ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2014-4-22

22/4/2014

Perché è necessaria la valutazione di produttività sistemica della spesa pubblica

Fino al 2020 la rubrica vede la politica monetaria molto più rilevante di quella fiscale per accelerare la ripresa in Europa e consolidarla in America. Ma tale valutazione dipende dal fatto che i governi sono temporaneamente immobilizzati e non da un principio generale. Gli stati sono nella trappola di non riuscire a convertire la spesa pubblica in impieghi produttivi perché i modelli di welfare sono andati fuori controllo e finanziano impieghi improduttivi difficili da tagliare perché per lo più salari. Inoltre non possono aumentare la spesa pubblica via indebitamento perché questo è già eccessivo e destabilizzante. L’impossibilità di investimenti produttivi con denaro fiscale a fronte di un problema di ri-capitalizzazione delle democrazie mature costringe a sovraccaricare la missione espansiva della politica monetaria. Ma è una soluzione d’emergenza e di breve efficacia. Se dopo il 2020 i denari fiscali continueranno ad essere dissipati ed improduttivi, allora una parte eccessiva del capitale non verrà più rigenerata, facendo implodere i sistemi incapaci di cambiare. Il capitale non è solo finanziario, ma include le condizioni sociali, culturali e tecniche utili a riprodurre la ricchezza, incrementandola. Senza una previsione di aumento nel futuro, il valore del capitale è zero nel presente. Se il valore del capitale inteso in modo sistemico declina, anche il “denaro corrente” (espresso in forma di liquidità) perderà valore e non potrà più bilanciare i difetti fiscali. Negli ultimi 40 anni gli stati hanno aumentato tasse e spesa togliendo soldi agli investimenti privati senza compensare tale riduzione aumentando quelli pubblici. Ciò ha causato una progressiva de-capitalizzazione sistemica in forma di mancata modernizzazione ri-capitalizzante. Semplificando: un euro o dollaro intermediato dal fisco, nei welfare degenerati, tende a produrne, al meglio, uno in termini sistemici, mentre uno lasciato nel mercato ne produce almeno due. Ma, qui il punto, il mercato non necessariamente riesce a concentrare le quantità di capitale finanziario, umano e tecnico che servono a generare modernizzazioni capaci di rinnovare il “capitale sistemico”. Ciò introduce la soluzione di ricapitalizzazione 2020-40: (a) riduzione di 1/3 delle tasse per aumentare gli investimenti nel mercato; (b) impiego produttivo dei denari fiscali residui concentrandoli in grandi investimenti modernizzanti, minimizzando la spesa improduttiva per apparati e burocrazia (sostituibili da intelligenza artificiale). Se passasse tale concetto, quello successivo più critico riguarderebbe i grandi programmi su cui concentrare denaro fiscale. La materia è complicata perché nella storia recente vi sono esempi di megaprogetti pubblici del tutto produttivi e di altri che non lo sono stati. Inoltre, tra i programmi pubblici più produttivi sul piano della modernizzazione vi sono quelli militari (Manhattan, spazio, Internet, Gps, ecc.) o comunque spinti da strategie di superiorità, quindi materia da trattare con delicatezza. Lo decideranno le élite ed il consenso del futuro. Ma per predisporre il buon scenario va introdotto già nel presente il concetto di “produttività sistemica della spesa pubblica”, semplificabile come criterio di impiegare il denaro fiscale più per investimenti che per mantenimenti. Ora, in Italia, tale principio è totalmente violato e ciò sta aumentando la probabilità di declino. Per invertirla, più teste dovrebbero iniziare a disegnare il nuovo “stato di investimento” in sostituzione dello “stato sociale” affinché possa diventare progetto politico tra qualche anno.

(c) 2014 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli