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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-5-16

16/5/2009

Servono politiche straordinarie antirecessive

L’Istat ha rilevato che nei primi tre mesi del 2009 la caduta del Pil in Italia è stata quasi del 6% in relazione allo stesso periodo dell’anno precedente. Ora, nel secondo trimestre, i dati correnti mostrano che la situazione sta migliorando, ma in termini di rallentamento della dinamica recessiva e non ancora di ripresa. Ciò significa che molto probabilmente la caduta del Pil a fine anno sarà tra il 4 ed il 5% in relazione al 2008. Per il 2010 si prevede una ripresa lenta e minima o una stagnazione. Questi dati di scenario a breve termine sono credibili, pur non precisabili, perché proiettano realtà in atto. Vuol dire che senza cambiamenti di politica economica, oppure sorprese belle o brutte nel mercato internazionale, le cose andranno così. Da un lato, non è la catastrofe che alcuni temevano. Dall’altro, dobbiamo chiederci se l’Italia potrà reggere la combinazione di una caduta del Pil dell’1% nel 2008, di quasi il 5 nel 2009, di una crescita zero nel 2010  senza attivare misure straordinarie antirecessive.

Lo potrebbe se la ripresa globale fosse robusta e rapida. In questo caso ci sarebbe una buona sorpresa. Le nostre esportazioni riprenderebbero a razzo, riportando in alto il Pil nel 2010. Ma i dati correnti mostrano una ripresa globale molto lenta, pur in avvio nella seconda metà dell’anno. La riparazione nella locomotiva americana richiederà tempo. Il locomotore globale ausiliario cinese non ha forza propria di crescita interna senza il supporto di un elevato export. Infatti i dati proiettivi sopra riportati scontano tale scenario  di “ripresa lenta” sul piano globale. Ora si tratta di fare una scelta. O si incrociano le dita e si scommette su una buona sorpresa oppure bisogna calibrare le politiche in previsione di un biennio molto difficile. I dati suggeriscono di scegliere la seconda opzione.  Al momento il debito pubblico è proiettato verso il 120% del Pil per la riduzione di questo combinata con l’aumento del deficit nonostante gli sforzi per contenerlo. La disoccupazione sta comunque aumentando, in tendenza verso il 2% e forse oltre nel biennio, nonostante gli ammortizzatori messi in campo. Non si può ora prevedere se le chiusure e ridimensionamenti delle aziende esportatrici del Nord possano portare ad una deindustrializzazione rilevante, ma il rischio sta aumentando. Il Sud è già a terra. Il punto: la continuazione della politica di contenimento della recessione senza voler attivare politiche straordinarie potrebbe portare ad un grave danno strutturale per l’Italia. Per evitarlo l’unica misura efficace sarebbe quella di aumentare la crescita interna per compensare la riduzione delle esportazioni. Si tratta di un cambio di modello, c’è una varietà di modi per farlo, ma tutti  difficili da proporre e realizzare. Infatti il governo va capito e non criticato in modo superficiale. Ma anche il governo deve capire che bisogna passare a politiche straordinarie d’emergenza, dichiarandola prima che sia tardi.

(c) 2009 Carlo Pelanda
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