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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2008-10-10

10/10/2008

Dalla crisi alla sfida europea

In quale punto della crisi siamo e quando e come ne usciremo?

 Finalmente c’è la massima mobilitazione di governi e Banche centrali per ripristinare la fiducia, questa intesa come condizione di scongelamento del credito. Ci riusciranno? Molto probabilmente sì. Sul piano quantitativo assoluto la possibile perdita complessiva nel sistema bancario internazionale dovuta sia a prodotti finanziari “intossicati” da mutui americani insolventi sia a crediti difficilmente esigibili nei confronti della fallita banca Lehman Brothers è attorno al trilione e duecento miliardi di dollari, circa 850 miliardi di euro. La capacità di intervento finanziario internazionale  è tra i 6 e 7 trilioni di dollari, molto maggiore del buco. Tale capacità non è stata finora coordinata per la chiusura della crisi. Ora, vista l’evidenza del pericolo, lo è. Stati e Banche centrali non sono ancora ben coordinati nei dettagli, ma in sostanza il mercato può sentirsi sicuro che la crisi bancaria sarà arginata da una collaborazione internazionale straordinaria. Per tale motivo l’attenzione degli “scenaristi”  sta trasferendosi alle fasi successive della crisi. Una recessione o stagnazione globale sarà inevitabile a causa della restrizione del credito già in atto. Quanto intensa e lunga? Se il credito riprenderà presto a circolare nell’economia reale, in America già a metà 2009 potrebbe esserci la ripresa. In Europa, perché più rigida, arriverà sei mesi dopo. Questo è lo scenario migliore. Quello peggiore, al momento, è stimabile in due anni di stagnazione. L’innesco di una depressione è ritenuto improbabile sia dal Fmi sia da molti ricercatori, tra cui chi scrive. Non c’è motivo per catastrofismi. C’è preoccupazione, invece, sull’entità della ripresa. L’America è ancora la locomotiva globale. Si è visto nella crisi quanto gli eventi nel suo mercato contagino tutti gli altri. Difficilmente potrà “tirare” i vagoni come ha fatto nei decenni scorsi. Un mercato globale senza traino americano forte presenta due rischi di futura instabilità: implosione dei Paesi emergenti e rischio di stagnazione endemica in Europa. Per ridurre sia il primo sia il secondo, e per accorciare la recessione contingente, l’Europa dovrà trasformarsi da vagone in locomotiva economica. Per riuscirci, cioè per far crescere di più il mercato interno sia per assorbire più importazioni dal globo, l’unico modo è quello di abbattere le tasse e così ottenere che più capitale pompi consumi ed investimenti. Ma tale soluzione sarà limitata dalla necessità di riequilibrare i bilanci pubblici e dai dissensi contro le riforme di efficienza. Per l’Italia legata dal suo megadebito il problema sarà enorme. In sintesi, una prima conseguenza della crisi potrebbe essere quella di una pressione sull’Europa sia per riformare il proprio modello economico e monetario sia per prendere nuove responsabilità globali. Era iniziata come crisi finanziaria, si è sviluppata come indebolimento dell’America e finirà come sfida storica all’Europa. L’Italia dovrà certamente cambiare più degli altri.  Prepariamoci. 

(c) 2008 Carlo Pelanda
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