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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-11-25

25/11/2014

Perché è utile per l’Italia passare dalla convergenza all’alleanza con l’Egitto

L’Italia ha l’interesse evidente di consolidare la convergenza in atto da tempo con l’Egitto e di darle conseguenze sistemiche. La recente visita di Abdel Fattah al Sisi a Roma ha facilitato questo sviluppo. Ora per l’Italia sarebbe utile trasformare la convergenza bilaterale in alleanza strutturata. Finora la strategia italiana nell’area, pur vincolata dall’appartenenza alla Nato, è stata quella di farsi considerare una nazione capace di avere buoni rapporti con tutti, per finalità mercantiliste, cosa che implica l’assenza di alleanze selettive. Ma tale posizione non sta più portando vantaggi. Per esempio, il basso profilo (geo)politico ha impedito all’Italia di difendere la sua influenza sulla Libia e sta creando problemi di tutela del business italiano nella regione. Il punto: nel Mediterraneo, anche perché non più presidiato dall’America, l’Italia non solo non può permettersi di concedere ad altri l’iniziativa, ma deve diventare potenza di riferimento, trovando un partner adatto. Prendere una posizione prevalente nel Mediterraneo ha 4 requisiti: (a) coppia di partner, ciascuno su una sponda; (b) mandato proconsolare dall’America non incompatibile con la Lega Araba e l’Organizzazione degli stati africani; (c) accettabile da Israele, Russia e Arabia Saudita; (d) di forza tale da impedire un sabotaggio da parte della Francia che pretende la leadership regionale e guida (formalmente) le iniziative europee nel Mediterraneo per un grave errore attuato da un governo italiano precedente. L’Egitto, meglio di qualsiasi altro nella costa sud, aderisce a tali requisiti. Al momento la Francia è debole e può essere scavalcata, pur rassicurandola sul fatto che una nuova configurazione di influenza nel Mediterraneo non ostacolerà i suoi interessi nell’Africa francofona, cosa di interesse comune per altro. Israele vede l’Italia come l’unica nazione della Ue con cui può avere rapporti decenti e deve trovare una convergenza con l’Egitto, anche come controllore dei palestinesi, per rafforzare la propria sicurezza. L’America non vorrà dare apertamente un mandato proconsolare all’Italia, ma lo stabilirà di fatto, in particolare se vedrà un’alleanza tra Roma ed il Cairo attraverso la quale (ri)convergere con il secondo. La Russia potrebbe non essere felice, ma avendo una buona relazione con l’Italia ed una non conflittuale con l’Egitto, non ostacolerebbe. Così l’Arabia saudita. Quindi l’Italia è nelle condizioni di poter offrire e chiedere all’Egitto una collaborazione non solo limitata alla stabilizzazione della Libia, obiettivo che richiede un presidio armato in loco, ma anche un’alleanza di raggio sistemico. Che sta diventando sempre più necessaria per contrastare la crescente minaccia della Turchia ad interessi italiani, per esempio lo sfruttamento dei giacimenti di gas off-shore tra Cipro ed Israele. In sintesi, Roma ha la necessità e l’opportunità di stringere un’alleanza selettiva con l’Egitto. Al Sisi ha la necessità di trovare non solo un interlocutore sulla costa nord e NATO che lo legittimi e lo tratti da partner, ma che anche gli fornisca un moltiplicatore di potenza per rafforzare la leadership egiziana sul mondo arabo. Ambedue hanno bisogno di aumentare il volume di affari e la relazione reciproca, se stabilizzata in modo duraturo da un accordo economico privilegiato, li trova complementari. Per questo la rubrica raccomanda l’evoluzione della convergenza verso un’alleanza stabile, facendo solo attenzione a non ingaggiare Roma nel conflitto tra sunniti (Arabia) e sciiti (Iran) perimetrando con attenzione il (geo)raggio dell’alleanza stessa.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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