ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Tempo

1997-1-12

12/1/1997

Sorpesa: agli operai le 35 ore non piacciono

Ma cosa ne pensano gli operai delle 35 ore? E' molto facile dimostrare che la riduzione per legge dell'orario di lavoro a parità di salario sia un grave danno per l'economia complessiva. E penso che i lettori abbiano ricevuto su queste pagine un'informazione sufficiente al riguardo. Restano da vedere tre cose: (a) l'interesse oggettivo delle persone che secondo Bertinotti dovrebbero trarre beneficio da questa misura; (b) cosa ne pensino veramente questi; (c) quali altre soluzioni sarebbero più efficienti per le imprese ed allo stesso tempo più efficaci per la remunerazione e qualità della vita dei lavoratori dipendenti.

A) Come ogni proposta demagogica, le 35 ore appaiono attraenti a prima vista per il dipendente. Più tempo, per divertirsi o - più realisticamente- per arrotondare il magro salario con un altro lavoro in nero, stessi soldi. Ma La realtà é che, per le imprese, aumenterebbe di fatto il costo del lavoro. La stragrande maggioranza di esse saranno costrette, nel caso si imponga la trentacinquata, a ridurre il personale e far lavorare di più e meglio quello che rimane, moltissime esasperando la sostituzione del lavoro umano con quello della macchina automatica. Pertanto la misura, per i dipendenti, si tradurrà in rischio crescente di perdere il posto di lavoro. Questo aumento del rischio é complicato dal fatto che in Italia dell'Ulivo non c'é - e purtroppo non ci sarà per qualche tempo - un'effervescenza di nuova domanda di lavoro. Quindi chi sarà espulso dalle imprese resterà molto probabilmente a terra oppure dovrà accettare occupazioni in nero - che aumenteranno proprio a causa delle 35 ore - più aleatorie di quelli in chiaro. Riassumendo, per il singolo lavoratore questo incremento del rischio é maggiore del beneficio: oggettivamente, all'operaio non conviene.

B) Lo sa? Ho cercato di parlare direttamente con diversi gruppi di lavoratori (Lombardia e Veneto). Non é un'indagine rappresentativa, ma solo indicativa. Una parte degli interpellati, che ringrazio per il tempo speso con me, ha in effetti bertinottato.. Questi non hanno sentito ragioni. Ma é molto interessante, e per certi versi sorprendente, riportare che la maggioranza degli operai che ho sentito, stimolati dal ragionamlento fatto sopra, si sono trovati d'accordo sul fatto che le 35 ore contengano più rischio che beneficio. Questo dato indicativo é importante. Sarei proprio curioso di vedere l'esito di un voto tra le categorie dipendenti del settore privato, in particolare nelle piccole e medie aziende. E va considerato che in Italia abbiamo non più di 600 grandi unità produttive, mentre ci sono centinaia di migliaia di piccole e medio-piccole imprese. Ho fiducia nel fatto che gli stessi operai ed impiegati di queste, se richiesta la loro opinione, rigetterebbero la proposta di Bertinotti. E tale sensazione si é confermata quando, davanti ad un buon bicchiere di vino ed ottimo salame, si é parlato di cosa gli operai delle piccole e medie imprese vorrebbero.

C) Un minimo garantito, anche - eventualmente- leggermente inferiore al salario attuale, ma un premio annuale come quota dell'utile fatto dall'impresa. La possibilità che i denari della previdenza siano consegnati in busta paga ai dipendenti con la possibilità di impiegarli in un fondo pensione privato. Poi vorrebbero un fondo aziendale (o di consorzio tra aziende) da utilizzare per la formazione continua delle loro competenze. Ad alcuni piacerebbe anche un contratto flessibile dove uno concentra il lavoro quando serve e frequenta di meno l'azienda nei periodi di minor attività. Così sarebbe libero di fare due lavori nello stesso tempo, raddoppiando il soldo. Non so dirvi se questi punti di vista rappresentino la maggioranza dei dipendenti nel settore privato. Ma sono certo che molti operai ed impiegati, opportunamente stimolati a parlare del loro interesse personale - soprattutto senza orecchie sindacali nei dintorni - hanno espresso con forza questi concetti. E sono validi per l'economista liberista, anzi perfetti. Li cito, infatti, senza commenti aggiuntivi.

Che ipotesi ho ricavato da questi colloqui? Che se diamo voce diretta agli operai troviamo una cultura del lavoro più moderna di quella di Bertinotti e dei sindacati. Perfino più avanzata di quella di molti imprenditori. Io l'ho sempre sentito dentro di me: chi é sul fronte del lavoro, alla fine, si accorge della realtà e capisce come migliorarla. Bertinotti e compagni sia comunisti che sindacal-ulivisti, semplicemente, non hanno mai lavorato veramente. Allora chiedo ai lavoratori che ho sentito e che mi hanno detto di votare a sinistra: perché non cominciamo a discutere più a fondo su quale politica rappresenti meglio i vostri interessi? Di fatto, per vostra stessa ammissione, non é quella di sinistra. E allora?

(c) 1997 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli