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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-11-18

18/11/2014

Perché il metodo idealistico di regolazione finanziaria va sostituito con uno pragmatico

La rubrica annota con perplessità, in compagnia di un numero crescente di analisti, la conferma da parte del G20 di Brisbane di un metodo idealistico di regolazione del mercato finanziario internazionale, semplificabile in quattro azioni: (a) spostare le transazioni finanziarie dai mercati non regolati a quelli regolamentati; (b) limitare la leva; (c) aumentare la forza patrimoniale delle banche e degli intermediari finanziari per renderle meno vulnerabili ad insolvenze in caso di crisi; (d) immettere nel ciclo degli scambi di prodotti finanziari, in particolare derivati, dei limitatori di rischio, per esempio un mediatore tra due parti che le obbliga a versare un deposito cauzionale per fare l’operazione. La rubrica le definisce idealistiche perché le vede finalizzate ad eliminare il rischio, obiettivo irrealistico. Infatti contrappone il metodo pragmatico finalizzato, realisticamente, a ridurre i rischi, ma non ad eliminarli, inserendo un prestatore di ultima istanza (globale) a copertura dei rischi stessi. Tale scelta deriva non da astrazioni, ma da simulazioni di una crisi finanziaria innescata da un evento di destabilizzazione della fiducia. In varie simulazioni a diversa intensità dello stress è emerso che oltre un dato livello tutte le precauzioni già in atto o progettate dal metodo idealistico, in particolare quelle del rafforzamento patrimoniale, non terrebbero. Il punto: se il mercato ha paura (rischio di controparte) si bloccano gli scambi e anche molto capitale di copertura non basterebbe ad evitare insolvenze. Il limite del metodo idealistico è quello di ingabbiare il rischio entro griglie che sono troppo piccole in relazione alle masse finanziarie, misurabili in decine e centinaia di trilioni di dollari, ed ai loro flussi. Il gruppo di ricerca del rubricante ha modellizzato questo problema di gap usando la nota matrice di Ashby (1956): la varietà dei controlli (contromisure) del sistema configurato secondo il metodo idealistico è immensamente inferiore alla varietà dei possibili eventi destabilizzanti. La rubrica invita a replicare l’esercizio, impressionante l’evidenza del gap. Il metodo idealistico riduce certamente la vulnerabilità alle crisi, ma non lo fa abbastanza per renderlo immune. Inoltre, sono evidenti gravi distorsioni prodotte dalle limitazioni eccessive del rischio. Si cerca di eliminarlo da una parte e salta fuori da un’altra oppure deprime gli scambi. Per esempio, le limitazioni alle banche stanno producendo una pericolosa contrazione del mercato delle obbligazioni. La rubrica ritiene impossibile che i regolatori non vedano questo problema. Quindi vedono anche la soluzione: in caso di veri guai le Banche centrali apriranno sportello di ultima istanza. Ma tale funzione non viene istituzionalizzata apertamente per evitare che stimoli la propensione all’azzardo degli operatori finanziari, che però lo sanno e fanno come se ci fosse, confidando nel “salvatore ombra”. Scenario: la regolazione idealistica produce o lascia inalterati i rischi che vorrebbe eliminare. Raccomandazioni: (1) in generale, armonizzazione tra metodo idealistico e pragmatico; (2) esplicitare il prestatore di ultima istanza ora implicito; (2) insistere di più sul portare tutta la massa finanziaria globale in mercati regolamentati e trasparenti; (3) non puntare oltre misura sul rafforzamento patrimoniale e sulle limitazioni operative di banche ed intermediari per evitare che diventino colli di bottiglia nel ciclo finanziario mondiale. Realismo: più argini per evitare inondazioni, ma meno dighe per evitare inaridimenti.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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