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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2009-3-4

4/3/2009

Ci vuole una nuova strategia per l’Iran

L’Iran è vicino all’ottenimento di capacità nucleari combinate con quelle missilistiche. Le sanzioni economiche per impedirlo sono depotenziate dalla mancata collaborazione di Russia e Cina. Pertanto avremo a che fare con un Iran nucleare. Quale strategia dovrebbe adottare l’Occidente?

Il caso peggiore da evitare è un bombardamento preventivo, forse con miniatomiche, da parte di Israele che teme di essere distrutta dai missili nucleari iraniani. Non è paranoia. La corrente apocalittica nella variegata teocrazia iraniana punta a distruggere Israele come strumento per prendere la leadership di tutto l’Islam e rendere l’elemento sciita predominante su quello sunnita. I sistemi antimissile israeliani hanno ottime capacità di interdizione, ma non così complete da rendere razionale una difesa solo di reazione. Se percepisce incombente la minaccia, lancerà un attacco preventivo. Per tenerla tranquilla  ci sono due opzioni. Ritardare il più possibile l’operatività dei missili iraniani con sabotaggi selettivi, a minore impatto, condotti dall’America. Ma sarebbe caos globale comunque. Pertanto resta l’opzione di favorire una conduzione politica moderata a Tehran in sostituzione di quella apocalittica attuale. Ci saranno elezioni presidenziali a giugno. Le sanzioni, combinate con la caduta del prezzo del petrolio, hanno amplificato l’inefficacia economica della gestione Ahmadinejad e provocato scontento diffuso. Per questo il moderato Khatami si è candidato. Ma il sostenerlo direttamente darebbe argomenti agli estremisti. Più utile, invece, è il comunicare un cambio di strategia occidentale, a certe condizioni. I colloqui riservati in corso da mesi tra Usa e Iran, avviati per stabilizzare l’Irak, hanno ora questo scopo. La missione di Frattini, concordata con Washington, per ottenere la cooperazione di Tehran  nella missione italiana di presidio della regione dell’Afghanistan confinante con l’Iran, ha un intento più generale. Ma come reagirà la teocrazia iraniana? Il suo pensiero strategico si basa su quattro obiettivi fissi le cui priorità variano in relazione alle fazioni dominati. Sviluppo, sicurezza, ideologia ed egemonia, è la formula dei moderati. Egemonia, sicurezza, ideologia e sviluppo, invece, è quella degli estremisti. L’interesse occidentale è di rendere possibile per il clero moderato rendere credibile il vantaggio di un Iran che diventi economia aperta ed abbia uno spazio per creare la propria area di influenza geoeconomica e quindi ideologica. In cambio di una riduzione della priorità egemonica. Tale strategia ha due passi. Il primo riguarda segnali collaborativi, in atto. Il secondo è quello veramente difficile. La pacificazione con l’Iran implica il concedergli prima o poi lo status di potenza nucleare in cambio di una svolta moderata certa e duratura. Ora impensabile.  Ma c’è un precedente. Il riarmo nucleare dell’India, negli anni ‘90, fu contrastato via sanzioni. Quando Nuova Dehli si staccò dalla Russia e indirizzò il suo deterrente al contenimento della Cina, l’America, nel 2003, le riconobbe lo status di potenza nucleare e l’economia indiana fu integrata in quella occidentale. Interessante.   

(c) 2009 Carlo Pelanda
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