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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-7-8

8/7/2014

Perché è urgente che la chiodata Bce e la banana-Fed si parlino

Fino a pochi mesi fa la Fed ha dato liquidità al globo, integrando anche quella che la Bce non poteva-voleva fornire, in particolare dalla primavera del 2013, per le restrizioni poste dalla sua componente tedesca. Ora il mercato si aspetta che la Bce pompi quella liquidità nel mercato globale che la Fed deve, in teoria, cominciare a ridurre. In questa staffetta il cambio del dollaro contro euro dovrebbe iniziare a scendere nel secondo semestre 2014. Sarebbe stimolativo per le esportazioni italiane e per l’attrazione di investimenti non-euro se ciò avvenisse. Inoltre una Bce più espansiva che compensi una Fed che dovrà esserlo un po’ meno manterrebbe il tiraggio per le Borse, fattore cruciale per la tenuta della crescita mondiale. Ma sarà così? La decisione più importante della Bce è stata quella di non sterilizzare gli acquisiti di eurodebito, come ha fatto finora: ciò significa che sta stampando denaro. Il programma T-Ltro di un miliardo, pur mirato selettivamente a finanziare in modo agevolato il credito alle imprese, darà comunque un certo aiuto sul piano macro, così come altre misure di dettaglio. In sintesi, ci sono segnali che la Bce faccia sul serio e ciò rende probabile che la pompa di liquidità d’emergenza che sta tirando il mercato globale e le Borse manterrà una getto sufficiente nel breve-medio termine. Ma al riguardo di un riallineamento più realistico del cambio tra dollaro ed euro c’è maggiore incertezza. Non tanto per volontà della Bce, pur influenzata dall’ossessione tedesca di mantenere minima l’inflazione importata tenendo alto l’euro sul dollaro, ma prevalentemente per una posizione della Fed. Lo scenario tecnico, nella situazione di staffetta dove la Fed riduce la liquidità in dollari, via “tapering”, e la Bce la aumenta in euro, dovrebbe comportare un aumento del dollaro sull’euro stesso. Infatti parecchi hedge fund avevano cominciato a scommettere su un rialzo del dollaro ed a fare operazioni di carry trade, cioè di indebitamento in euro per investire in rendimenti dollarizzati, contando sulla svalutazione dell’euro stesso. In questi giorni hanno dovuto interrompere tali operazioni, subendo perdite, perché lo scenario tecnico non si è avverato. La Fed sta operando con una modalità inflazionistica, non giustificata dai dati economici, che mantiene il dollaro basso e l’euro sopravalutato (tra il 15 ed il 20%). Pertanto nello scenario dollaro-euro bisogna immettere un fattore non-tecnico per spiegare l’anomalia. Lo si trova esaminando le minute delle audizioni di Yellen al Congresso, per la sua conferma a presidente della Fed: la signora ha assicurato i politici che la Fed, nel suo mandato, servirà solo ed esclusivamente l’interesse nazionale. Ciò fa sospettare una tensione tra politica e Fed che la seconda ha deciso di sedare, arrendendosi come se l’America fosse una repubblica delle banane. Questo vuol dire che la Fed terrà basso il costo del denaro oltre misura, prendendo un rischio sempre più elevato sul lato dell’inflazione che, percepito dal mercato che orienta i flussi di capitale globalmente, terrà compresso il cambio del dollaro e sopravalutato l’euro. Da un lato, il bilancio della Fed si sta sgonfiando e quello della Bce gonfiando, annunciando così una discesa del dollaro. Dall’altro, tale discesa potrebbe essere minima e non tale da produrre stimolazioni nell’Eurozona, lasciando in trappola l’euro ed uccidendo le nostre speranze. Soluzioni? O la chiodata-Bce forza un dialogo con la banana-Fed per trovare convergenza oppure venda tonnellate di euro contro dollaro. Però è più salutare che si parlino dopo anni che non lo fanno.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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