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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

1997-2-1

1/2/1997

L’Italia non può star dentro né fuori

E' sconcertante che faccia notizia solo adesso il fatto che la Germania voglia che l'Italia si auto-escluda dalla prima fase dell'unione monetaria. E' dal 1994 che Bonn lo ha deciso, pur consapevole della difficilissima equazione: l'Italia non può entrare nella moneta unica perché non ha a posto né conti né credibilità, ma allo stesso tempo non può restare fuori controllo perché ha un'economia troppo competitiva, tale da deindustrializzare metà Germania se libera di far fluttuare la propria moneta. Sintetizzo -frettolosamente- cose già scritte, non tanto per i lettori del Giornale che le conoscono, ma per quelli di Repubblica ed altri organi di regime che ricevono l'informazione due anni dopo, non tanto sui dettagli (dati con tempestività accettabile), ma su quale sia la struttura di fondo dello scenario europeo. Mai svelata perché imbarazzante per la sinistra.

Nel 1994 fu chiaro, a Bonn, che quella equazione doveva essere risolta in qualche modo. Non che l'Italia fosse la prima priorità. Ma certamente era considerata almeno la seconda. Cosa successe? In quell'anno Kohl decise che l'Europa andava fatta. Prima di allora aveva dovuta subirla. Mitterand gli aveva imposto di firmare il trattato di Maastricht con la pistola puntata. Proprio francesi ed italiani avevano premuto - stranezze del destino- per l'obiettivo dell'unione monetaria e l'agenda della stessa. La Bundesbank disperatamente contro. Ed avevano fatto questo in nome del terrore (francese) di avere nel futuro una Germania riunificata che se ne sarebbe andata da sola, con la potenza del marco, nuovo Reich, gli altri meno che vassalli. Tra l'altro Washington credeva a questo scenario (pur non piacendogli). Nel 1989 il Segretario di Stato Baker - amministrazione Bush- generò un "bilaterale" privilegiato con la Germania, di fatto delegandola a gestire gli affari europei come prima tra i secondi. Anche per questo Parigi tentò la carta disperata di fondersi con la Germania per evitare che "scappasse". In un articolo del 1995 ho usato l'immagine del pugile suonato che abbraccia quello vincente per descrivere tale decisione. E così nacque l'idea di Unione Europea come europeizzazione nominale della Germania, in realtà unione franco-tedesca. E (ri)nacque anche l'idea di moneta unica come strumento principale per europeizzare il marco, degermanizzandolo. E tutto questo fu fatto con brutalità. Mitterand ricattò Kohl: o così o alleanza antitedesca di tutti gli europei. Ancor più violentemente, nel 1989, Mitterand strappò la promessa della futura Maastricht a Kohl in cambio del permesso francese alla riunificazione. Fino al 1994 le cose restarono ambigue. Ma ad un certo punto - lungo qui a spiegare i dettagli- Kohl trovò che l'unica via di uscita era quella di germanizzare l'Europa. Ed é per questo che lo "Stato maggiore tedesco " si mise al lavoro seriamente per " fare l'Europa".

Nacque l'idea di Europa a "geometria variabile" come unica possibilità di crare un euro che avesse la medesima stabilità del marco. Infatti la decisione di far partire l'unione monetaria solo tra Francia e Germania é del 1994. E non é mai stata cambiata e non lo sarà. Questo é la condizione (semisegreta come atto formale, abbastanza esplicita come notizia informale) che Bonn ha imposto a Parigi. E la seconda ha accettato. Ed è per questo motivo che - nel settembre 1996- Bonn e Parigi hanno annunciato che l'agenda monetaria non slitterà. Posporla significherebbe ammettere che altri Paesi possono far parte della prima fase dell'unione. Inaccettabile da Kohl, non tanto perché non gli piacerebbe, ma perché ci sarebbe la rivolta della Bundesbank e dei cittadini tedeschi (che comunque sta montando). Per questo, dal 1994, uso il termine "Reich Nouveau" per indicare l'alleanza selettiva franco-tedesca. E in quell'anno morì l'Europa del trattato di Roma.

Nel 1994 lo Stato maggiore tedesco fece fuori anche il governo Berlusconi. Preoccupava un'Italia che, grazie a Tremonti ed alla eccezionale competitività industriale e monetaria, cresceva a ritmi asiatici provocando crisi in Germania e Francia. Preoccupava, inoltre, un'Italia (Martino) che voleva rivedere tutta la questione europea. Due soldi a Bossi, una mano a Scalfaro, un sostegno ai democristiani auto-annessionisti e la cosa si risolse. Fu ben più difficile per Bonn bloccare la competitività italiana. Ma ci riuscirono, imponendo il rientro della lira in un sistema monetario europeo costruito apposta per imprigionare i "Paesi out" in trappola monetaria definitiva. Così lo Stato maggiore tedesco predispose lo scenario finale. Unione monetaria tra Germania, Francia, Benelux ed Austria - ritenuta tecnicamente sostenibile- e gli altri Paesi fuori, ma inchiavardati nello Sme di fatto gestito dai tedeschi, fino all'assorbimento successivo. Va ripetuto che è impossibile fondere le monete per i franco-tedeschi se gli altri hanno la possibilità di svalutare le loro. Nei primi due Paesi vi sarebbe un deserto industriale. Così, invece, il sistema resta sotto controllo.

Adesso i tedeschi devono passare alla fase finale dell'offensiva. Ed è intervenuta una complicazione. Inizialmente pensavano di arrivare al 1998 e solo allora dire ad Italia e Spagna che avrebbero dovuto star fuori. L'avrebbero messa come un banale rinvio tecnico. Ma l'opinione pubblica tedesca è in fermento (prorio dal settembre 1996). Kohl vuole questa sicurezza adesso oppure Kohl rischia seriamente di perdere le elezioni del 1998 se mantiene l'agenda della moneta unica. E se non riesce a ad ottenere la dichiarazione di auto-esclusione da Roma, allora o slitta l'agenda oppure deve ricorrere a qualche invenzione di cui ora non si vedono i segni. Ed infatti nel vertice politico tedesco c'é un' isteria come non mai. Ed é amplificata dal fatto che Chirac ha fatto un paio di conti e visto che qualcosa non va. E sta tentando di farsi paladino degli esclusi, pur restando ancorato a Bonn, per ottenere più forza negoziale con Kohl. Bel caos, si svela la debolezza del piano tedesco del 1994. Tecnicamente perfetto, ma inconsistente sul piano politico ed infattibile nella realtà. Come tutti i piani fatti nell'ultimo secolo.

Pensate che Prodi coglierà l'occasione della debolezza di Kohl per ripristinare l'idea di un'Europa utile e fattibile per tutti? Figurarsi, pietirà e si arrampicherà sugli specchi. Comunque Repubblica scriverà che ce la faremo e che Prodi é un grande.

(c) 1997 Carlo Pelanda
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