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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-5-29

29/5/2009

Tre errori gestionali da evitare

C’è attesa per la relazione, oggi, di Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia. Qual è il punto di maggiore interesse nelle circostanze attuali? Gli esiti delle crisi dipendono dal come sono gestite. Ci interessa capire dal rappresentante italiano nella direzione della Bce, che inoltre è anche presidente dell’organismo per la stabilità finanziaria globale (Fsb), in particolare con quali politiche monetarie usciremo dalla crisi e, in generale, quali errori gestionali andranno evitati.        

La depressione degli anni ‘30 fu causata da errori di governo. In un momento in cui il sistema economico sotto stress, dopo il crollo borsistico del ’29, aveva bisogno di più liquiditàquesta fu ristretta. La recessione conseguente si trasformò in depressione globale quando i governi chiusero le frontiere, nell’illusione populista di proteggere, facendo così crollare il commercio internazionale. Un altro errore negli anni ‘30 – ben spiegato dal Prof. Alesina, Harvard, per chi voglia approfondire -  fu compiuto dai governi che aumentarono la presenza dello Stato nell’economia per contenere ed invertire la crisi. In realtà la prolungarono perché restrinsero lo spazio del libero mercato e della sua capacità di creare ricchezza. Nella crisi attuale gli errori di restrizione e protezionismo, finora, sono stati evitati. Le Banche centrali hanno dato la giusta liquidità, anche con acrobazie; i governi hanno mantenuto aperti i mercati. Hanno appreso le lezioni della storia al riguardo della gestione dell’emergenza economica e ciò deve ispirare fiducia sulle loro capacità. Ma proprio Draghi, in un intervento precedente, ha avvertito che è inutile compiacersi dello scampato pericolo di catastrofe e che bisogna guardare avanti. Di fronte ai gestori, infatti, ci sono ancora sfide e possibili errori per la fase di uscita dalla crisi. Uno di questi è la ripetizione di quello dell’eccesso di statalismo e di assistenzialismo che non lascia lavorare il mercato e rallenta o impedisce la ripresa. Da un lato, i governi sembrano non cadere nella variante più grave dell’errore, cioè le nazionalizzazioni. Dall’altro, quelli europei stanno finanziando con un eccesso di debito un eccesso di protezioni economiche. Oltre al rischio di stagnazione prolungata ciò comporta quello di iperinflazione. In particolare, i governi con molto debito saranno tentati di ridurne il valore reale via aumento dell’inflazione. Sarebbe un errore catastrofico. Un secondo sarebbe quello di imprigionare con regole eccessive il mercato finanziario in via di difficile ricostruzione. Un terzo sarebbe quello, per motivi populistici, di costringere le banche, già penalizzate dalle insolvenze tipiche nelle recessioni, a prestare soldi a chi è a rischio. Sono i governi, invece, che devono ridurre le tasse alle imprese e lavoratori, riducendo costi inutili, per capitalizzarli in modo sano. Sarebbe importante che Draghi garantisse che questi tre possibili errori saranno contrastati dall’Autorità monetaria.  

(c) 2009 Carlo Pelanda
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