborano la politica nel centro-destra (e nella Lega). Per esempio, e' vero che Forza Italia e' stata montata troppo in fretta per riuscire ad assicurare una grande qualita' dei suoi uomini. Ma questa non puo' essere a lungo una scusa per coprire il fatto che tale partito e' denso, nei posti di comando - sopratutto locali- di politicanti di quarta linea e loro reti d'affari nonche' di personaggi di poca qualita'. Per cui la novita' rappresentata da tante forze giovani e di societa' civile confluite nel partito si trova emarginata da costoro che vivono la politica come avventura di tasca e stomaco e non di idealita' e responsabilita' e capacita' tecnica. E, pur comprendendone le ragioni, non ha certo ragione Berlusconi quando in conversazioni private ammette per primo questo problema, ma allarga le braccia non sapendo come risolverlo. Non va. Cosi' come non va, sul piano strategico, la rinuncia a perfezionare il nuovo rappresentato dal centro-destra nel sistema politico italiano. Invece di sfidare ed affondare il partitismo, i leader della destra hanno accettato di farsi cooptare in esso, attraverso un'insulsa bicamerale. E cosi' la scintilla del nuovo si e' spenta nella palude partitica consociativa tradizionale. Il monumento all'inefficienza, ovvero alle cose delle politica contro la politica delle cose. Ripeto, ci sono motivi oggettivi che possono spiegare questi fatti deludenti. Ma nessuno di essi ha forza sufficiente per essere accettato e per coprire la realta' della grande delusione.

Ci mettiamo una pezza? Direi che e' ora. Bisogna operare su tre piani. (A) Produrre il modello del nuovo Stato (Stato della crescita che sostituisce quello falsamente sociale) ed il piano di transizione per realizzarlo. Il criterio di disegno deve puntare ad elaborare un liberalismo economico che possa diventare di massa e non un liberalismo astratto da imporre a masse che non lo vogliono perche' ne hanno paura o non lo capiscono. E' tecnicamente possibile elaborare un tale impianto di liberalismo rassicurante? Certo. Per esempio, nel mio lavoro di ricerca ho visto come una parte di esso possa essere abbastanza facilmente costruita in modo da funzionare. Vedo che altri colleghi sono molto avanti nella riforma in senso piu' sociale del liberismo, per esempio la sostituzione delle vecchie garanzie protezionistiche con delle nuove piu' efficienti. Basta mettere insieme tutte queste risorse e sia modello di nuovo Stato che piano di transizione verranno fuori bene. E saranno una grande novita'. (B) Unire il centro-destra in un solo movimento rielaborandolo in modo da recuperare l'ala liberista rivoluzionaria che ora vota Lega senza per altro perdere il consenso degli altri anticomunisti (architettura, questa, che e' stata per altro la forza vincente del primo tentativo di Berlusconi). Qui il punto sarebbe quello di passare da una coalizione di partiti ad una loro fusione in un nuovo movimento che pero' non ha i difetti del partitismo. Questo e' necessario per rendere credibile la capacita' politica di attuare un cambiamento strutturale del Paese. Una coalizione non ha, di per se questa forza. Creare un modello forte di cambiamento implica avere un soggetto altrettanto forte, per coesione ed unitarieta' tecnica, che lo realizzi. (C) Immettere una concorrenza nella leaderhip del nuovo movimento affinche' essa emerga come risultato di un processo popolare reale e con come artifizio di vertice. Il che non vuol dire necessariamente rinunciare alle leadership attuali, ma semplicemente farle nascere o confermarle dal basso verso l'alto e non viceversa, sia sui piani locali che nazionale. Modello forte e movimento forte implicano una leadership - ed un gruppo dirigente- dotati di analofga forza. E questa viene solo dal consenso di base.

I piu' politici di voi ptrebbero sorridere e dire che non si riuscira' mai a riformare in tal modo il centro-destra. Comprensibile. Ma, amici miei, sappiate che se non si fa piu' o meno cosi' non avremo mai una svolta reale in questo Paese. E senza di essa potremmo anche fortunosamente vincere le elezioni, ma perderemmo sul piano del governo reale. Questa riforma del centro-destra o Polo - speriamo anche di trovare un nome migliore - e' la novita' che serve al Paese per cambiare. Se non lo facciamo noi, la sinistra non e' certo in grado di rimettere l'Italia in ordine. E saranno guai per tutti. La fattibilita' politica va valutata con questo riferimento e non in base a quello politichese ordinario. Pessimismo od ottimismo? Tendo ad essere ottimista in base a nuovi fatti reali. Per esmpio, da presidente nazionale dell'Associazione del Buongoverno ho visto con i miei occhi che piu' di diecimila neoliberali, in tutta Italia e per lo piu' giovani, si sono mobilitati su questi contenuti. E ho diviso con commozione il loro sventolare le bandiere blu del Buongoverno e dei gruppi neoliberisti spontanei come simbolo del nuovo attivismo dopo la grande delusione. La gente c'e', e' brava, ma non vuole piu' dare il proprio lavoro in mano a partiti di centrodestra che dimostrano di sprecarlo per mancanza di consistenza ed autoriforma. Chi vuole fare il leader, piccolo o grande, ne tenga conto.

(c) 1997 Carlo Pelanda
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