ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Tempo

1997-10-31

31/10/1997

Insostenibilità dell’apparato pubblico

Ben pochi hanno il coraggio di dire la verità sul bilancio dello Stato. Molte decine di migliaia di miliardi potrebbero essere risparmiate riducendo l'apparato pubblico (nazionale, regionale, locale e para) sia in termini di funzioni che di personale nonché applicando un controllo di gestione che riduca gli sprechi di quello che resta. Ma nulla si muove in tal senso. Perfino é eresia parlarne. Più di cinque milioni di italiani prendono uno stipendio finanziato dalle tasse (dipendenti pubblici sommati ad altri in diversi modi salariati con denaro raccolto dal fisco). Parte di questi é certamente essenziale ed utile al funzionamento della comunità. E dovrebbe essere pagata meglio nonché avere dotazioni più adeguate. Ma una una buona fetta é del tutto inutile. Non si capisce perché dobbiamo continuare a tollerarne l'enorme costo.

Rendetevi conto della follia. Il bilancio dello Stato deve per forza essere portato vicino al pareggio per entrare e restare nel sistema dell'euromoneta. Invece di ridurre la spesa inutile si tolgono risorse sia a chi produce ricchezza sia ai più deboli. Per esempio, lo Stato ha interesse a posporre i pagamenti comunque dovuti (rimborsi Iva, trasferimenti ai comuni, ecc.) per ottenere con un trucco di cassa una riduzione nominale e temporanea della spesa. Ma per gli imprenditori il trucchetto dell'Iva non rimborsata é un disastro per niente nominale. Appesantisce la situazione finanziaria dell'impresa pregiudicandone l'attività e, in alcuni casi, causandone perfino la chiusura (fatto recentissimo in Veneto). Che senso ha uccidere chi crea ricchezza? Ma non é finita qui. Lo Stato deve recuperare urgentemente circa 4 mila miliardi. Sta facendo un'iradiddidio sulle pensioni per fare cassa da lì. Pur essendo urgente la riforma di un sistema ormai insostenibile, é tuttavia assurdo andare a toccare una garanzia così delicata e fondamentale solo avendo in testa la pressione di cassa. La riforma va fatta bene e con calma. Invece il governo preferisce mettere in ansia milioni di anziani piuttosto che cercare i soldi licenziando qualche giovanotto nel massimo vigore della sua vita che scalda la sedia in un inutile ufficio pubblico. Ma dai, non vi accorgete della follia?

Putroppo non é solo follia. E' politica. Nessuno se la sente di porre tale questione perché ha paura di perdere il consenso dei milioni di pubblici e loro famigliari. Disturbare gli interessi di una massa di voto del genere significa perdere qualsiasi elezione. Certo, non tutti sono statalisti pur vivendo di Stato. Quanti bravi dipendenti, e utili, vorrebbero che ci fosse meno morchia o in un comune o in una municipalizzata. Pensate ai poliziotti e militari che rischiano la pelle e vengono pagati tanto quanto uno che é inutile oppure, anche se in un posto utile, non fa niente. E i primi prendono una miseria proprio perché devono dividere il monte salari con il secondo. E pensate al bravo insegnante che opera in una scuola disastrata da tanti colleghi imbecilli assunti per diritto e non per merito. Come si fa a dividere il buono dal cattivo? Che fiducia può avere il bravo e utile dipendente in un piano di riduzione se poi chi seleziona favorisce la propria cordata. E se non é certo del criterio per merito come può dare il consenso alla riduzione ed efficientazione pur convinto che sia giusta? Questione complessa. Ma dobbiamo semplificarla, pur con un terribile riduzionismo, osservando un dato. Il consenso di circa 4/5 dei dipendenti pubblici va alla sinistra ed il resto alla destra statalista, solo pochi a favore dell'offerta liberale e liberalizzante. E ciò crea un problema fondamentale di democrazia. Se in un Paese esiste una massa spropositata di elettori che vive di denaro pubblico é ovvio che ci sarà un pre-orientamento elettorale a favore dello statalismo e della fiscalità predatoria. Che democrazia é questa?

Incido il bubbone. Tra controllo di gestione e riduzione dell'apparato pubblico penso si possa arrivare, in cinque anni, ad un risparmio strutturale di circa 70mila miliardi. E' una stima ad occhio, e del tutto soggettiva, per il caso più prudente (derivata da un ampliamento dello studio elaborato dall'ex-ministro Frattini e dalle basi dati fornite dalle ricerche del Prof. Cassese). Come? Chiudendo funzioni pubbliche inutili e licenziando chi le svolge, non perché sia cattivo, ma per il fatto che non serve lì. Ovviamente non parlo di ricorso a pre-pensionamenti, che sarebbe un trucco, ma proprio di trasferimento di una parte dei dipendenti pubblici al mercato. Adesso non si può fare perché le leggi vigenti impediscono di licenziare i pubblici. Tocca al Parlamento fare un lavorone di revisione legislativa. Poi la gente non la si può mandar via e basta. Devono essere aiutati a trovare nuovo lavoro (formazione). Soprattutto é necessario avere un mercato che li assorba. Il che significa liberalizzare le regole occupazionali nonché abbassare le tasse. Cosa, la seconda, appunto permessa dalla riduzione detta della spesa. Altro lavorone, ma fattibile.

Vi mettete a ridere perché è impossibile nella situazione attuale? D'accordo. Ma allora cosa possiamo controbattere al leghista che per avere uno Stato serio ed efficiente è convinto che sia meglio farne uno nuovo separandosi dal vecchio? E cosa diciamo al lavoratore rimasto per strada che sempre di più é consapevole di dovere il regalino ad un suo altro collega che ingrassa in un posto pubblico protetto e finanziato con le tasse che hanno fatto fuori la fabbrica in cui lavorava?. Invece della risata impossibilista tipica del politicante professionista sia di sinistra che di destra, bisogna dare risposte. La mia é che bisogna incidere adesso il bubbone prima che diventi cancro. Dio mi perdoni per l'ansia che queste parole possono provocare a molti, ma bisogna avere il coraggio di dire la verità ed agire di conseguenza.

(c) 1997 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli