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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-10-30

30/10/2012

Nella quiete prima della tempesta bisognerebbe aprire subito un ombrello eurodollaro

Le analisi convergono sul seguente scenario: gli attori del mercato finanziario resteranno in stato di attesa al riguardo degli eurodebiti fino a marzo/aprile, ma se non vedranno per quel tempo interventi illimitati da parte della Bce per garantirli riprenderanno a scommettere contro l’euro. In effetti c’è una tregua guardinga segnalata dal fatto che il differenziale tra titoli tedeschi ed italiani non scende sotto il 3% e quello tra i primi e gli spagnoli sotto il 4%, ma nemmeno aumenta. Perché? La spiegazione più diffusa è che il governo spagnolo, alle prese con un rischio di frammentazione della nazione per gli indipendentismi amplificati dall’impoverimento, non può chiedere ora l’accesso al nuovo meccanismo salvastati dell’Eurozona, ma il mercato si astiene da scommesse ribassiste perché teme che la Bce intervenga improvvisamente, facendo schiantare gli incauti. Potrebbe essere così, ma la rubrica ritiene che sia una spiegazione troppo eurocentrica. Inoltre non capisce perché il termine del periodo di grazia dovrebbe essere a primavera e non prima o dopo. La questione va scenarizzata meglio. Gli attori di mercato sono in tregua (cioè evitano speculazioni al ribasso) non solo in relazione al debito in euro, ma anche in riferimento a quelli in dollari e yen. L’eurodebito è sifolino per mancanza di patrimonio politico. Il debito americano deve essere ridotto d’urgenza o non potrà evitare un declassamento importante con conseguenze globali devastanti. Il debito nipponico, ormai verso il 230% del Pil, è a rischio di andare fuori controllo, esaurito il meccanismo di rifinanziamento nazionale a costi minimi. Il mercato non sta scommettendo contro uno di questi debiti, e relativa valuta, perché se lo facesse salterebbero tutti e tre all’unisono e non ci sarebbe più un ancoraggio sicuro per la navigazione finanziaria nel mondo. La rubrica ipotizza che il mercato sia temporaneamente quieto per questo motivo più sistemico e che la situazione nell’Eurozona abbia rilievo perché potrebbe innescare il contagio e non perché sia il problema principale. Tale ipotesi implica che il mercato, in realtà, non abbia un termine europeo per la tregua, ma americano. Se la ripresa di credibilità del debito statunitense avverrà, in effetti difficilmente prima di marzo/aprile per la complessità del riequilibrio, allora vi sarà un gancio solido e certo a cui appendere operazioni ribassiste contro euro per guadagnare tantissimo, anche conquistando il sistema bancario europeo ormai stremato, senza scassare tutto il globo. Messa così, il termine della tregua verso primavera ha più senso che non nella spiegazione eurocentrica. Perché l’euro è un bersaglio? Perché c’è un dubbio sul fatto che la Bce possa veramente garantire l’eurodebito in modi illimitati, risolvibile solo dopo le elezioni tedesche nel settembre 2013. In base a questa re-interpretazione, lo scenario proposto dalla rubrica è: (a) il mercato starà tranquillo fino a quando il dollaro sarà reso più solido; (b) poi saggerà le difese europee contando su una loro debolezza per l’indecisione tedesca tra primavera e settembre 2013; (c) se troverà la fessura, che ora c’è, sfonderà; (d) ma il mercato tipicamente calcola male gli effetti sistemici e la rubrica teme che il collasso dell’euro comporti il caos globale. Per questo raccomanda alla Bce di, subito, ribadire le proprie capacità illimitate, a qualsiasi costo politico in Germania, e di convergere il prima possibile con la Riserva federale per organizzare una difesa congiunta eurodollaro, questo il punto

(c) 2012 Carlo Pelanda
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