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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-4-14

14/4/2009

Obama creatore (con artifizi) di ottimismo

I processi economici sono, ovviamente, influenzati dalla psicologia. Nelle università si dibatte se siano più importanti i calcoli razionali degli attori o le loro attese emotive. Ma nella realtà si osserva una loro combinazione.  Se oggi sto bene, ma penso che domani sarà brutta – o azienda o individuo -  chiuderò il portafoglio. Se oggi è brutta, ma penso che domani andrà meglio, lo apro. E ciò sta accadendo in parecchi settori del mercato mondiale, tra cui quello trainante delle Borse. Da un lato, è una buona notizia perché fa prevedere che siamo a pochi mesi – in America due, in Europa sette – dal trasferimento dell’ottimismo ai numeri dell’economia reale. Dall’altro, l’impatto della recessione, pur in via di attenuazione, deve ancora sfogarsi sia in America sia in Europa. Quanto è solida, allora, la ripresa dell’ottimismo economico?

L’Amministrazione Obama sta usando, come mai fatto da un governo, le nuove scoperte scientifiche in materia di gestione psicologica dell’economia. Il punto è la costruzione di un’immagine di mondo voluta da inserire nelle menti di una popolazione. Lo si ottiene costruendo un simbolo, incrociando ingegneria del linguaggio e modelli neurologici, da lanciare via comunicazione. Obama si è avvalso con successo di tale nuova tecnologia della “gestione simbolica” in campagna elettorale, versione “tecnica condizionante”, e tende ora a farla usare – da un team dedicato -  a dosi massicce  per la difficile missione di ricostruire la fiducia economica. I tecnici di Obama non producono immagini che possono essere smentite dalla realtà, ma una sorta di mito indipendente dalla realtà stessa che penetra le menti perché fornisce loro quello che più vogliono: la speranza, indipendentemente dai fatti. La speranza è un fatto chimico nel cervello ed un simbolo, via comunicazione, può attivarlo. Sul punto di speranza, poi, il cervello costruisce una visione eteroguidata del mondo. Da millenni politici, generali e leader di comunità tentano di ottenere tale effetto, ma solo oggi la scienza permette di ingegnerizzarlo e renderlo strumento di governo. Assomiglia alla costruzione di una religione ed in questo c’è la sua potenza. Ovviamente la “gestione simbolica” si avvale del supporto confermativo di misure reali, ma queste vengono selezionate per lo scopo psicologico più che tecnico, con sconcerto degli economisti tradizionali. Infatti la ripresa dell’ottimismo in America sta avvenendo prima dell’applicazione delle misure tecniche. E’ uno sbilanciamento in avanti. Ma sta inizialmente funzionando, in particolare nel mercato borsistico. Tuttavia, l’economia statunitense è ancora in fase di riparazione strutturale, con cedimenti tuttora in pericoloso sviluppo nei portanti settori immobiliare e bancario. Da un lato, resta alto il rischio di cattive sorprese; dall’altro, l’Amministrazione Obama è pronta ad evitarle con un piano ed un monitoraggio molto analitici, tipo gestione di un campo di battaglia, molto controllata, per esempio la riservatezza con cui sono stati svolti i test di stress relativi a 19 grandi banche. In Europa, invece, la ripresa dell’ottimismo non è perseguita attivamente dai governi. Enfatizzano la tenuta del sistema contro la crisi più che produrre simboli ed atti per la sua inversione. Contano sulla minimizzazione dell’impatto grazie ad ammortizzatori sociali ed interventi di sostegno statale per evitare eventi catastrofici. Stanno importando ottimismo più che produrlo. Tale metodo passivo è vulnerabile all’evidenza di impatti, per esempio la disoccupazione crescente, con forza superiore a quella delle barriere di contenimento. Infatti il rischio di ricaduta nel pessimismo e di crisi sociali in Europa è proiettato nella seconda metà dell’anno. Ma se Obama riuscirà nel suo azzardo, il riavvio, pur parziale, della locomotiva americana avverrà in estate con effetti di stimolo reale immediato sull’economia globale e, in autunno, su quella più lenta europea, salvandola così dall’impatto più grave. Succederà? La priorità di essere rieletto nel 2012 – la campagna inizierà nel 2010 -  sta portando Obama, oltre che a guruizzarsi, ad esagerare sia nell’induzione di ottimismo sia nel prendere rischi e ciò fa temere una ricaduta e delusioni. Ma il sistema americano è più forte e reattivo di quanto si pensi. Pertanto è la forza dell’America che sta dando all’azzardo di Obama buone probabilità di riuscita. In conclusione, pur fragile, la ripresa dell’ottimismo appare fondata.    

(c) 2009 Carlo Pelanda
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