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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-3-13

13/3/2009

Accettare la crisi per gestirla
Il governo della profezia

La priorità della politica è quella di produrre fiducia. Ma quale è il metodo giusto in tempi di crisi?

Berlusconi ha scelto di generare ottimismo attraverso una “strategia carismatica”. Prima  ha tentato, con Tremonti, di dare l’immagine di un’Italia che soffre meno di altri nella crisi globale. Poi i numeri sono andati a picco mostrando sul piano oggettivo che l’Italia non era affatto immune, anzi. Infatti la settimana scorsa Tremonti, per qualche ora, ha usato  un linguaggio d’emergenza. Ma Berlusconi lo ha corretto ed ha continuato ad insistere con la strategia carismatica, accusando di catastrofismo i media che riportavano dati economici veri, ma cambiando simbolismo: la crisi è dura, ma non è la fine del mondo, ne usciremo. Tale schema di rassicurazione era già stato usato  ai tempi in cui erano uscite le pessime proiezioni del Pil per il 2009 e la conferma di un 2008 recessivo (-1%). Sia Tremonti sia Berlusconi dissero che, dopotutto, una recessione non è la fine del mondo: “è come tornare al 2006”, se ricordo bene le parole. In sintesi, prevale in Berlusconi il metodo di contrastare una realtà togliendole rilevanza: il 2009 andrà così, l’importante è che ne usciremo, guardate il 2010 e siate pertanto più ottimisti già da subito. Da un lato l’intento è coerente con la Teoria del campo in psicologia e con quella di gestione comunicativa dei processi economici: comportamenti ed atteggiamenti individuali nel presente sono influenzati dalla percezione del futuro. Pertanto, semplificando, se governo la profezia sono in grado di indirizzare gli umori del momento. In una recessione l’importante è mantenere l’ottimismo che alimenta consumi ed investimenti e Berlusconi ha tentato e sta tentando di stimolarlo nel modo accennato. Usa molto il suo carisma personale, indubbio e provato dai sondaggi, per potenziare la profezia ottimistica. Ed è piuttosto bravo. D’altro lato, questo metodo è vulnerabile al peggioramento della situazione, alla dissonanza tra profezia e realtà. La crisi sta avendo un’evidenza crescente non solo percepita. In particolare, molta popolazione abituata a decenni senza gravi scossoni vede per la prima volta nella vita un grande sconquasso. E probabilmente lo esagera proprio per l’effetto novità. Da un lato è vero, come sostiene Berlusconi, che c’è un eccesso di pessimismo immotivato. Dall’altro, questo deve avere comunque una risposta rassicurante che tenga conto della situazione eccezionale. Secondo me quella finora adottata da Berlusconi  non è sufficiente per sortire l’effetto “fiducia” nelle condizioni correnti. Gliene suggerisco, come oggetto di riflessione per il governo intero, un’altra, ricavata dagli studi relativi alla gestione delle emergenze di massa, che qui semplifico. Prima di tutto non bisogna negare la realtà, per evitare l’effetto dissonanza che poi toglie credibilità alla fonte di fiducia, ma riconoscere lo stato di emergenza. L’emergenza va dichiarata, tuttavia, solo quando si ha per ogni problema una soluzione (il lancio di un allarme, per evitare panico o disordine, va sempre accompagnato da istruzioni precise sul cosa fare e dove andare per evitare il pericolo). Terzo, per rafforzare la credibilità delle soluzioni si può e si deve adottare una strategia carismatica. Su questo terzo punto Berlusconi è perfetto. Ma sui primi due, fondamentali, non c’è. Per altro i suoi colleghi leader in America ed in Europa sono ancora peggio.  Ciò fa sospettare che i governi non siano scientificamente attrezzati per gestire le crisi sia sul piano tecnico – ne parleremo quando il peggio sarà passato per non creare sfiducia -  sia su quello comunicativo e sulla correlazione tra i due. Non sono nemmeno attrezzati sul piano normativo. Per esempio, il Primo ministro non ha poteri d’emergenza in caso di crisi economica. In realtà questi esistono nell’ordinamento in forma di poteri d’eccezione, per esempio i commissari straordinari in caso di disastro naturale. Suggerisco di estenderli. Ma il punto di questo articolo è, in sostanza, uno, semplice e generale e per l’orecchio di Berlusconi. Nelle grandi crisi  il metodo che funziona è quello di riconoscerne la realtà, costruire istituzioni temporanee di gestione dell’emergenza e mostrare che c’è una soluzione per ogni problema. Ciò rassicura perché la gente vede che la crisi è gestita. E così si trasferisce la paura all’istituzione della speranza, ottenendo fiducia di massa pur in fase di crisi.   

(c) 2009 Carlo Pelanda
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