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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

1997-6-13

13/6/1997

Ogni sì sulla scheda gialla é un ladrone in meno

Andiamo al sodo. E' molto importante dire "sì" all'abrogazione della legge che permette allo Stato di mantenere il 51% delle aziende che privatizza. Prendete la scheda gialla, domenica, segnate un bel "sì" e toglierete uno dei più importanti mezzi di truffa ai marpioni della politica, dorati cesellatori dell'intrallazzo.

Uso parole troppo forti? Ma neanche per sogno. Pensate invece all'imbroglio lercio di uno Stato che vi invita a comprare le azioni di un'azienda mentre si tiene la maggioranza. Questo significa che i manager saranno scelti dalla politica, gli uscieri assunti in base alla telefonata del segretario politico di un qualche partito, i sindacati saranno imperanti. E che valore può avere un'azienda dove politica e sindacati hanno facoltà di influenzarne le scelte, per lo più orientate alla corruzione ed allo spreco? Nessuno. Quindi abrogare la cosiddetta "Golden share" ("azione dorata"), ovvero la possibilità da parte del sistema politico-sindacale di restare azionista privilegiato di un'azienda in via di privatizzazione, é un modo per rendere credibile e fattibile il passaggio dell'industria e banche di Stato al mercato. Ed il motivo per cui le privatizzazioni non si fanno é semplicemente dovuto al fatto che esiste un vero e proprio patto mafioso tra politici, burocrati e boiardi per tenersi in mano il bottino che voi finanziate con le tasse. Beh, lettori, il referendum vi da la possibilità di toglierlo dalle loro mani e riportarlo nelle vostre.

Come e perché? Seguitemi. I soldi ricavati dalle privatizzazioni devono andare sul fondo di ammortamento del debito pubblico. Questo é di circa 2 milioni e trecentomila miliardi. Il valore teorico delle aziende statali privatizzabili senza troppe rielaborazioni, nel giro di qualche anno, potrebbe andare dai 60mila ai 100mila miliardi. Molto di più se includessimo aziende e beni statali che hanno bisogno di profonde rielaborazioni legislative, regolamentari ed organizzative per essere mercatabili. Enormente di più se facessimo entrare nel conto anche il patrimonio immobiliare ed artistico pubblico. Ma restiamo sul sodo e presto. La cifra detta prima é comunque grossa. Se grazie alla sua liberazione abbassassimo il debito pubblico lanciandolo verso i 2 milioni e 200mila miliardi sarebbe una grande svolta, nonostante l'irrisorietà della cifra se vista in relazione all'ammontare debitorio complessivo. La gestione di questo, infatti, diventerebbe più credibile agli occhi del mercato e ciò aiuterebbe a ridurne il costo in termini di interessi che si pagano ogni anno (quasi 200mila miliardi). Ed é robona, credetemi, a favore di noi tutti. Pensate poi all'incremento della credibilità economica di un'Italia che faccia le privatizzazioni sul serio. Molti più investitori ci metterebbero dei soldi. Ovviamente non basta questo per riportare il capitale nell'Italia comunista e intrallazzona. Senza il dimezzamento delle tasse e la liberalizzazione del mercato del lavoro, scordatevelo. Ma, intanto, un'ambiente economico più privatizzato é un mattoncino che anticipa la liberalizzazione e la speranza di più ricchezza per tutti noi, popolo produttivo. Massacrate la "Golden share" e toglierete un mattone alla Bastiglia rossa.

Vi basta come motivo per andare a votare? Avete capito chi e perché hanno sabotato i referendum? Infilate la risposta giusta nella fessura, mettiamogliela dove se la meritano.

(c) 1997 Carlo Pelanda
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