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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-11-7

7/11/2009

Grazie Italia

Avevamo tutti veramente bisogno di una buona notizia economica e questa finalmente è arrivata. L’Ocse ha rilevato che il ritmo della ripresa in Italia è superiore alle attese e a quello nei Paesi comparabili. Vediamo la luce.

Berlusconi ha commentato con senso di orgoglio questo dato. Ha ragione di essere fiero di un Paese dove le imprese del Nord resistono quasi miracolosamente al calo della domanda globale, dell’export, ed alla restrizione del credito e dove quelle del Sud, in un sistema svantaggiato, riescono a sopravvivere con acrobazie incredibili basate sul coraggio e sull’inventiva. L’Italia delle manifatture capaci di adattarsi alle contingenze più sfavorevoli, dell’artigianato geniale, della famiglia sobria che risparmia ed ha i denari per resistere nei momenti brutti, della gente che mai si arrende, è una grande nazione. Ma ha un governo all’altezza? Berlusconi ha incitato i suoi ministri a comunicare meglio le buone cose che hanno fatto e fanno. Ha ragione. L’azione di governo ha contribuito non poco ad attutire l’impatto della crisi. L’eccesso di polemica e di critica sui media ha oscurato tale buon risultato. Il governo comunichi meglio, serve anche ad aumentare la fiducia economica (consumi ed investimenti) con beneficio di tutti. Ma – se le cronache sono state corrette sul punto – manca qualcosa. Manca il ringraziamento agli italiani. L’Italia, infatti, sta reagendo meglio del previsto alla crisi non tanto per la pur lodabile azione del governo, ma per la qualità del suo sistema sociale, per la capacità della sua gente di arrangiarsi. Berlusconi dovrebbe dire “grazie Italia”. E dovrebbe incitare i suoi bravi ministri a fare di più per essere all’altezza di questa grande nazione. In parte lo sta facendo, per esempio pressando Tremonti affinché non si limiti al solo rigore e lo combini con politiche di stimolazione della crescita. Certo che è difficile, ma un grande governo di una grande nazione deve saper fare cose difficili. Se aggiungesse – lo dico senza veleno, ma per osservazione dei fatti -  l’ordine di far pagare alle amministrazioni pubbliche, nazionali e locali, quanto devono alle imprese – decine di miliardi – probabilmente migliaia di aziende non sarebbero costrette a licenziare e soffrirebbero meno l’aumento di prudenza delle banche nel dare credito in fase di incertezza economica. Il governo deve fare di più per essere all’altezza di questa Italia pur giustificata la lode al suo operato. Non accontentiamoci. Anche perché i dati di buona ripresa riguardano il rimbalzo da un picco di crisi, in basso, e non ancora il pieno rilancio verso una nuova crescita robusta e duratura. Per ottenerla sarà inevitabile ridurre i pesi fiscali, i costi di sistema dovuti a poca concorrenza, gli sprechi alimentati da un sistema partitico predatorio e da una burocrazia abbarbicata agli infiniti sgocciolamenti dispersivi di denaro pubblico. Diremo che il governo è grande quanto l’Italia nel momento in cui lo vedremo capace di rifarla.

(c) 2009 Carlo Pelanda
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