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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-10-10

10/10/2012

Esm promettente e divertente

Euronext. Il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) da poco varato è un fondo finanziario multiruolo con disegno denso di potenziali evolutivi che meritano scenario. Per inciso, dovrebbe chiamarsi “Eurozone” e non “European” Stability Mechanism perché ne sono soci i 17 eurostati e non i 27 della Ue. Selezione sensata perché genera un servizio finanziario specializzato ed integrato per l’area monetaria che finora mancava. Vantaggioso per l’Italia perché, in un meccanismo di governance orientato verso il voto di maggioranza, mantiene il diritto di veto in qualità di terzo massimo contributore, assieme a Francia e Germania, e pertanto una notevole forza contrattuale. Ma la cosa che più piace alla rubrica è che tale fondo, con capitale proprio di 80 miliardi, potrà/dovrà indebitarsi per svolgere la sua missione di prestiti dì emergenza agli stati che lo richiedano. Per darsi un potenziale di intervento di 700-800 miliardi a partire da 80 realmente posseduti in cassa, il fondo dovrà usare una rimarchevole leva di 1 a 10, sensualmente azzardata, consentita da retrogaranzie statali (e Bce di fatto) a copertura. Le quali permetteranno anche un rating elevato e quindi un basso costo delle emissioni obbligazionarie. Tale impianto ha fatto vedere già da tempo a molti osservatori un modo per aggirare il divieto alla Bce di comprare debiti statali in quantità illimitate. Nel futuro, infatti, uno stato in difficoltà potrebbe chiedere al fondo un servizio di trasformazione del debito cattivo in uno buono (quality swap). Per esempio, invece di mettere 100 miliardi di debito in asta di rifinanziamento al 6% richiesto dal mercato, li vende con rendimento del 2,5% allo Esm. Questo emette obbligazioni per ripagarle, per dire, al 2% in forma di liquidità oppure di obbligazioni Esm-gararantite. In tal modo lo stato in questione risparmia il 3,5% sul costo teorico dell’emissione e lo Esm ci guadagna un ragionevole 0,50% per il servizio. La cosa si potrebbe fare in tanti modi diversi, la formula dipende dai limiti sull’acquisizione diretta di debito statale e dal consenso su come aggirarli. Si vedrà. Ma il punto, oggi, è che lo Esm non ha vincoli assoluti statutari, come la Bce, per la finanza di giro con gli stati. Che quindi potrà evolvere. La rubrica vede la possibilità di confezionare obbligazioni Esm basate su cartolarizzazioni di patrimoni pubblici nazionali. Per esempio, il governo italiano conferisce, per dire, 100 miliardi di patrimonio ad un fondo di valorizzazione e riceve da questo quote con una remunerazione attesa, per dire, del 5,5%. Poi il governo conferisce o presta le quote allo Esm. Questo emette sue obbligazioni basate sulla rendita delle quote e con una tripla A che lo stato non potrebbe ottenere, per esempio al 5%. Il mercato le compra e lo Esm torna la liquidità all’Italia trattenendo lo 0,5% per il servizio. In tal modo, grazie allo Esm, operazioni (mega)sintetiche patrimonio contro debito, altrimenti difficili, potrebbero diventare fattibili. In sintesi, grazie ad uno Esm evoluto, nel futuro gli stati potrebbero avere migliori opzioni per gestire con efficienza i loro sia debiti sia patrimoni. Sono solo potenziali e l’azione iniziale dello Esm sarà certamente più conservativa. Ma il citarli serve a segnalare che lo Esm ha un impianto che non esclude quanto qui abbozzato, e molto di più. Promettente. E divertente: per uscire dai guai gli eurostati si dotano di uno strumento di fatto privato (e non regolato) per fare quelle stesse operazioni di finanza esotica e derivata che nelle espressione pubbliche demonizzano e vorrebbero regolare. Tale contraddizione mostra che lo Esm sarà roba seria. Benvenuto.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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