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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-9-29

29/9/2009

L’immigrazione è una risorsa strategica

Gli immigrati vanno visti come risorsa potenziale. Cioè come nuovo “capitale umano” che, se opportunamente organizzato, aumenta quello finanziario. Propongo qui una nuova politica dell’immigrazione che si basi su questo principio.

 La visione difensivista, prevalente nel governo, che tende semplicemente a minimizzare il numero di immigrati, trova giustificazione nella priorità della sicurezza, ma vede l’immigrazione solo come costo e non come opportunità. La visione valoriale dell’accoglienza trova fondamento nei più profondi valori umanistici e nel principio della “società aperta”, ma non propone soluzioni di gestione e valorizzazione pratica. Ambedue le visioni sono monche e non produttive, il confronto tra loro sterile. Per l’interesse nazionale italiano la trasformazione dell’immigrazione in ricchezza è una necessità. La crescita demografica è stagnante, pur migliorata recentemente grazie all’apporto dell’immigrazione, con numeri di declino prospettico secondi solo a quelli del Giappone. La proporzione tra giovani produttivi ed anziani bisognosi di pensione e medicine sta pericolosamente cambiando verso uno scenario dove i primi saranno di meno e non in grado di sostenere i secondi. L’impatto di picco di questo problema ci sarà presto, probabilmente nel periodo 2020 – 2050. Poi il sistema ritroverà l’equilibrio quando i nati nella bolla demografica 1945-70 saranno morti. In tale scenario la priorità politica è quella di aumentare nei prossimi due decenni la popolazione giovane in modo da accrescere la ricchezza nazionale ed il gettito fiscale dedicato alla spesa pensionistica e medica. Il debito pubblico è di tale entità da richiedere per molti decenni, oltre che tagli parziali del volume assoluto nel breve termine, una crescita robusta del Pil per ripagarlo. In sintesi, senza un aumento della popolazione attiva nei prossimi 20 anni lo Stato non potrà pagare le pensioni, la sanità, ridurre il debito, allocare risorse per investimenti modernizzanti e ridurre le tasse. La popolazione residente non fa abbastanza figli. In ogni caso non possiamo aspettare la loro crescita fino all’età attiva in relazione allo scenario sopra abbozzato. Quindi l’unica possibilità per l’Italia di sopravvivere come nazione a ricchezza crescente è quella di importare capitale umano “pronto”. Il calcolo di quanto sia necessario non è ancora precisato, ma è probabile che ce ne vorrà parecchio. Per questo va generata una nuova funzione istituzionale specializzata nella gestione dei flussi di entrata e nella trasformazione degli immigrati in fattore di ricchezza. Cosa dovrà fare il nuovo Ministro dell’immigrazione? Prima di tutto il calcolo delle quote di immigrati che servono in Italia per anno in base al triplo criterio, da incrociare, di fabbisogno nazionale, capacità del sistema di assorbirli, calcolando anche la probabilità della loro “cittadinazione”  o temporaneità. Poi dovrà disegnare una funzione di rapida istruzione linguistica e civica nonché di formazione tecnica. L’obiettivo è quello di ridurre a 6 mesi il tempo per mettere un immigrato in grado di lavorare e di praticare il nostro sistema conoscendone costumi e leggi. La politica urbanistica delle città andrà modificata dal nuovo criterio di evitare la concentrazione degli immigrati in ghetti. Più saranno dispersi e prima si indeboliranno i codici di identità originaria a favore del nuovo. Le leggi che regolano gli accessi al lavoro e dintorni andranno modificate per favorire le assunzioni di immigrati, in equilibrio con i diritti dei già residenti. Tutta la politica economica nazionale dovrà essere spostata verso una configurazione di maggiore crescita, propulsiva, calcolando l’aumento demografico prospettico. La gestione morale dell’immigrato andrà fatta con bastone e carota. Da un lato, la possibilità di prendere la cittadinanza dopo 5 anni di buona condotta, passando un esame di conoscenza della Costituzione e con prova di competenza lavorativa. Dall’altro. al primo atto di cattiva condotta l’espulsione immediata. Ma va considerato che bisognerà trovare una attrazione competitiva perché esiste una concorrenza con le altre nazioni per importare il capitale umano migliore. In conclusione, chi migra dimostra un notevole attivismo e coraggio, cioè una buona qualità. Si tratta di inserirlo in un sistema di integrazione/assimilazione di altrettanto buona qualità per renderlo produttivo, soluzione e non problema, profitto e non costo. 

(c) 2009 Carlo Pelanda
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