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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-1-28

28/1/2014

Il nuovo ciclo globale rende prioritaria una garanzia sovrana sul debito italiano

La rubrica vorrebbe connettere la proposta di creazione di un Fondo sovrano italiano con capacità di emettere garanzie tra i 2,5 ed i 3 trilioni di euro, fatta qui a metà gennaio, con il momento di mercato. Il punto: inizia un nuovo ciclo nel sistema finanziario globale dove i flussi di capitale si dirigeranno meno verso impieghi a rischio e più verso quelli sicuri. Il ciclo precedente, dal 2009, è stato una “corsa all’oro”: ricerca di profitto senza pensare troppo ai rischi perché le banche centrali del globo crearono una “pompa di capitale” che assicurava comunque e dovunque la crescita dei valori indipendentemente da quelli “reali”. D’ora in poi la liquidità sarà (un po’) ridotta per evitare bolle e sbolle. In realtà il capitale resterà abbondante, ma non così tanto da rendere irrilevante il rischio come nel recente passato. In vista del nuovo ciclo il mercato sta spostando masse di denaro dalle nazioni fragili a quelle più solide, dalle Borse ai titoli obbligazionari e tra i secondi sceglie i meno rischiosi. Ciò rende probabile una rivalutazione peggiorativa del rischio Italia in relazione a quella fatta nel periodo di picco della “pompa di capitale” (2013) quando la priorità non era il rischio stesso, ma il rendimento. Nell’inversione di priorità l’Italia è molto vulnerabile: la mancanza di una garante di ultima istanza del suo enorme debito, per gap statutario della Bce, rende il debito stesso denominato in valuta estera, cioè percepito come non gestibile/sostenibile oltre certe quantità. Prima ipotesi: il ritorno della priorità del rischio punirà l’Italia con debito oltre soglia e incapace di crescita, aumentando il costo di rifinanziamento del debito stesso fino all’insolvenza, a spirale. Seconda: la fuga verso la qualità dei flussi finanziari premierà l’euro e farà vedere l’Italia sì a rischio, ma non eccessivo. Terza: pur con limiti la Bce troverà un succedaneo di garanzia di ultima istanza per il debito italiano, come fatto nel 2012, creduto dal mercato. Le seconda e terza ipotesi sono più probabili alla condizione che il cambio di ciclo globale non sia traumatico. Ma la probabilità che ciò avvenga è pari a quella di una transizione catastrofica: troppe nazioni sono sincronicamente in destabilizzazione. In ogni caso, o per ridurre il costo del debito o per evitare disastri, sarebbe conveniente creare una garanzia sovrana sul debito italiano stesso. Un tipo di garanzia sistemica che ne risolva il problema della denominazione in valuta estera: un Fondo sovrano capace di garantire almeno 2,5 trilioni di euro sarebbe un modo indiretto per tornare alla sovranità monetaria senza in realtà farlo. La rubrica insiste su questa soluzione anche perché per l’Italia sarebbe facile: (a) ha un patrimonio pubblico disponibile di circa 800 miliardi, suscettibile di valorizzazione; (b) la Cdp ha un giro di liquidità attorno ai 300 miliardi. Il conferimento di questi valori ad un Fondo ne porterebbe gli asset reali attorno al trilione di euro. Con opportune finanziarizzazioni non sarebbe difficile raggiungere una capacità di garanzia di almeno 2,5 trilioni, forse 3. Il debito italiano è poco sopra i 2 trilioni e la garanzia di 2,5 lo coprirebbe tutto, perfino in overhedging, così riducendone i costi al minimo grazie alla riduzione sovrana del rischio, indipendentemente da Bce, patturnie tedesche e poca capacità della politica nazionale di fare riforme di efficienza. I modi per costruire il Fondo ed il meccanismo (obbligazionario, tripla A) di garanzia sono parecchi. Forse la Cdp potrebbe trasformarsi in tale Fondo. Chi se la sente di organizzare un seminario di valutazione tecnica?

(c) 2014 Carlo Pelanda
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