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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-10-12

12/10/2009

L’ambiguità utile

Parecchi lettori attenti alle notizie economiche per capire dove il mondo e loro stessi si trovano in relazione alla crisi segnalano di essere sconcertati. Non trovano notizie coerenti sullo stato corrente dell’economia e sulle prospettive. Un giorno fonti istituzionali autorevoli - organismi internazionali, Banche centrali, ecc. -  dicono che la recessione globale è finita, quello dopo che la ripresa sarà lenta, quello dopo ancora che c’è un accelerazione e l’indomani che bisogna stare molto attenti a fare previsioni perché c’è troppa incertezza. Pare servizio prioritario spiegare questo fenomeno.

La comunicazione istituzionale in materia economica, poi mediata da giornali e televisione, ha tre requisiti: (a) dire la verità per difendere la credibilità della fonte perché si rivolge ad attori di mercato che hanno i mezzi tecnici per scoprire, poi, le bugie; (b) produrre fiducia, cioè dare l’immagine che si è in grado di sempre controllare le situazioni anche se sono negative; (c) regolare con i giusti messaggi la psicologia del mercato affinché non entri in euforia o eccessi di pessimismo. Infatti la governance dei mercati sempre più avviene attraverso comunicazione. Se poi si considera che lo specifico mercato finanziario, centrale per tutti gli altri, è in sostanza un meccanismo di sconto che trasforma le previsioni future in decisioni di movimentazione di capitale nel presente, allora si potrebbe dire che gestire un mercato significa “governare le profezia”. Come le istituzioni stanno facendo questo lavoro in fase di crisi? In primavera ci fu la priorità di pompare ottimismo per frenare la caduta dell’economia e la ricerca del giusto mix tra verità e lancio di simboli ottimistici produsse il messaggio: la recessione rallenta, prima, è finita, poi. Ciò spinse in alto il mercato borsistico che tipicamente anticipa di sei mesi le tendenze di economia reale facendogli prevedere una ripresa robusta (a “V”) a fine anno. Ma i dati di settembre ed ottobre mostrano una ripresa molto lenta e con ancora una lunga coda di disoccupazione. Ora tale eccesso di ottimismo va corretto. Come? Comunicando ambiguità, cioè mettendo insieme i dati positivi dello scampato pericolo e della buona probabilità della ripresa futura, ma avvertendo che c’è ancora molta incertezza. Questo serve ad evitare che il mercato finanziario corra troppo in anticipo e, senza il sostegno dell’economia reale, poi crolli nuovamente con un botto devastante, nel mentre producendo inflazione pur in una fase di generale deflazione. L’ambiguità, perfino indecifrabilità, delle comunicazioni di Banche centrali ed organizzazioni internazionali è disegnata per tenere il mercato globale in configurazione ottimistica, ma cauta. Lo scenario di ripresa lenta è il più difficile da comunicare perché basta un errore di gestione simbolica per riportare il mercato nel pessimismo recessivo o in bolla. In particolare, una comunicazione ambigua si fa leggere in senso ottimistico dagli ottimisti e pessimistico dai prudenti e così si ottiene una varietà di opinioni nel mercato stesso che lo bilancia, evitandone eccessi in una direzione o nell’altra. Pertanto va aggiunto un quarto requisito comunicativo: (e) in casi di ripresa lenta a “U” o “L” (stagnazione postcrisi prolungata) va immessa nel sistema comunicativo ambiguità e non precisione. Quindi i lettori non si sentano sconcertati da una comunicazione imprecisa perché è utile nel momento.

(c) 2009 Carlo Pelanda
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