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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-11-5

5/11/2013

Nuove opzioni per l’Italia nella frammentazione del globo e rinascita degli imperi

La conduzione incerta dell’Amministrazione Obama sta dando l’impressione a molti che l’America non abbia una “grande strategia”. La rubrica, invece, segnala che è ben visibile una linea macrostrategica statunitense, precisa. L’America non ha più la scala né la forza, né il consenso interno, per agire come Atlante che regge sulle spalle il mondo fornendogli la locomotiva economica e la sicurezza militare. Senza più un potere ordinatore singolo il sistema globale si frammenterà in blocchi regionali e sfere di influenza. In tale prospettiva l’interesse statunitense oggettivo è quello di creare la sfera di influenza più grande, in competizione con la Cina che ha il medesimo obiettivo. Perché? I diversi blocchi dovranno trovare un qualche livello di cooperazione, cioè un tavolo comune “post G-20”, e qualcuno che lo presieda. Ovviamente tale ruolo, semplificando, sarà svolto dal blocco più grande. Per capire meglio il futuro gioco cooperazione/competizione bisogna anche considerare la recente evoluzione della guerra, cioè la variazione dell’impiego della forza. La guerra classica, pur necessarie ancora le armi distruttive per la dissuasione, non è più conveniente in un’era dove tutte le nazioni dipendono per la loro ricchezza dalla viabilità del mercato globale. Fu così anche nel 1914. Ma ora tale dipendenza è molto più evidente alle èlite sia cinesi sia statunitensi in quanto la relazione tra ricchezza e consenso interno è molto più stretta, anche nella Cina non democratica, di quanto lo fosse nel secolo scorso. La forza sarà riorganizzata come potere condizionante, o “signoraggio”. La scala maggiore della sfera di influenza permetterà di decidere le condizioni di accesso per altri al proprio mercato, costruire una massa globalmente condizionante di capitale finanziario, ecc. E darà un ulteriore, fondamentale, vantaggio: gli imperi tradizionali, diretti, tendono a perdere più ricchezza di quanta ne guadagnano, ma se una meganazione diviene centro di un sistema economico ben controllato allora il saldo costi/benefici è profittevole e può finanziare con surplus una sfera influenza. Battezziamo questo sviluppo storico come “era degli imperi indiretti”, inaugurata, inintenzionalmente in origine e poi con consapevolezza strategica crescente, dalla Germania. Ora l’America sta costruendo il proprio impero indiretto: creare un’area di libero scambio atlantica ed una pacifica standone al centro. In questa potranno essere incluse solo nazioni democratiche per ottenere un’area omogenea di mercato. Questo, per esempio, è il motivo di fondo per l’abbandono di alcuni alleati non democratici della forma imperiale precedente. Il punto: per l’America è facile includere le democrazie asiatiche, con problemi solo nel caso dell’India, perché sentono più direttamente la pressione espansiva cinese, ma non è scontato che sia altrettanto facile con gli europei. Anche perché la Cina farà di tutto per staccarli dall’America, avendo un forte potere di ricatto commerciale nei confronti di Berlino. E così Mosca in quanto la formazione di un blocco europeo indipendente renderebbe più piccolo quello americano e le lascerebbe la speranza di restare potenza. Questa è la partita in corso. Per l’interesse nazionale italiano c’è la novità di poter aggiungere un’opzione, che ne aumenta il valore geopolitico, a quella dell’inclusione nel nuovo reich: essere parte, con altri, del lato europeo della sfera americana se la Germania cedesse al ricatto e la Francia spingesse per un blocco autonomo. Da approfondire, con realismo post-europeista, pur scenario migliore anche per Roma che Europa ed America si fondano.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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