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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-9-26

26/9/2009

Scampato pericolo

Fino a ieri si temeva che il G20 avrebbe imposto regole restrittive al sistema finanziario globale che avrebbero ridotto la quantità di capitale disponibile per sostenere la ripresa. Ciò non è successo e possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Il pericolo era dovuto al fatto che la politica in America ed Europa aveva – e ancora ha - bisogno di fornire un capro espiatorio agli elettorati inferociti dall’impatto della recessione. In ambedue i continenti la disoccupazione è arrivata o sta per arrivare oltre il 10%. Nell’eurozona sarà riassorbita molto lentamente per la natura socialista dei modelli economici di Francia, Germania ed Italia (70% del Pil complessivo) che deprime consumi ed investimenti e per questo rende molto lente le riprese. In America - che è già tornata in crescita – il riassorbimento sarà più veloce, ma ci vorrà un biennio. I colpiti e i tanti in ansia vogliono vedere un colpevole ed un rogo. La politica deve darglieli per mantenere il consenso. Così è nato il mito che la crisi finanziaria sia nata solo per l’avidità scriteriata dei banchieri e che per risolverla bisognava  ingabbiarli. Ma la politica ha anche bisogno di un mercato finanziario che alimenti la ripresa e non può permettersi di regolarlo in modo troppo restrittivo perché la conseguenza sarebbe un peggioramento della disoccupazione e l’imputazione diretta del disastro alla politica stessa e relativi roghi. Per questo è nato il “compromesso di Pittsburgh”: vietare subito nei sistemi di remunerazione dei manager finanziari l’incentivo all’azzardo per dare un contentino alla sete popolare di sangue bancario, ma evitare, o comunque posporre per almeno tre anni, regolazioni tali da pregiudicare la ripresa del credito. Tale compromesso è stato raggiunto a fatica perché Francia e Germania hanno insistito su una demonizzazione/repressione più marcata del sistema finanziario. Ma Stati Uniti e Regno Unito si sono opposti, anche perché l’Asia se ne sarebbe infischiata di qualsiasi regolazione repressiva e, se questa fosse stata imposta in America ed Europa, il capitale sarebbe migrato ad oriente. Per inciso, il dilettantesco attacco al segreto bancario ed ai depositi all’estero ha spostato enormi masse di capitale dalle piazze finanziarie off-shore europee a quella asiatiche, che ringraziano. Alla fine tutti contenti. I politici possono mostrare ai loro elettori che hanno punito e regolato gli schifosi ricconi dell’industria finanziaria, il mercato sollevato per lo scampato pericolo, i manager finanziari sorridenti perché sarà banale aggirare il tappo ai loro guadagni. Ma cosa si temeva, esattamente? L’imposizione immediata dell’obbligo di impiegare più capitale in riserva a garanzia delle operazioni a debito. Una simulazione fatta ai primi di settembre in America mostrava che tale vincolo avrebbe ridotto del 30% i profitti dell’industria finanziaria americana ed europea, e dintorni globali connessi, e si sarebbe trasformata in mancanza di quantità equivalente di capitale di credito. Tale regolazione, in realtà, andrà applicata nel futuro. Ma dovrà essere fatta gradualmente per dare tempo all’industria finanziaria di adattarsi e trovare bilanciamenti che non riducano gli impieghi di capitale a danno dell’economia reale. E dovrà essere guidata da organismi tecnici che conoscono la materia, cioè il gruppo internazionale delle Banche centrali, e non certo dalla politica costretta o incline al populismo. Questa pare la tendenza ed è positiva per la crescita futura.  

(c) 2009 Carlo Pelanda
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