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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-2-26

26/2/2013

Si consolida l’ipotesi di uscita dalla crisi via reflazione autoreferenziale delle Borse

Le Borse mostrano un’anomalia: andamento rialzista non giustificato dai dati di economia reale, anche considerando che il mercato azionario sconta tipicamente con mesi di anticipo le tendenze. Infatti le proiezioni per America ed Europa indicano una ripresa lenta in ambedue nel 2013. Poi potrebbe andare meglio, ma è strano che il mercato sconti un buon esito così in anticipo, anche valutando che in questo anno potrebbero esserci eventi implosivi quali il disordine italiano, quello francese perfino più euro-impattante, una scorribanda israeliana in Iran, altre sorprese jihadiste, ecc. Spiegazioni: (a) errore analitico, le Borse andranno giù presto adeguandosi al trend reale ed ai rischi; (b) è in atto una strategia per mandare in bolla le Borse, generando una divergenza tra queste e gli andamenti reali, come leva per uscire dalla crisi; (c) concentrazioni del mercato sulle Borse per disperazione in quanto gli investimenti in obbligazioni aziendali, titoli di Stato, immobili (in Europa) ed altri, per esempio quelli in gas e petrolio compromessi dall’abbondanza delle nuove estrazioni di idrocarburi via frammentazione delle rocce (shale gas), sono considerati poco attraenti o pericolosi. Senza escludere del tutto le ipotesi a) e c), la rubrica scommette sulla b). Se così, qual è lo scenario prospettico di questa strategia di crescita forzata ed autoreferenziale delle Borse? Per prima cosa bisogna valutarne la leva. Le Banche centrali europea ed americana hanno inondato i rispettivi sistemi economici di liquidità, ma questa non è arrivata all’economia reale. Tuttavia c’è un oceano di liquidità stessa. Fed e Bce hanno in mente di ridurla un po’, ma ne resterà tantissima. Al punto da poter alimentare un meccanismo di auto-crescita degli indici. Che gli investitori si lascino scappare l’opportunità di poter alimentare con immensa liquidità a basso costo una megabolla che potrebbe durare anni è altamente improbabile. Inoltre c’è una probabilità significativa che una bolla prolungata possa forzare la crescita dell’economia reale, trainandola, cioè essere quello stimolo economico forte che ora manca in ambedue i continenti. In sintesi, ci potrebbe essere una complicità tra investitori privati e Banche centrali per far finire la crisi. Con un particolare di interesse cruciale per le seconde. Un’uscita dalla crisi via bolla borsistica genera meno inflazione di una fatta di continue iniezioni di liquidità nonché di acquisto di titoli di stato. Forse questa è la chiave: uscita dalla crisi via reflazione delle Borse con inflazione solo media, facilmente riassorbibile. Soluzione audace che implica un ritorno della governance globale nelle mani del sistema finanziario, tolto da quelle inconcludenti dei governi. Il punto: Banche centrali e attori primari del mercato dovranno convergere molto strettamente per sostenere la megabolla per due o tre anni. Le prime lo faranno certamente, perché disperate, lasciando la liquidità necessaria pur facendo finta di ridurla per tranquillizzare i soggetti inflazionofobi. I dubbi riguardano gli attori di mercato nella dinamica di bolla. Al momento, anche perché da mesi è in atto un test di scoppiamento tra andamenti borsistici e reali, gli indici sono troppo alti. Quindi per incentivare il mercato a sostenere un rialzo lungo questi dovranno scendere parecchio prima di risalire. Lo scenario sembra chiaro, ma è difficile individuare il momento in cui il mercato sceglierà una scusa per fare cadere e poi rialzare alle stelle le Borse. Sarebbe imbarazzante se l’Italia fosse questa scusa.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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