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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-9-25

25/9/2012

La crisi del welfare impone di crearne un altro migliore e non di solo limare quello vecchio

Il modello di Stato sociale italiano (ed europeo) dovrà cambiare per forza. Le garanzie e protezioni che offre sono finanziate da decenni sia con aumenti delle tasse sia con debito. Nel futuro non sarà più possibile ricorrere al debito. La pressione fiscale sta superando il limite oltre il quale distrugge l’attività economica, deprimendo il gettito al punto da non poter più finanziare le garanzie. Per questo è certo che il modello dovrà cambiare, trasformandosi in uno con meno spesa e tasse, quello italiano il più prossimo al punto di rottura e quindi caso sperimentale per gli altri europei. La sinistra non può abbandonare l’idea di stato che offre tutele diffuse perché perderebbe l’identità politica. Pertanto difenderà la continuità del modello, solo un po’ limato. I tecnici di sinistra con cui il rubricante ha parlato ritengono che tale continuità non implichi il collasso del sistema, ma porti ad un declino rallentabile al punto da mantenere il sistema stabile. Inoltre calcolano che il risparmio residente in Italia, circa 8 trilioni di euro, possa alimentare una tassazione elevata. Tale modo di pensare è pericoloso perché assume che il declino possa essere lineare, cioè graduale e governabile. Nella realtà, invece, si osserva che un processo di declino, o di crescita, è non-lineare. Quindi l’applicazione di questa politica porterà certamente ad una spirale depressiva, destabilizzante. La destra italiana è silenziosa per impasse contingente, ma anche timorosa di perdere consensi tra i dipendenti pubblici se proponesse i forti tagli di spesa e tasse che sarebbero necessari per evitare la spirale depressiva. Per questi motivi la sinistra moderata, il centro ed il centrodestra sono favorevoli alla condizionalità europea che imporrà tagli alla spesa permettendo a questi di dire “lo vuole l’Europa”, schivando la responsabilità. Ed è il motivo principale che determina il sostegno dei partiti al governo Monti e l’ipotesi di un futuro Monti bis. Quindi, al momento, la probabilità prevalente è che la sostenibilità del welfare italiano venga ottenuta attraverso tagli di spesa imposti dal vincolo esterno. Ma la rubrica avverte che tale scenario comporta pericoli gravi: (a) tecnico, la condizionalità europea si ispira al metodo di tagliare la spesa senza ridurre contemporaneamente le tasse, creando le condizioni per una deflazione distruttiva; (b) politico, il ricorso al governo dall’esterno potrebbe rigonfiare di voti le ali estreme nonché rendere maggioritaria un’ondata anti-europea; (c) funzionale, ridurre i costi di un modello inefficiente ed insostenibile non lo rende efficiente e sostenibile; (d) sistemico, togliere garanzie senza sostituirle con delle nuove crea incertezza sociale destabilizzante. Da un lato, i governi dell’Eurozona, consapevoli dei pericoli sopra detti e con il consenso della spaventata Merkel, hanno reso più morbida la pressione rigorista. Dall’altro, il problema dell’insostenibilità dei welfare italiano, francese e tedesco resta. Per questo la rubrica invita i think tank del centrodestra italiano a collaborare per produrre - ed essere avanguardia di - un modello di nuovo welfare che ne definisca l’architettura finale ed i tempi e modi non traumatici di transizione per arrivarci. Per poi proporre il modello nei pensatoi del Partito popolare europeo allo scopo di tentare una strategia comune di riforma, entro cui dettagliare i singoli progetti nazionali, rafforzata dalla convergenza paneuropea dei liberal-popolari. Sperabilmente in tempo per le elezioni italiane (marzo) e quelle tedesche (settembre) nel 2013.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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